Visualizzazione post con etichetta donna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donna. Mostra tutti i post

Il responso delle urne

Come tutti coloro che hanno una formazione classica, mi viene abbastanza naturale ritenere che l'esito della forma politica chiamata democrazia sia l'oclocrazia (democrazia e oclocrazia per i pensatori greci erano la stessa cosa, solo che democrazia aveva una accezione più neutra, oclocrazia apertamente dispregiativa).

Non è che me lo invento io: la democrazia ateniese non era una democrazia nel senso odierno e, se paragonata alla nostra, era fortemente classista e sessista. Anche il pensiero democratico moderno, in Francia e America, si prefiggeva una forma di governo chiamata democratica, in cui però la massa della popolazione era sostanzialmente esclusa dall'esercizio effettivo del potere. E ovviamente questo limite era di natura classista e sessista. 

Tuttavia il mio background politico è sostanzialmente libertario (si è modificato nel tempo, ovviamente, ma libertario resta). Mi è difficile definirmi anarchico perché nella vulgata corrente il termine ha precisi riferimenti ideologici che non mi appartengono, ma in generale diciamo che mi identifico molto nell'idea di socialismo liberale, in cui il pensiero libertario si appoggia sia sui pilastri del liberalismo (libertà individuale, diritti politici) che su quelli del socialismo (la libertà individuale e i diritti politici servono a niente se non si cerca di migliorare le condizioni materiali della società in generale).

Il cambiamento principale che è avvenuto nella mia forma di pensiero è dovuto all'esperienza, naturalmente. A vent'anni il mio pensiero era sostanzialmente teorico, oggi si è dovuto aggiustare in base ai dati che ho "raccolto" nel frattempo. 

La parte più difficile è stata cercare di far convivere l'ispirazione libertaria con l'evidenza che la maggior parte delle persone non vuole la libertà, tranne che per sé e solo quando si accorge che altri gliela portano via (esempio banalissimo: gli "anarchici" che professano il crollo dello stato e cercano lo scontro con la polizia e che poi rivendicano a gran voce i diritti dell'imputato tipici delle democrazie liberali borghesi, il welfare state e la scuola gratuita di stato).

Un chiaro esempio di dissonanza cognitiva: la tua visione del mondo cozza con i dati dell'esperienza. Cosa fare? Credo che il mio errore di partenza sia stato abbastanza banale. Siccome io, se lasciato senza controlli esterni, so gestire la mia libertà senza fare danni a me e agli altri, siccome non sento il bisogno di avere uno stato paternalistico che mi abbraccia dalla culla alla tomba, siccome mi rendo conto che quando lo stato ti offre qualcosa lo fa per un suo tornaconto, ho sempre pensato che sarebbe andato bene a tutti vivere in libertà.

Ma non è così: un sacco di gente, quando la lasci libera, non sa gestirsi, ha bisogno della presenza statale dalla culla alla tomba e chiede, se non con le parole con le azioni, uno stato presente e forte, che sollevi il singolo dal peso di troppe responsabilità.

Detto questo, una democrazia radicale come la nostra, dove il potere politico trae forza dal consenso di milioni di persone, è destinata a mutarsi in oclocrazia. Non c'è verso di gestire un gruppo sociale mantenendo il consenso senza che questo porti a risultati pessimi. La gara al consenso è gara al ribasso, perché bisogna puntare al minimo comune denominatore all'interno di un gruppo sociale estremamente eterogeneo.

E l'oclocrazia è l'anticamera della dittatura. Storicamente i governi dell'uomo forte sono quei governi che fondano il proprio potere sul consenso delle masse per aggirare il potere delle elite dominanti. Ovviamente il consenso è estorto con l'inganno e la manipolazione, e con una buona quantità di violenza, ma non è questo il punto. Storicamente le masse tendono ad appoggiare una figura forte, che si appella a loro direttamente pur non facendone minimamente gli interessi, se non in misura minore per alcuni aspetti materiali.

Cesare, Napoleone, Mussolini, Lenin, Hitler erano l'espressione di questa tendenza naturale delle masse a scegliere l'uomo forte.

Quindi non c'è da stupirsi che il voto democratico porti agli esiti che sappiamo; è inutile chiedersi perché "la ggente" vota chi non fa i suoi interessi. E' connaturato nel sistema democratico che concede la possibilità a milioni di individui di delegare il potere politico.

Come la penso io? Che il processo democratico non mi interessa più, né mi interessa la politica attiva in qualunque forma. La necessità di avere consenso per poter agire la rende di per sé inefficace. Se io, sul posto di lavoro, dovessi cercare il consenso del gruppo che dirigo, avrei due strade: o ingannarli e fare comunque quello che voglio, o perdere clienti e dopo un po' anche il lavoro per tutti. Per fortuna invece devo scegliere in base a quello che considero il modo migliore di agire, e anche se non ho il consenso di nessuno, posso farlo lo stesso. E se sbaglio, pago io, non chi ha seguito le mie decisioni. E questo va contro ogni principio democratico.

E la libertà è divenuta una condizione personale e non mi preoccupo più tanto di quella degli altri. 

Soffitto di cristallo

Una mia collega è una di quelle donne molto sensibili alla condizione femminile nel mondo del lavoro. Soprattutto lamenta il fatto che nella nostra azienda ci siano così poche donne a livello di quadri e dirigenti.

