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Soffitto di cristallo

Una mia collega è una di quelle donne molto sensibili alla condizione femminile nel mondo del lavoro. Soprattutto lamenta il fatto che nella nostra azienda ci siano così poche donne a livello di quadri e dirigenti.

Ultimamente si è aperta la possibilità di un posto di responsabilità (nemmeno tanta, ma non siamo una multinazionale con budget miliardari) e io ho cercato di convicerla a sgomitare e farsi avanti. Perché lei è una brava, professionale, adatta a quel ruolo. 

Mi ha risposto che lei no, non ci pensa proprio, perché non ha voglia di patire le sofferenze che quel posto di responsabilità comporta.

Ogni tanto penso che ci sia un motivo per cui gli sfruttati sono sfruttati. Poi ovviamente mi rendo conto che io, maschio maschilista, occupo una posizione circa equivalente e ovviamente me l'hanno data perché sono maschio e maschilista e, in quanto maschio maschilista, non devo mangiare la mia quotidiana porzione di merda solo per avere la possibilità di stare lì.

È che proprio c'è il soffitto di cristallo, capite?


Col vostro permesso

Io lo so che haters gonna hate, e che potrebbe anche non avere scopo, quello che sto per scrivere. So anche che sembrerò quello che sale su una cassetta della frutta lungo l'autostrada e conciona diretto alle automobili che passano a 150 all'ora (non è che il mio blog sia il più frequentato della rete). Però qualcuno, prima o poi, dovrà pur dirlo.

A voi, signori, non ve n'è mai fregato niente dell'Egitto, né della Tunisia, né dell'Algeria. Nessuno, tra tutti quelli che oggi sostengono, esaltano, invidiano la rivolta d'Egitto (deheh, rivolta d'Egitto) ha mai nemmeno saputo che in Egitto ci fosse una dittatura. Non ho mai letto, prima di gennaio 2011, niente di niente in supporto del popolo egiziano. Se vi metto di fronte una cartina muta dell'Africa non trovereste l'Egitto nemmeno se ci fosse scritto "Egitto" sopra.

Tre cose sapete dell'Egitto: Sharm, Cleopatra e piramidi. E credete che le piramidi le abbia costruite Cleopatra nell'entroterra di Sharm. Per cui non venite a raccontarmi con le lacrime agli occhi della forza di questo meraviglioso popolo, perché se credevate che questo popolo fosse così meraviglioso ne avreste scritto anche ad aprile 2009.

Dice, eh ma la rivolta costruita dalla rete, la protesta che monta su internet e cambia il mondo. Internet? INTERNET?!?
 


Internet gliel'hanno chiuso subito e tanti saluti. Vi piace pensare che la rivolta sia nata e cresciuta in internet perché vi sentite di condividere qualcosa con gli egiziani. Invece indovinate un po'? Siete solo invidiosi. Siete invidiosi perché sapete benissimo che morirete inciccioniti di fronte allo schermo di un computer, senza un'emozione che sia una e che l'unico atto di rivolta delle vostre giornate è guardare Facebook di nascosto dal vostro capo. E sapete cosa? Per quanti sforzi faccia, non riesco a capire la vostra fregola per la rivolta di piazza. Credete che sia una allegro diversivo alle giornate noiose? Credete che sia un modo simpatico per occupare la domenica pomeriggio?

Anzi, guardate, visto che tutti ne parlano, vediamo cosa succede in Italia. Facciamo le manifestazioni contro Berlusconi, facciamo le manifestazioni contro il ducetto che deve andarsene, dai facciamole. E come finiscono queste manifestazioni?

Con le suore intervistate da Repubblica che fanno le prediche su come le donne di oggi stiano diventando tutte puttane! Le suore! La protesta delle suore! La protesta contro Berlusconi fatta dalla gente che vi vieta di usare il goldone, che se vi stuprano non vi lasciano abortire e che pensa che siate tutte troie! Le suore che non vogliono nemmeno che mi faccia una sega in santa pace? Che non mi lasciano prenderlo nel culo se mi piace prenderlo nel culo? Loro sono quelle protestano contro Berlusconi?!? Loro, che la loro Chiesa nasconde gli stupri sui bambini, che dà la comunione ai mafiosi e fa seppellire in chiesa gli assassini, a loro avanza tempo di protestare perché le donne sono diventate tutte troie? È con queste persone che manifestate?

