Commercio elettronico

Volevo rivolgermi ai proprietari di negozi.

Io mi rendo conto di come i clienti siano una pessima razza, che arriva in negozio, chiede e chiede e chiede e poi magari non compra niente. Mi rendo conto di essere io stesso un pessimo cliente: non ho molti soldi, sono tecnicamente impreparato a stabilire il valore di un oggetto e in generale sono indeciso su cosa faccia al caso mio. Però.

Mettetevi dalla mia parte. Arrivo nel vostro negozio e vi chiedo di avere la tal cosa in versione economica e voi mi presentate l'articolo che costa tre volte quelli di fascia economica. Non so come funzioni con gli altri clienti, ma per me ci sono cose che non mi posso permettere. È una questione di fisica newtoniana: ogni mese entra x ed esce y, non ho modo di creare soldi dal nulla, non sono mica Bernanke.

A me dispiace anche di dovervi obbligare a vendermi che le cose che costano poco, ma voi non fate quella faccia schifata ogni volta. Se non volete vendere articoli economici, siete liberi di farne a meno. Non teneteli in negozio, è una scelta come un'altra ed io la rispetto.

Poi, quando finalmente vi decidete a vendermi qualcosa alla mia portata, non datemi i fondi di magazzino, dai. E provate a spiegarmi le differenze che ci sono tra una marca e l'altra, tra un modello e l'altro. Perché ci sono 30 euro di differenza se sono uguali? Qual è il più affidabile? In caso di riparazioni, quanto tempo ci vuole? Cose così, insomma.

Ve lo dico, perché altrimenti io non prendo nemmeno in considerazione l'idea di andare in un negozio: mi connetto ad internet e lì, tra gli infiniti modelli tra cui posso scegliere, seleziono quello che fa al caso mio ad un prezzo che è sempre inferiore a quello che mi proponete voi.

Se non fosse chiaro, io vengo in negozio perché credo di poter avere delle informazioni qualitativamente superiori che mi fanno risparmiare soldi sul medio-lungo periodo. Se voi mi trattate come un pollo da spennare, vado on-line, dove posso trovare informazioni di qualità inferiore ma quantitativamente superiori, cosicché posso risparmiare subito un sacco di soldi, che a me i soldi in tasca non pesano e non occupano spazio.

Un lato positivo del calcio

Sono di ritorno dalla partita della Germania contro l'Argentina, vista in un Biergarten del quartiere universitar-bellino della città. Temperatura intorno ai 34 gradi. Biergarten pieno, unico posto libero è sotto il sole cocente. E – lo ricordo – a me il calcio non piace.

Queste “public viewing”, come le chiamano loro, sono un'occasione meravigliosa per guardare i tedeschi all'opera.

Composizione del pubblico: prevalentemente femminile.
Conoscenza media delle regole del gioco: N/A.
Partite di calcio mai guardate in precedenza: 0.

I novanta minuti si svolgono all'incirca così. La Germania prende possesso di palla nella propria area, la gente si alza, grida e comincia ad applaudire. Poi si risiede. La palla arriva a centrocampo: tutti si alzano in piedi e battono le mani, incitando i giocatori come se fossero ad un centimetro dalla porta. La palla arriva al limite dell'area argentina, alcune donne cominciano ad avere attacchi di isteria, stringono i pugni e pregano il dio del calcio. Qualche polacco naturalizzato tira una scarpata circa 50 metri sopra la porta, così alta che nemmeno il portiere si scomoda a guardare dove va. Invece il pubblico trema, si tappa gli occhi per non vedere e quando, al terzo replay, effettivamente si rende conto che erano proprio 50 metri sopra la porta, parte un ooooooooh affranto.

Uniche due variazioni: quando la Germania segna i quattro gol, dove il muggito finale non si sente. Quando l'Argentina fa gol con 11 giocatori in fuorigioco: qui permane il silenzio, perché ovviamente nessuna delle presenti ha idea di che cosa sia successo, ma l'Argentina sembra rimanere a zero quindi va tutto bene.

Commento finale. I tedeschi maschi come al solito non si sa dove siano, sicuramente ad intasarsi le reni di birra. Le tedesche capiscono di calcio meno di me, ma guardano tutta la partita e applaudono sempre, al contrario di me. I mondiali li fanno d'estate, quindi le tedesche sono mezze nude, perché sono andate a vedere la partita al Biergarten così potevano anche prendere il sole.

Frau Angelo ha pensato bene di andare a vedere la partita in mutande e canottiera perché così poteva prendere il sole mentre guardava la partite (due piccioni con una fava, dice lei). Per fortuna ero l'unico maschio.

Inutile dire che la prossima partita della Germania andrò a vederla in un Biergarten.