Ultimamente si è aperta la possibilità di un posto di responsabilità (nemmeno tanta, ma non siamo una multinazionale con budget miliardari) e io ho cercato di convicerla a sgomitare e farsi avanti. Perché lei è una brava, professionale, adatta a quel ruolo. 

Mi ha risposto che lei no, non ci pensa proprio, perché non ha voglia di patire le sofferenze che quel posto di responsabilità comporta.

Ogni tanto penso che ci sia un motivo per cui gli sfruttati sono sfruttati. Poi ovviamente mi rendo conto che io, maschio maschilista, occupo una posizione circa equivalente e ovviamente me l'hanno data perché sono maschio e maschilista e, in quanto maschio maschilista, non devo mangiare la mia quotidiana porzione di merda solo per avere la possibilità di stare lì.

È che proprio c'è il soffitto di cristallo, capite?


Seriamente

Ieri su Boing Boing sono incappato in questa immagine. Un tizio ha fatto una specie di infografica raggruppando le frasi usate nella pubblicità dei giochi per i maschietti in un gruppo e quelle per le femminucce nell'altro. Il colpo d'occhio fa vedere che tipo di retorica venga usata per rivolgersi ai due generi.



Io non so se la pubblicità alteri la percezione del mondo o se semplicemente si fondi su di essa senza filtri di ordine morale o pedacocigo. Però è impossibile non notare la miseria, il grigiore e la fanfaronaggine con cui si prendono di mira i maschi. Lasciamo perdere l'ovvio, ignoriamo “battaglia” e “potenza” e “eroi”. Il diavolo sta nei dettagli. In basso, sotto “power”, c'è quel “forze speciali”. Ma speciali de che? E poi “invisibile”, “ninja”, “abbatti”, “distruggi”, che nemmeno i bulletti al giostre nemmeno.

Le bambine invece? Bello in grande “divertimento” e “amore” e “feste”. E poi è una parata di cose fiche da fare, di vestiti da mettere, “adorabile”, “con stile”, la neve e la doccia. Cavolo, la doccia!

Io non so quale sia il significato di questa immagine, non so se ce ne sia uno e se c'è, se abbia un qualunque valore scientifico o quantomeno razionale. Però dovete ammettere che per noi maschi hanno preparato un bello schifo di concetto di divertimento. Grazie tante.

Matteo 5,37

Tra le difficoltà che ho incontrato vivendo qui in Germania una delle più sottili da riconoscere è quella comunicativa. Non ce ne accorgiamo, ma noi italiani comunichiamo attaverso un linguaggio molto complesso e ricco di sfumature.

Una frase può cambiare di significato il base al tono con cui viene espressa, in relazione alle espressioni facciali, ai movimenti del corpo. Facciamo, nella lingua parlata, ampio uso di iperboli, di doppi sensi, di ambiguità semantiche e di ironia al punto che ci si può permettere di usare parole offensive in senso affettuoso.
Anche se a star zitti non si sbaglia mai.

In Germania, ma da quel posso dire per esperienza, anche in Olanda, Scandinavia, la fascia nordica dell'Europa, l'uso della lingua è più letterale, e non c'è molto spazio per l'ambiguità. A significa A e difficilmente esistono funzioni non verbali che possano alterarne il significato.

Quando questi due mondi comunicativi entrano in contatto insorgono le difficoltà. Se ad esempio alla richiesta di ragioni l'italiano risponde con l'eloquentissimo “eeeeh” che significa “cosa ci vuoi fare? Son cose più grandi di me... solo Iddio ha la verità: che te lo dico a fare, che tanto siamo tutti impotenti di fronte alla morte?”, l'interlocutore rimarrà educatamente in attesa per giorni della risposta, perché “eeeeeh” non è una parola, non ha alcun significato e quindi magari un semplice “non so” sarebbe stato meglio. Solo che non “non so” non è la vera risposta, perché “non so” attribuisce a chi lo esprime una qualche responsabilità che invece “eeeeh” rimuove totalmente.

Le situazioni più difficili sono quelle in cui l'italiano ricorre all'artificio retorico di dire A per indicare il contrario di A; l'ironia, che si fonda sulla condivisione dei parlanti di una serie di segnali esterni a lessico. Ora che ci penso, è una cosa che non ho mai sentito da uno straniero, mentre con i colleghi italiani, per farci due risate, capita spesso di fare discorsi di questo tipo.
I tedeschi non comprendono che "Alleanza" non significa sempre alleanza.

L'altra sera eravamo alla cena di Natale con l'azienda. Un paio di nordici hanno cominciato a lanciare commenti offensivi nei riguardi della cameriera che serviva al nostro tavolo. Secondo loro era stupida e scema, perché gli ordini non arrivavano con sufficiente velocità. Sapete, il ristorante era completamente vuoto, c'eravamo solo noi, quindi se la mia birra non arriva entro un minuto dall'ordine vuol dire che la cameriera è stupida. Non incapace sul lavoro, non imbranata. Stupida.

Infastidito, ho provato a buttarla in ridere, dicendo ammiccante che in fondo non è certo per il cervello che le donne ci piacciono, no? Il collega nordico (non tedesco) mi risponde tutto serio “allora la tua ragazza è stupida?”

