Il responso delle urne
Soffitto di cristallo
Seriamente
Matteo 5,37
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| Anche se a star zitti non si sbaglia mai. |
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| I tedeschi non comprendono che "Alleanza" non significa sempre alleanza. |
Gleba e birra
Un lato positivo del calcio
Entomologia comparata, ovvero fenomenologia della striscia di jeans
Per fare un tavolo, ci vuole...
Non capisco se sia la mia donna, le donne tedesche o le donne in generale, ma... non c'è modo di spiegarle che un lavoro manuale fatto bene richiede il soddisfacimento di due condizioni: l'esecuzione del lavoro stesso e l'emissione a mezza voce, facendo sibilare il fiato tra denti, palato e lingua, di violentissime espressioni blasfeme accompagnate da osceni riferimenti all'apparato riproduttivo sia maschile che femminile, nonché all'ultimo tratto dell'apparato digerente e i suoi prodotti.
Non si tratta di voler male alla religione, né di sessismo verso le donne né di odio verso i propri amici maschi, è che bisogna far così. Magari per piantare un chiodo no, ma per esempio – parlo per esperienza – se volete sistemare il carburatore di una Vespa o far combaciare i pezzi della carenatura di una moto e non lasciate esalare le imprecazioni di cui sopra, non ci sarà verso di riuscire. Lo stesso vale per i lavori di carpenteria, muratura e falegnameria, nonché per riparare biciclette e affini. Ed infatti, quando qualcuno vi chiede quanto è difficile fare la tal cosa e cosa bisogna fare, non dovete mai esimervi dal riferire anche la quantità di imprecazioni.
Ora, è chiaro che se lei viene a parlarmi mentre sto lavorando in casa, l'unica cosa che sentirà in risposta saranno le suddette. Siccome la lingua tedesca non permette di smoccolare, o si becca la versione originale (per lei incomprensibile) oppure una povera traduzione in inglese, che però non rende. Quello che non si riesce a far comprendere né a lei né sembra a qualsiasi altro abitante del nord Europa è che non sono insulti a lei, ma strumenti di lavoro. Non sono incazzato, sto lavorando.
Poveri, poveri nordici: mi chiedo come possano montare un divano dell'Ikea senza gli strumenti adeguati. Dev'essere snervante.
Magre false
Leggo sul Corriere un articolo (un post dal blog di Alessandra Farkas) riguardo al servizio fotografico di cui ho parlato nel post precedente. Il titolo recita: "Grasso è bello. V-Magazine sfida il mondo della moda." Dopo un po' di bla bla e qualche immagine di prigioniere dei campi di concentramento nazisti, l'articolo – sottolineiamo: scritto da una donna - si conclude così: "Siamo quindi alla vigilia di una rivoluzione all'insegna del "Grasso è bello"? La speranza è che non si tratti di un fenomeno passeggero, ma di una svolta davvero epocale."
Ma io mi chiedo dal profondo del cuore: ma la vogliamo smettere di far tracimare i pensieri dalla scatola cranica solo perché si scrive per una testata nazionale? Quelle donne non sono grasse, sono normali. Nor-ma-li.
E quando dico normali, non intendo che tutte le donne devono essere così. Non sto stabilendo un nuovo canone di bellezza. Dico solo che è il mondo è pieno di donne dalle forme rotonde, come è pieno di donne alte e filiformi.
Oltre ad essere normali, sono anche considerevolmente attraenti. Fatti salvi i gusti personali di ciascuno, quelle donne sono infinitamente più belle delle intellettualine da salotto cultural-onanistico milanese, che leggono i giornali della gente perbene, che passano le serate a discettare di femminismo e a farsi di bamba in compagnia.
Francamente mi sono stancato. Sarebbe anche ora la facessero finita. Non capiscono che quello che scrivono viene letto da migliaia di donne, anche giovani, e che dire ad una ragazza “mi piaci come sei, anche grassa” è come dire ad un malato di sindrome di Down “ti voglio bene per come sei, mongoloide ritardato”? Non potete dire ad una donna che “grasso è bello”, perché le state dicendo che una cosa rivoltante è bella: si sentirà ancora più uno schifo! È come dire “cara, certo non sei bella come me, ma sono sicura che da qualche parte ci sarà un uomo abbastanza pervertito da sentirsi attratto da te”.