Entomologia comparata, ovvero fenomenologia della striscia di jeans

Nel blog “Viva la fika” si parla di come le svedesi, oltre a essere il succoso frutto di decenni di eugenetica (decenni dopo la caduta del nazismo), non hanno alcun timore a mostrare il proprio corpo ed hanno un rapporto con l'altro sesso molto diverso dal nostro. Io, da buon italiano mossosi in Germania, ho notato la stessa situazione, anche se un po' meno estrema. Possiamo prendere come metro di paragone gli hotpants: in Italia li si vede raramente, in Germania sono normali, in Svezia sono talmente risicati da lasciar scoperta la vulva. Cercherò di mostrare come sono riuscito a razionalizzare tutto questo ed uscire dallo stato di perpetuo instupidimento cui ero preda al mio arrivo qui.

Per capire le differenze tra noi e loro nei rapporti tra sessi bisogna investigare in prima istanza le differenze nei rapporti sociali. Ci proverò con un esempio.

In Italia, se ci si trova in casa altrui, si verrà accolti con l'offerta di qualcosa da bere o da mangiare. A questa offerta, si risponde di no; a questo no, l'ospite insisterà; all'insistenza, si rimarca il no; l'ospite offrirà ancora una volta da bere o da mangiare; si declina educatamente; l'ospite si premurerà di chiedere se si vuole dell'altro; a questo punto, si chiede un caffè o qualcosa di simile. Comincia la conversazione.

In Germania, quando si arriva a casa di qualcuno, viene chiesto se si vuole qualcosa da bere. Se si risponde di sì, si aggiunge cosa si vuole. Se si risponde di no, l'argomento cade e si passa ad altro.

Apparentemente il metodo tedesco è più logico: sì significa sì e no significa no. Semplice e lineare. Il metodo italiano prevede invece un rito che ha delle dinamiche abbastanza precise da rispettare: si dice di no sapendo che l'altro insisterà, si insiste sapendo che l'altro dirà di no; l'ospite si offenderebbe se alla prima offerta ricevesse come risposta “una birra, grazie”; ci si offenderebbe se il primo no fosse inteso come un no. Ma tutto questo non è una complicazione, è il modo in cui creiamo un cuscinetto ammortizzatore da impiegare nei rapporti sociali.

Ogni rapporto sociale è potenzialmente uno scontro. Nella nostra cultura, lo scontro viene evitato per mezzo di questa danza di offerte e di rifiuti, all'interno della quale entrambe le parti hanno modo di gestire il contatto e di modularlo a seconda delle occasioni. Per esempio, se vi offrono del vino e voi siete astemi, ma non avete voglia di dare spiegazioni, un rituale del genere vi permette di evitare di bere del vino senza per questo impedire all'ospite di darvi il benvenuto nella maniera appropriata. Per quanto complicato possa sembrare, ha una utilità precisa.

Nella cultura tedesca questo cuscinetto non esiste. Non esistono forme ritualizzate di approccio che possano prevenire o attutire gli scontri. Ti offro da bere, se hai sete prendi una birra, se non hai sete non la prendi. Il problema è che anche i tedeschi non cercano lo scontro nei rapporti sociali, tanto quanto noi. La soluzione adottata è quindi diversa e duplice. La prima forma di protezione è la prevenzione: poiché ogni rapporto sociale è potenzialmente uno scontro, ognuno si deve muovere sempre con la massima cautela ed evitare di urtare gli altri. Anche gli amici. Anche la famiglia. In mancanza di un ammortizzatore che si frapponga tra due parti che entrano in contatto, diviene naturale per entrambe approcciarsi nella maniera più lenta e delicata possibile. Conseguenza di questo modo di gestire i rapporti sociali è che ogni rapporto è sempre estremamente formalizzato.

Ma una vita di incontri formalizzati non è sostenibile. Ed ecco che entra in scena la soluzione 2: l'alcol. L'alcol è il vero promotore dei rapporti sociali, avendo la nota caratteristica di sopprimere i freni inibitori, e funziona in due sensi: toglie la paura di creare lo scontro e toglie la paura di subire lo scontro.

Partendo da questa premessa, è facile capire le ragioni del diverso approccio all'altro sesso tra noi e i nordici. Essendo i rapporti erotici un sottoinsieme dei rapporti sociali, valgono le stesse regole, soltanto che sono un pochino più rigide, perché instaurare un rapporto di natura erotica può portare a danni assai maggiori. Il corteggiamento, più prosaicamente noto come “provarci”, svolge questa funzione di cuscinetto ammortizzatore, solo che è più spesso perché gli urti in gioco sono più forti.