Qui il processo è interessante. Primo, non sono riusciti a comprendere che con quella frase non affermavo il suo senso letterale. Dal loro punto di vista, era sì una battuta, ma di un maschilista che pensa che le donne siano stupide. Secondo, una battuta fintamente sessista provoca imbarazzo, perché non si può dire “donna stupida” in pubblico, mentre è lecito dare della stupida ad una cameriera solo perché sta facendo il suo lavoro in un ristorante pieno di gente e non passa tutta la sera a chiedere a te povera stellina quanti cubetti di ghiaccio vuoi nel bicchiere (cosa che non sarebbe successa se il cameriere fosse stato maschio, ci scommetto la cistifellea).

In questo caso è stata colpa mia, perché avrei dovuto sapere che quella è la reazione standard alle battute. Il mio consiglio è di ricordare che quando si parla con i nordici si deve dire tutto attraverso frasi non ambigue, prive di domande retoriche, senza ricorrere al linguaggio del corpo e agli ammiccamenti del tono di voce.

Non ricorrete mai agli “eeeeh”, ai “capisc' a me”, agli occhiolini tipo “ci siamo capiti”. Sia il vostro parlare sì sì, no no. Il di più viene dal maligno.

(soprattutto, sperate che la ditta organizzi la cena di Natale in un ristorante meno a buon mercato, così non ci saranno problemi con le cameriere troppo indaffarate)


Gleba e birra


Dunque, poche cose al mondo reputo orrende come l'esibizione di potenza immaginaria, sia collettiva che individuale. Provo istintivo ribrezzo per il nazionalismo di qualunque genere, per il superomismo, per il machismo. Non sopporto coloro che si vantano, soprattutto di cose che accadono nell'intimità degli affetti e delle mura domestiche o alberghiere.

Veniamo al dunque. Come molti italiani, sono cresciuto nella consapevolezza che noi maschi si è mammoni. Perchè, si sa, noi italiani ci lasciamo allattare al seno fino a sopravvenuta morte della genitrice e per questo motivo siamo degli eterni adolescenti, incapaci di crescere e trasformarsi in persone normali.

Non come all'estero!

Non come in Germania, dove i maschi escono di casa a 18 anni per non fare mai più ritorno, diventando veri uomini e ingravidando femmine fino ai 23, per poi sposarsi, metter su famiglia e venire in vacanza in Italia ogni estate.

Capita però che qualche italiano mammone e immaturo in Germania ci finisca per davvero e cominci a vedere che le cose non stanno proprio così. All'inizio non lo nota, perché i maschi tedeschi hanno la tendenza a parlare sempre con la voce impostata, a ridere poco, a sembrare estremamente seri e impegnati e quindi ad essere tanto tanto maturi. Ma dopo anni di studio, di appostamenti, di notti all'addiaccio, ho finalmente scoperto il segreto nascosto di queste terre.

Il curatore del blog osserva il comportamento degli indigeni

Quel che non si dice della Germania è che i maschietti, a 18 anni o giù di lì, abbandonano il controllo da parte della madre, sì... ma per passare sotto il controllo della fidanzata. E “controllo” vuol proprio dire “controllo”.

Le madri tedesche impartiscono ai pargoli una disciplina sentimentale durissima. Non è che non vogliano bene ai propri figli, non è che non farebbero di tutto per renderli felici, non fanno mancare loro nulla, ma non li toccano, non sorridono, non manifestano alcun calore. Per contro, attraverso una diabolica e raffinatissima tecnica psicologica, li addestrano a pensare che se non accondiscendono ai voleri (non espressi) della madre, il mondo finirà in un bagno di sangue.

Mamma, mi vuoi bene?

All'arrivo della maggiore età, non è difficile capire perché un tedesco lasci la famiglia: non abbandona un luogo di affetti e di cure, ma un luogo di continua tensione emotiva. Ci dev'essere un senso di sollievo ad andarsene.

Quello che li aspetta è, per certi versi, ancor peggiore. Si troveranno una ragazza che raccoglierà con gioia i frutti della semina familiare. Il nostro maschietto è stato addestrato ad essere accondiscendente verso la figura femminile e ciò lo ha reso succube delle donne e incapace di opporre alcuna resistenza ai loro voleri, anche quando questo sarebbe più che giustificato. Dall'altra parte, la donna si sentirà e sarà in diritto di esercitare un imperium sulla vita del maschio tale da renderlo di fatto privo di autonomia decisionale. Inoltre, mentre la madre addestra e dunque usa munizioni a salve, la compagna userà munizioni vere: lei può abbandonarvi sul serio, e lasciarvi soli, e lo farà, quindi è meglio rigare dritto e sorridere sempre.

Basta seguire poche e semplici regole

Il rapporto di coppia tra italiani tende ad assumere connotati di serietà graduali. Si parte dal grado minimo, con poche aspettative e si progredisce. Tendenzialmente è il matrimonio che seriamente sancisce la serietà seria. Prima del matrimonio è concesso sbagliare e ritentare, almeno entro certi limiti, ed è prevista una soglia superficialità da ambo le parti, legata alla fase in cui si trova la relazione.