Cosa non è chiaro? E dire che a scrivere è una donna, queste cose dovrebbe spiegarla lei a me. Se poi ad alcune piace vivere mangiando insalate e facendo palestra, con il naturale risultato che a trentacinque anni sembrerà una vecchia incartapecorita, a me va bene; anzi, consiglio di raddoppiare il carico di lavoro e dimezzare l’apporto calorico per accorciare l'agonia. Ma per favore, per favore che eviti di rendere partecipi gli altri delle proprie fissazioni. I giornali nazionali non sono lo sfogatoio di pensieri da magroline inacidite, sono dei potenti mezzi di comunicazione che riescono ad influenzare la vita delle persone.
E soprattutto non trattate con condiscendenza quelli che non vivono come voi.
È già difficile convincere fidanzate, amiche, sorelle, madri, nonne, suocere e cognate che no, una 34 non è una taglia extra-large, se vi ci mettete pure voi non è più finita. Andate a fare le progressiste da qualche altra parte, create dei gruppi di autosbrodolamento per donne secche e alla moda, fate quello che volete, ma fatela finita col finto progressismo del “grasso è bello”.
NOTA: questo post è stato pubblicato secondo la versione incivilita. La prima versione conteneva un tale quantità di insulti e parolacce da essere decisamente illeggibile. Volevo condividere coi lettori il mio buon senso.
Primo giorno di lavoro
Voi che portate la sembianza umile
Da quando sono bimbo sento sempre parlare di questo problema, delle donne che sono ridotte ad essere degli scheletrini per colpa della nostra società maschilista che le vuole conciate alla maniera di bambole bellissime senza cervello. Di solito su cosa si basano questo genere di discorsi? Su quello che si vede in giro. E nel 2009, quello che si vede in giro significa “giornali e televisione”. Qualcuno a questo punto potrebbe pensare che le varie donne ivi rappresentate siano causa dei sogni concupiscenti dei maschi. Niente di più sbagliato.
Quelle donnine sono il frutto del lavoro di due categorie di persone, le donne e gli omosessuali. Ora, io non ho niente contro queste due categorie, ma su una cosa non c'è dubbio: che non conoscono quale tipo di donna piace ad un uomo. Quando leggo una rivista e vedo che le donne “belle” sono denutrite, senza seno e con le guance incavate, capisco subito che dietro c'è lo zampino di una donna; quando leggo che torna di moda la donna formosa e vedo l'immagine di una donna denutrita, senza seno e con le guance invacate, capisco immediatamente che è l'opera di un omosessuale.
Non è colpa loro, è che – per forza di cose – non vedono la donna come la vedrebbe un uomo. Immagino che in effetti cerchino la bellezza, perché possono permetterselo. Anche un uomo può cercare la bellezza. In un quadro. In un mobile. In una macchina. In un paesaggio. Ma non in una donna, perché l'uomo con la donna ci vuole fare delle cose precise e con tutti gli oggetti inanimati sopraelencati no.
Non prendo in considerazione gli sviluppi profondi del rapporto tra un uomo e una donna che, si spera, si basano su questioni diverse dall'aspetto esteriore. Però esiste in noi un meccanismo ancestrale che ci mantiene sempre all'erta rispetto agli individui di genere femminile che ci passano intorno.
La prima cosa da dire è che non esistono veri canoni condivisi dai maschi. Certo, in ogni società valgono degli standard più o meno costanti al suo interno, ma se le signore pensano che il maschio abbia un'idea precisa di donna e che vada in cerca di quella a discapito delle altre si sbagliano e di molto. In questo campo l'uomo è predatore di gruppo. Cosa vuol dire? Che il maschio non va in giro ramingo cercando la preda perfetta, perché una strategia del genere lo lascerebbe sostanzialmente a bocca asciutta per sempre. In realtà il maschio batte un suo territorio che condivide con altri maschi e valuta tutte le potenziali prede che insistono in quel territorio. Dopodiché farà in modo che tutti i maschi che partecipano alla caccia abbiano la loro parte di preda. Ciò significa che tendenzialmente i maschi si scelgono ognuno un esemplare di femmina diverso, in modo da non perdere tempo ed energie a scornarsi con gli altri per avere la stessa femmina.