La legge del corteggiamento prevede la presenza del maschio attivo che però non deve esagerare; così come la donna non deve cedere subito e però ha la facoltà di dire sì anche dopo una lunga serie di no. Funziona come con l'ospite: insistere e rifiutare, insistere e rifiutare.

Nella nostra cultura non mancano le giovani donne che fanno sesso per divertimento, direi nella stessa percentuale che in Germania (statistica spannometrica operata per mezzo dei miei occhi), soltanto che anche la più disinibita delle italiane si muove all'interno di questo meccanismo sociale. Di conseguenza, un minimo di ritualità serve anche per la più veloce delle sveltine.

In Germania tutto questo non è attuabile. Se già nei rapporti sociali quotidiani è difficile muoversi, un rapporto di natura erotica è un'impresa che presenta troppi rischi: si può offendere la donna oggetto di attenzioni, si può scoprire che quella donna in realtà non piace, si può essere rifiutati. In sostanza, poiché la posta in gioco è molto alta e non ci sono strumenti codificati per capire se sia possibile procedere o meno, il tedesco preferisce non agire. È come se foste all'ultima mano di poker, aveste la possibilità di vincere molto o di perdere tutto e non conosceste le regole del poker: l'unica scelta è abbandonare.

Dunque i tedeschi applicano la prima delle loro strategie sociali, e si muovono con ancor più cautela del solito. Che è l'esatto contrario di quello che si dovrebbe fare per ottenere un risultato. Per paura di far più danno, agiscono ancor meno. Ad un italiano, danno l'impressione di non essere interessati alle donne o al sesso. Questo non mi è mai sembrato vero, perché in tutte le città tedesche i bordelli fioriscono e non sono dei buchi nauseabondi, sono dei posti tranquilli dove ci va la gente normale, vale a dire che al tedesco medio il sesso interessa.

Qui possiamo vedere come la cultura italiana, seppur più complessa di quella tedesca, all'atto pratico permetta un punto di contatto tra i due sessi, che invece la cultura tedesca non riesce a sviluppare. È obbligatorio quindi passare alla fase 2, l'alcol, che viene utilizzato da entrambi i sessi per poter permettere l'approccio. Questa è la parte che noi non possiamo comprendere, ma che credo si possa considerare maggioritaria nei Paesi del nord Europa. L'incontro tra uomo e donna avviene per mezzo dell'eliminazione meccanica delle naturali barriere sociali che impediscono a due sconosciuti di finire a letto assieme.

A quel punto io non so più cosa accada nella testa dei tedeschi, perché non capirò mai che piacere si provi ad andare sbronzi con una donna sbronza, la quale peraltro non sta venendo a letto con te, e non sta nemmeno venendo con te per fare un po' di sesso: semplicemente non sa cosa sta facendo perché è stonata, quindi se tu le recitassi la Divina Commedia sarebbe lo stesso.

In questo contesto, è chiaro che le donne sono molto più attive che da noi nel processo di ricerca di un partner, perché devono in qualche modo compensare l'inattività dei maschi. È anche comprensibile l'abbigliamento provocante: per poter mandare messaggi di disponibilità percepibili sono costrette ad alzare il livello della provocazione ai massimi livelli (e tuttavia non serve a molto).

Non c'è bisogno di dire che questi meccanismi non sono coscienti: così come noi agiamo senza pensare e diamo vita alla danza dell'insistere e rifiutare, così le donne tedesche o nordiche non pensano a mandare segnali sessuali quando si vestono. Sono tutti aspetti che si danno per scontanti e che si mettono in pratica in maniera automatica.

Quando sbarcano in Italia, quindi, le nordiche vanno in giro mezze nude non per provocare, ma semplicemente perché non hanno coscienza di quello stanno facendo all'interno della diversa cultura. Al contrario, se un maschio italiano va a nord e tende ad approcciare le donne allo stesso modo in cui lo farebbe in Italia, trova molta più facilità ad entrare in contatto, per due ragioni: primo, non sono abituate ad avere un uomo che si approccia e quindi non hanno difese preventive nei vostri confronti; secondo, il corteggiamento appare come una serie di messaggi confusi, in cui non è chiaro cosa il maschio voglia, ma apparentemente non c'è nulla di sessuale, e quindi non scatta “l'allarme rosso”.

Ciò detto, spero sia risultato evidente che le tedesche e (immagino) tutte le nordiche, non sono più o meno facili delle italiane. Semplicemente nella loro cultura i rapporti sociali vengono gestiti in maniera diversa e quando le due culture entrano in contatto è molto difficile comprendersi, perché ognuno interpreta i messaggi dell'altro con il proprio alfabeto, e ne ricava un testo diverso da quello originariamente inteso.