Tra tedeschi, al contrario, il maschio diventa proprietà esclusiva della donna e la relazione passa dal grado zero di non esistenza al grado mille di assoluta serietà. Tendenzialmente la diciottenne teutonica si aspetta di vivere more uxorio: dormire insieme, mangiare insieme, uscire insieme, fare i regali assieme, andare a pranzo dalle rispettive famiglie, passare il Natale insieme. Sempre. Dal primo giorno. Tutti i giorni. In tutto questo il maschietto non ha parte alcuna, se non la presenza.

In compenso le catene si portano con tutto

Consideriamo per semplificare quello che qui chiamano party, cioè una qualsiasi forma aggregativa che preveda la presenza di alcol e musica in un luogo chiuso, dalla serata in discoteca alla festa di compleanno. I maschi appaiati se ne rimarrano buoni a bere in silenzio senza disturbare, perché stranamente l'unica cosa che le compagne concedono loro è l'essere ubriachi, mentre qualsiasi altra manifestazione di attività bio-neurale viene aspramente biasimata. Significativamente i maschi non appaiati si comporteranno allo stesso modo, rimanendo tra di loro ed evitando gli individui del sesso opposto. Credo percepiscano il rischio di poter conoscere una ragazza e ne siano terrorizzati. E non so come dar loro torto: non sono in grado di difendersi e una donna è un avversario troppo forte.

Rituale di accoppiamento (Bassa Sassonia, ca. 2007)

A onor del vero, mi è anche capitato di vedere qualche tedesco che ci prova. È un vero spettacolo, commovente e tenero. C'è questo omaccione alto un metro e novanta con la voce finto-baritonale che fa e dice tutte le cose che noi tutti abbiamo fatto e detto. Ma quando avevamo 13 anni. L'imbarazzo, la timidezza, i discorsi fuori contesto, la paura di sbagliare. Da manuale proprio.

Allora, dando per scontato che in un mondo perfetto tutti dovrebbero essere maturi, responsabili e privi di difetti, mi chiedo: ma chi è veramente messo peggio? Io italiano sarò anche eccessivamente legato a mia madre, ma almeno lei mi ha nutrito, mi vuole bene sul serio e posso ragionevolmente contare sul fatto che un bel giorno non si sveglierà con l'idea di non parlarmi più. Insomma, ho qualche motivo per essere mammone. Loro tedeschi invece sono costantemente succubi della donna di turno, devono fare tutto quello che dice lei e non ottengono niente in cambio se non la facoltà di ubriacarsi, mentre non riescono a sviluppare alcuna autonomia e maturità sentimentale.

E se magari le lettrici dovessero pensare che uomini del genere siano comunque migliori di noi italiani, vi posso presentare qualche tedesca che non sarebbe decisamente d'accordo con voi.

Un lato positivo del calcio

Sono di ritorno dalla partita della Germania contro l'Argentina, vista in un Biergarten del quartiere universitar-bellino della città. Temperatura intorno ai 34 gradi. Biergarten pieno, unico posto libero è sotto il sole cocente. E – lo ricordo – a me il calcio non piace.

Queste “public viewing”, come le chiamano loro, sono un'occasione meravigliosa per guardare i tedeschi all'opera.

Composizione del pubblico: prevalentemente femminile.
Conoscenza media delle regole del gioco: N/A.
Partite di calcio mai guardate in precedenza: 0.

I novanta minuti si svolgono all'incirca così. La Germania prende possesso di palla nella propria area, la gente si alza, grida e comincia ad applaudire. Poi si risiede. La palla arriva a centrocampo: tutti si alzano in piedi e battono le mani, incitando i giocatori come se fossero ad un centimetro dalla porta. La palla arriva al limite dell'area argentina, alcune donne cominciano ad avere attacchi di isteria, stringono i pugni e pregano il dio del calcio. Qualche polacco naturalizzato tira una scarpata circa 50 metri sopra la porta, così alta che nemmeno il portiere si scomoda a guardare dove va. Invece il pubblico trema, si tappa gli occhi per non vedere e quando, al terzo replay, effettivamente si rende conto che erano proprio 50 metri sopra la porta, parte un ooooooooh affranto.

Uniche due variazioni: quando la Germania segna i quattro gol, dove il muggito finale non si sente. Quando l'Argentina fa gol con 11 giocatori in fuorigioco: qui permane il silenzio, perché ovviamente nessuna delle presenti ha idea di che cosa sia successo, ma l'Argentina sembra rimanere a zero quindi va tutto bene.

Commento finale. I tedeschi maschi come al solito non si sa dove siano, sicuramente ad intasarsi le reni di birra. Le tedesche capiscono di calcio meno di me, ma guardano tutta la partita e applaudono sempre, al contrario di me. I mondiali li fanno d'estate, quindi le tedesche sono mezze nude, perché sono andate a vedere la partita al Biergarten così potevano anche prendere il sole.

Frau Angelo ha pensato bene di andare a vedere la partita in mutande e canottiera perché così poteva prendere il sole mentre guardava la partite (due piccioni con una fava, dice lei). Per fortuna ero l'unico maschio.

Inutile dire che la prossima partita della Germania andrò a vederla in un Biergarten.