Ecco, bravo – direte voi – ma noi mica siamo cacciatori-raccoglitori del neolitico. Vero. Però viviamo in gruppi all'interno di un territorio e l'istinto all'accoppiamento è lo stesso da millenni. Pensateci. In ufficio prima o poi i maschi presenti confessano chi tra le colleghe aggrada o meno. E di solito ogni uomo dice di provare del desiderio per questa o quella, ma difficilmente per la stessa che un altro ha detto. L'espressione del desiderio verso le colleghe tende ad essere distribuita tra tutte, in modo che tutti i maschi possano appaiarsi acconciamente. Di solito è abbastanza irrilevante la “bellezza” delle colleghe. In questa forma di accoppiamento ritualizzato poche restano escluse e solo in casi estremi.
Questo perché il maschio ragiona da cacciatore. Immaginatelo, in cerca di cibo, che lascia andare tutte le prede che vede, perché in cerca della preda perfetta... non mangerebbe mai! Invece il cacciatore guarda le prede e sceglie tra quelle a tiro quale colpire. Così l'istinto dell'uomo non è di cercare la donna perfetta che vede sui giornali ma, tra quelle con cui viene a contatto ogni giorno, quella che gli garba di più.
E qui veniamo a noi. Quali sono i criteri che fanno una donna desiderabile agli occhi di un uomo? Difficile da dire, perché ognuno ha un gusto diverso. Ma di certo non possono essere le modelle che vedete nelle riviste di moda, perché quelle modelle hanno come caratteristica principale l'aver eliminato dal proprio corpo tutti i caratteri sessuali primari e secondari: niente seno, fianchi stretti, natiche inesistenti, ossa sporgenti. Non si tratta di essere magre. Queste non sono magre, sono semplicemente prive di tutte le caratteristiche che le connotano come donne. Non stupisce quindi che siano il frutto del lavoro di donne e omosessuali, cioè di persone che percepiscono i caratteri sessuali del corpo femminile con indifferenza o fastidio, se non come minaccia vera e propria.
Incolpare quindi gli uomini e il loro maschilismo per le donne denutrite e moribonde che si vedono sui giornali (per donne) semplicemente non ha senso. E ve lo posso provare. Considerate un contesto dove ci sono un sacco di uomini che esplicitamente trattano le donne come animali da esposizione e trastulli da fornicazione: il rap. Guardate le donne dei video rap... ne vedete di magroline e scheletriche? Hell, no! Controllate pure:
Perché se un uomo è maschilista e vuole una donna come strumento di piacere, la vuole con caratteri sessuali pronunciati. E possiamo raccontarci tutte le ipocrite fesserie che si dicono in società, ma alla resa dei conti i caratteri sessuali sono: seno prosperoso, fianchi larghi, ventre tondeggiante e grasso a smussare tutti gli angoli: tutto quello che serve a portare avanti una gravidanza e a sfamare i cuccioli di maschilista fino allo svezzamento.
La morale del post è quindi una: ai maschi non interessano gli ideali estetici in una donna, ma i caratteri sessuali, i quali – a loro volta – sono in aperto contrasto con gli ideali estetici dei media. Quindi, donne, volete piacere ai maschi o seguire la moda? Basta che scegliate. Ma non venite a recriminare da noi.
Anzi, le morali sono due (più che altro un piccolo suggerimento): donne, se siete in posto di lavoro misto, certamente uno o due colleghi hanno per voi un posto nel loro immaginario erotico; probabilmente non ve lo diranno mai e probabilmente non faranno mai niente, ma voi sappiatelo.
You and me baby we ain't nothin' but mammals

