Entomologia comparata, ovvero fenomenologia della striscia di jeans

Nel blog “Viva la fika” si parla di come le svedesi, oltre a essere il succoso frutto di decenni di eugenetica (decenni dopo la caduta del nazismo), non hanno alcun timore a mostrare il proprio corpo ed hanno un rapporto con l'altro sesso molto diverso dal nostro. Io, da buon italiano mossosi in Germania, ho notato la stessa situazione, anche se un po' meno estrema. Possiamo prendere come metro di paragone gli hotpants: in Italia li si vede raramente, in Germania sono normali, in Svezia sono talmente risicati da lasciar scoperta la vulva. Cercherò di mostrare come sono riuscito a razionalizzare tutto questo ed uscire dallo stato di perpetuo instupidimento cui ero preda al mio arrivo qui.

Per capire le differenze tra noi e loro nei rapporti tra sessi bisogna investigare in prima istanza le differenze nei rapporti sociali. Ci proverò con un esempio.

In Italia, se ci si trova in casa altrui, si verrà accolti con l'offerta di qualcosa da bere o da mangiare. A questa offerta, si risponde di no; a questo no, l'ospite insisterà; all'insistenza, si rimarca il no; l'ospite offrirà ancora una volta da bere o da mangiare; si declina educatamente; l'ospite si premurerà di chiedere se si vuole dell'altro; a questo punto, si chiede un caffè o qualcosa di simile. Comincia la conversazione.

In Germania, quando si arriva a casa di qualcuno, viene chiesto se si vuole qualcosa da bere. Se si risponde di sì, si aggiunge cosa si vuole. Se si risponde di no, l'argomento cade e si passa ad altro.

Apparentemente il metodo tedesco è più logico: sì significa sì e no significa no. Semplice e lineare. Il metodo italiano prevede invece un rito che ha delle dinamiche abbastanza precise da rispettare: si dice di no sapendo che l'altro insisterà, si insiste sapendo che l'altro dirà di no; l'ospite si offenderebbe se alla prima offerta ricevesse come risposta “una birra, grazie”; ci si offenderebbe se il primo no fosse inteso come un no. Ma tutto questo non è una complicazione, è il modo in cui creiamo un cuscinetto ammortizzatore da impiegare nei rapporti sociali.

Ogni rapporto sociale è potenzialmente uno scontro. Nella nostra cultura, lo scontro viene evitato per mezzo di questa danza di offerte e di rifiuti, all'interno della quale entrambe le parti hanno modo di gestire il contatto e di modularlo a seconda delle occasioni. Per esempio, se vi offrono del vino e voi siete astemi, ma non avete voglia di dare spiegazioni, un rituale del genere vi permette di evitare di bere del vino senza per questo impedire all'ospite di darvi il benvenuto nella maniera appropriata. Per quanto complicato possa sembrare, ha una utilità precisa.

Nella cultura tedesca questo cuscinetto non esiste. Non esistono forme ritualizzate di approccio che possano prevenire o attutire gli scontri. Ti offro da bere, se hai sete prendi una birra, se non hai sete non la prendi. Il problema è che anche i tedeschi non cercano lo scontro nei rapporti sociali, tanto quanto noi. La soluzione adottata è quindi diversa e duplice. La prima forma di protezione è la prevenzione: poiché ogni rapporto sociale è potenzialmente uno scontro, ognuno si deve muovere sempre con la massima cautela ed evitare di urtare gli altri. Anche gli amici. Anche la famiglia. In mancanza di un ammortizzatore che si frapponga tra due parti che entrano in contatto, diviene naturale per entrambe approcciarsi nella maniera più lenta e delicata possibile. Conseguenza di questo modo di gestire i rapporti sociali è che ogni rapporto è sempre estremamente formalizzato.

Ma una vita di incontri formalizzati non è sostenibile. Ed ecco che entra in scena la soluzione 2: l'alcol. L'alcol è il vero promotore dei rapporti sociali, avendo la nota caratteristica di sopprimere i freni inibitori, e funziona in due sensi: toglie la paura di creare lo scontro e toglie la paura di subire lo scontro.

Partendo da questa premessa, è facile capire le ragioni del diverso approccio all'altro sesso tra noi e i nordici. Essendo i rapporti erotici un sottoinsieme dei rapporti sociali, valgono le stesse regole, soltanto che sono un pochino più rigide, perché instaurare un rapporto di natura erotica può portare a danni assai maggiori. Il corteggiamento, più prosaicamente noto come “provarci”, svolge questa funzione di cuscinetto ammortizzatore, solo che è più spesso perché gli urti in gioco sono più forti.

La legge del corteggiamento prevede la presenza del maschio attivo che però non deve esagerare; così come la donna non deve cedere subito e però ha la facoltà di dire sì anche dopo una lunga serie di no. Funziona come con l'ospite: insistere e rifiutare, insistere e rifiutare.

Nella nostra cultura non mancano le giovani donne che fanno sesso per divertimento, direi nella stessa percentuale che in Germania (statistica spannometrica operata per mezzo dei miei occhi), soltanto che anche la più disinibita delle italiane si muove all'interno di questo meccanismo sociale. Di conseguenza, un minimo di ritualità serve anche per la più veloce delle sveltine.

In Germania tutto questo non è attuabile. Se già nei rapporti sociali quotidiani è difficile muoversi, un rapporto di natura erotica è un'impresa che presenta troppi rischi: si può offendere la donna oggetto di attenzioni, si può scoprire che quella donna in realtà non piace, si può essere rifiutati. In sostanza, poiché la posta in gioco è molto alta e non ci sono strumenti codificati per capire se sia possibile procedere o meno, il tedesco preferisce non agire. È come se foste all'ultima mano di poker, aveste la possibilità di vincere molto o di perdere tutto e non conosceste le regole del poker: l'unica scelta è abbandonare.

Dunque i tedeschi applicano la prima delle loro strategie sociali, e si muovono con ancor più cautela del solito. Che è l'esatto contrario di quello che si dovrebbe fare per ottenere un risultato. Per paura di far più danno, agiscono ancor meno. Ad un italiano, danno l'impressione di non essere interessati alle donne o al sesso. Questo non mi è mai sembrato vero, perché in tutte le città tedesche i bordelli fioriscono e non sono dei buchi nauseabondi, sono dei posti tranquilli dove ci va la gente normale, vale a dire che al tedesco medio il sesso interessa.

Qui possiamo vedere come la cultura italiana, seppur più complessa di quella tedesca, all'atto pratico permetta un punto di contatto tra i due sessi, che invece la cultura tedesca non riesce a sviluppare. È obbligatorio quindi passare alla fase 2, l'alcol, che viene utilizzato da entrambi i sessi per poter permettere l'approccio. Questa è la parte che noi non possiamo comprendere, ma che credo si possa considerare maggioritaria nei Paesi del nord Europa. L'incontro tra uomo e donna avviene per mezzo dell'eliminazione meccanica delle naturali barriere sociali che impediscono a due sconosciuti di finire a letto assieme.

A quel punto io non so più cosa accada nella testa dei tedeschi, perché non capirò mai che piacere si provi ad andare sbronzi con una donna sbronza, la quale peraltro non sta venendo a letto con te, e non sta nemmeno venendo con te per fare un po' di sesso: semplicemente non sa cosa sta facendo perché è stonata, quindi se tu le recitassi la Divina Commedia sarebbe lo stesso.

In questo contesto, è chiaro che le donne sono molto più attive che da noi nel processo di ricerca di un partner, perché devono in qualche modo compensare l'inattività dei maschi. È anche comprensibile l'abbigliamento provocante: per poter mandare messaggi di disponibilità percepibili sono costrette ad alzare il livello della provocazione ai massimi livelli (e tuttavia non serve a molto).

Non c'è bisogno di dire che questi meccanismi non sono coscienti: così come noi agiamo senza pensare e diamo vita alla danza dell'insistere e rifiutare, così le donne tedesche o nordiche non pensano a mandare segnali sessuali quando si vestono. Sono tutti aspetti che si danno per scontanti e che si mettono in pratica in maniera automatica.

Quando sbarcano in Italia, quindi, le nordiche vanno in giro mezze nude non per provocare, ma semplicemente perché non hanno coscienza di quello stanno facendo all'interno della diversa cultura. Al contrario, se un maschio italiano va a nord e tende ad approcciare le donne allo stesso modo in cui lo farebbe in Italia, trova molta più facilità ad entrare in contatto, per due ragioni: primo, non sono abituate ad avere un uomo che si approccia e quindi non hanno difese preventive nei vostri confronti; secondo, il corteggiamento appare come una serie di messaggi confusi, in cui non è chiaro cosa il maschio voglia, ma apparentemente non c'è nulla di sessuale, e quindi non scatta “l'allarme rosso”.

Ciò detto, spero sia risultato evidente che le tedesche e (immagino) tutte le nordiche, non sono più o meno facili delle italiane. Semplicemente nella loro cultura i rapporti sociali vengono gestiti in maniera diversa e quando le due culture entrano in contatto è molto difficile comprendersi, perché ognuno interpreta i messaggi dell'altro con il proprio alfabeto, e ne ricava un testo diverso da quello originariamente inteso.

Per fare un tavolo, ci vuole...

Non capisco se sia la mia donna, le donne tedesche o le donne in generale, ma... non c'è modo di spiegarle che un lavoro manuale fatto bene richiede il soddisfacimento di due condizioni: l'esecuzione del lavoro stesso e l'emissione a mezza voce, facendo sibilare il fiato tra denti, palato e lingua, di violentissime espressioni blasfeme accompagnate da osceni riferimenti all'apparato riproduttivo sia maschile che femminile, nonché all'ultimo tratto dell'apparato digerente e i suoi prodotti.

Non si tratta di voler male alla religione, né di sessismo verso le donne né di odio verso i propri amici maschi, è che bisogna far così. Magari per piantare un chiodo no, ma per esempio – parlo per esperienza – se volete sistemare il carburatore di una Vespa o far combaciare i pezzi della carenatura di una moto e non lasciate esalare le imprecazioni di cui sopra, non ci sarà verso di riuscire. Lo stesso vale per i lavori di carpenteria, muratura e falegnameria, nonché per riparare biciclette e affini. Ed infatti, quando qualcuno vi chiede quanto è difficile fare la tal cosa e cosa bisogna fare, non dovete mai esimervi dal riferire anche la quantità di imprecazioni.

Ora, è chiaro che se lei viene a parlarmi mentre sto lavorando in casa, l'unica cosa che sentirà in risposta saranno le suddette. Siccome la lingua tedesca non permette di smoccolare, o si becca la versione originale (per lei incomprensibile) oppure una povera traduzione in inglese, che però non rende. Quello che non si riesce a far comprendere né a lei né sembra a qualsiasi altro abitante del nord Europa è che non sono insulti a lei, ma strumenti di lavoro. Non sono incazzato, sto lavorando.

Poveri, poveri nordici: mi chiedo come possano montare un divano dell'Ikea senza gli strumenti adeguati. Dev'essere snervante.

Magre false

Leggo sul Corriere un articolo (un post dal blog di Alessandra Farkas) riguardo al servizio fotografico di cui ho parlato nel post precedente. Il titolo recita: "Grasso è bello. V-Magazine sfida il mondo della moda." Dopo un po' di bla bla e qualche immagine di prigioniere dei campi di concentramento nazisti, l'articolo – sottolineiamo: scritto da una donna - si conclude così: "Siamo quindi alla vigilia di una rivoluzione all'insegna del "Grasso è bello"? La speranza è che non si tratti di un fenomeno passeggero, ma di una svolta davvero epocale."

Ma io mi chiedo dal profondo del cuore: ma la vogliamo smettere di far tracimare i pensieri dalla scatola cranica solo perché si scrive per una testata nazionale? Quelle donne non sono grasse, sono normali. Nor-ma-li.

E quando dico normali, non intendo che tutte le donne devono essere così. Non sto stabilendo un nuovo canone di bellezza. Dico solo che è il mondo è pieno di donne dalle forme rotonde, come è pieno di donne alte e filiformi.

Oltre ad essere normali, sono anche considerevolmente attraenti. Fatti salvi i gusti personali di ciascuno, quelle donne sono infinitamente più belle delle intellettualine da salotto cultural-onanistico milanese, che leggono i giornali della gente perbene, che passano le serate a discettare di femminismo e a farsi di bamba in compagnia.

Francamente mi sono stancato. Sarebbe anche ora la facessero finita. Non capiscono che quello che scrivono viene letto da migliaia di donne, anche giovani, e che dire ad una ragazza “mi piaci come sei, anche grassa” è come dire ad un malato di sindrome di Down “ti voglio bene per come sei, mongoloide ritardato”? Non potete dire ad una donna che “grasso è bello”, perché le state dicendo che una cosa rivoltante è bella: si sentirà ancora più uno schifo! È come dire “cara, certo non sei bella come me, ma sono sicura che da qualche parte ci sarà un uomo abbastanza pervertito da sentirsi attratto da te”.

Cosa non è chiaro? E dire che a scrivere è una donna, queste cose dovrebbe spiegarla lei a me. Se poi ad alcune piace vivere mangiando insalate e facendo palestra, con il naturale risultato che a trentacinque anni sembrerà una vecchia incartapecorita, a me va bene; anzi, consiglio di raddoppiare il carico di lavoro e dimezzare l’apporto calorico per accorciare l'agonia. Ma per favore, per favore che eviti di rendere partecipi gli altri delle proprie fissazioni. I giornali nazionali non sono lo sfogatoio di pensieri da magroline inacidite, sono dei potenti mezzi di comunicazione che riescono ad influenzare la vita delle persone.

E soprattutto non trattate con condiscendenza quelli che non vivono come voi.

È già difficile convincere fidanzate, amiche, sorelle, madri, nonne, suocere e cognate che no, una 34 non è una taglia extra-large, se vi ci mettete pure voi non è più finita. Andate a fare le progressiste da qualche altra parte, create dei gruppi di autosbrodolamento per donne secche e alla moda, fate quello che volete, ma fatela finita col finto progressismo del “grasso è bello”.

NOTA: questo post è stato pubblicato secondo la versione incivilita. La prima versione conteneva un tale quantità di insulti e parolacce da essere decisamente illeggibile. Volevo condividere coi lettori il mio buon senso.

Primo giorno di lavoro

Oltre a dovermi riabituare alla tastiera tedesca, inizio il nuovo anno lavorativo con Repubblica che finalmente pubblica una notizia che riesce a destare il mio interesse. Complimenti ai ragazzi della redazione, spero che continuiate così per tutto il 2010, che in ufficio spesso ci si annoia a leggere sempre di Berlusconi e del telefascismo che avanza trionfante.
UPDATE: il post non è sarcastico, ma serissimo.

Voi che portate la sembianza umile

Da quando sono bimbo sento sempre parlare di questo problema, delle donne che sono ridotte ad essere degli scheletrini per colpa della nostra società maschilista che le vuole conciate alla maniera di bambole bellissime senza cervello. Di solito su cosa si basano questo genere di discorsi? Su quello che si vede in giro. E nel 2009, quello che si vede in giro significa “giornali e televisione”. Qualcuno a questo punto potrebbe pensare che le varie donne ivi rappresentate siano causa dei sogni concupiscenti dei maschi. Niente di più sbagliato.

Quelle donnine sono il frutto del lavoro di due categorie di persone, le donne e gli omosessuali. Ora, io non ho niente contro queste due categorie, ma su una cosa non c'è dubbio: che non conoscono quale tipo di donna piace ad un uomo. Quando leggo una rivista e vedo che le donne “belle” sono denutrite, senza seno e con le guance incavate, capisco subito che dietro c'è lo zampino di una donna; quando leggo che torna di moda la donna formosa e vedo l'immagine di una donna denutrita, senza seno e con le guance invacate, capisco immediatamente che è l'opera di un omosessuale.

Non è colpa loro, è che – per forza di cose – non vedono la donna come la vedrebbe un uomo. Immagino che in effetti cerchino la bellezza, perché possono permetterselo. Anche un uomo può cercare la bellezza. In un quadro. In un mobile. In una macchina. In un paesaggio. Ma non in una donna, perché l'uomo con la donna ci vuole fare delle cose precise e con tutti gli oggetti inanimati sopraelencati no.

Non prendo in considerazione gli sviluppi profondi del rapporto tra un uomo e una donna che, si spera, si basano su questioni diverse dall'aspetto esteriore. Però esiste in noi un meccanismo ancestrale che ci mantiene sempre all'erta rispetto agli individui di genere femminile che ci passano intorno.

La prima cosa da dire è che non esistono veri canoni condivisi dai maschi. Certo, in ogni società valgono degli standard più o meno costanti al suo interno, ma se le signore pensano che il maschio abbia un'idea precisa di donna e che vada in cerca di quella a discapito delle altre si sbagliano e di molto. In questo campo l'uomo è predatore di gruppo. Cosa vuol dire? Che il maschio non va in giro ramingo cercando la preda perfetta, perché una strategia del genere lo lascerebbe sostanzialmente a bocca asciutta per sempre. In realtà il maschio batte un suo territorio che condivide con altri maschi e valuta tutte le potenziali prede che insistono in quel territorio. Dopodiché farà in modo che tutti i maschi che partecipano alla caccia abbiano la loro parte di preda. Ciò significa che tendenzialmente i maschi si scelgono ognuno un esemplare di femmina diverso, in modo da non perdere tempo ed energie a scornarsi con gli altri per avere la stessa femmina.

Ecco, bravo – direte voi – ma noi mica siamo cacciatori-raccoglitori del neolitico. Vero. Però viviamo in gruppi all'interno di un territorio e l'istinto all'accoppiamento è lo stesso da millenni. Pensateci. In ufficio prima o poi i maschi presenti confessano chi tra le colleghe aggrada o meno. E di solito ogni uomo dice di provare del desiderio per questa o quella, ma difficilmente per la stessa che un altro ha detto. L'espressione del desiderio verso le colleghe tende ad essere distribuita tra tutte, in modo che tutti i maschi possano appaiarsi acconciamente. Di solito è abbastanza irrilevante la “bellezza” delle colleghe. In questa forma di accoppiamento ritualizzato poche restano escluse e solo in casi estremi.

Questo perché il maschio ragiona da cacciatore. Immaginatelo, in cerca di cibo, che lascia andare tutte le prede che vede, perché in cerca della preda perfetta... non mangerebbe mai! Invece il cacciatore guarda le prede e sceglie tra quelle a tiro quale colpire. Così l'istinto dell'uomo non è di cercare la donna perfetta che vede sui giornali ma, tra quelle con cui viene a contatto ogni giorno, quella che gli garba di più.

E qui veniamo a noi. Quali sono i criteri che fanno una donna desiderabile agli occhi di un uomo? Difficile da dire, perché ognuno ha un gusto diverso. Ma di certo non possono essere le modelle che vedete nelle riviste di moda, perché quelle modelle hanno come caratteristica principale l'aver eliminato dal proprio corpo tutti i caratteri sessuali primari e secondari: niente seno, fianchi stretti, natiche inesistenti, ossa sporgenti. Non si tratta di essere magre. Queste non sono magre, sono semplicemente prive di tutte le caratteristiche che le connotano come donne. Non stupisce quindi che siano il frutto del lavoro di donne e omosessuali, cioè di persone che percepiscono i caratteri sessuali del corpo femminile con indifferenza o fastidio, se non come minaccia vera e propria.

Incolpare quindi gli uomini e il loro maschilismo per le donne denutrite e moribonde che si vedono sui giornali (per donne) semplicemente non ha senso. E ve lo posso provare. Considerate un contesto dove ci sono un sacco di uomini che esplicitamente trattano le donne come animali da esposizione e trastulli da fornicazione: il rap. Guardate le donne dei video rap... ne vedete di magroline e scheletriche? Hell, no! Controllate pure:

Perché se un uomo è maschilista e vuole una donna come strumento di piacere, la vuole con caratteri sessuali pronunciati. E possiamo raccontarci tutte le ipocrite fesserie che si dicono in società, ma alla resa dei conti i caratteri sessuali sono: seno prosperoso, fianchi larghi, ventre tondeggiante e grasso a smussare tutti gli angoli: tutto quello che serve a portare avanti una gravidanza e a sfamare i cuccioli di maschilista fino allo svezzamento.

La morale del post è quindi una: ai maschi non interessano gli ideali estetici in una donna, ma i caratteri sessuali, i quali – a loro volta – sono in aperto contrasto con gli ideali estetici dei media. Quindi, donne, volete piacere ai maschi o seguire la moda? Basta che scegliate. Ma non venite a recriminare da noi.

Anzi, le morali sono due (più che altro un piccolo suggerimento): donne, se siete in posto di lavoro misto, certamente uno o due colleghi hanno per voi un posto nel loro immaginario erotico; probabilmente non ve lo diranno mai e probabilmente non faranno mai niente, ma voi sappiatelo.

You and me baby we ain't nothin' but mammals