Sapete che vi dico? Andatevene affanculo voi, le troie, Berlusconi, le suore, le manifestazioni, Facebook e anche il corpo delle donne, affanculo pure quello. Affanculo la dignità del Paese, affanculo cosa pensano i vicini tedeschi e francesi, affanculo le minorenni, affanculo gli indignati, affanculo gli ombrelli rossi, le piazze piene, affanculo i 300 manifestanti per la questura e i 3 milioni per gli organizzatori.

E forza Panino!

Matteo 5,37

Tra le difficoltà che ho incontrato vivendo qui in Germania una delle più sottili da riconoscere è quella comunicativa. Non ce ne accorgiamo, ma noi italiani comunichiamo attaverso un linguaggio molto complesso e ricco di sfumature.

Una frase può cambiare di significato il base al tono con cui viene espressa, in relazione alle espressioni facciali, ai movimenti del corpo. Facciamo, nella lingua parlata, ampio uso di iperboli, di doppi sensi, di ambiguità semantiche e di ironia al punto che ci si può permettere di usare parole offensive in senso affettuoso.
Anche se a star zitti non si sbaglia mai.

In Germania, ma da quel posso dire per esperienza, anche in Olanda, Scandinavia, la fascia nordica dell'Europa, l'uso della lingua è più letterale, e non c'è molto spazio per l'ambiguità. A significa A e difficilmente esistono funzioni non verbali che possano alterarne il significato.

Quando questi due mondi comunicativi entrano in contatto insorgono le difficoltà. Se ad esempio alla richiesta di ragioni l'italiano risponde con l'eloquentissimo “eeeeh” che significa “cosa ci vuoi fare? Son cose più grandi di me... solo Iddio ha la verità: che te lo dico a fare, che tanto siamo tutti impotenti di fronte alla morte?”, l'interlocutore rimarrà educatamente in attesa per giorni della risposta, perché “eeeeeh” non è una parola, non ha alcun significato e quindi magari un semplice “non so” sarebbe stato meglio. Solo che non “non so” non è la vera risposta, perché “non so” attribuisce a chi lo esprime una qualche responsabilità che invece “eeeeh” rimuove totalmente.

Le situazioni più difficili sono quelle in cui l'italiano ricorre all'artificio retorico di dire A per indicare il contrario di A; l'ironia, che si fonda sulla condivisione dei parlanti di una serie di segnali esterni a lessico. Ora che ci penso, è una cosa che non ho mai sentito da uno straniero, mentre con i colleghi italiani, per farci due risate, capita spesso di fare discorsi di questo tipo.
I tedeschi non comprendono che "Alleanza" non significa sempre alleanza.

L'altra sera eravamo alla cena di Natale con l'azienda. Un paio di nordici hanno cominciato a lanciare commenti offensivi nei riguardi della cameriera che serviva al nostro tavolo. Secondo loro era stupida e scema, perché gli ordini non arrivavano con sufficiente velocità. Sapete, il ristorante era completamente vuoto, c'eravamo solo noi, quindi se la mia birra non arriva entro un minuto dall'ordine vuol dire che la cameriera è stupida. Non incapace sul lavoro, non imbranata. Stupida.

Infastidito, ho provato a buttarla in ridere, dicendo ammiccante che in fondo non è certo per il cervello che le donne ci piacciono, no? Il collega nordico (non tedesco) mi risponde tutto serio “allora la tua ragazza è stupida?”

Qui il processo è interessante. Primo, non sono riusciti a comprendere che con quella frase non affermavo il suo senso letterale. Dal loro punto di vista, era sì una battuta, ma di un maschilista che pensa che le donne siano stupide. Secondo, una battuta fintamente sessista provoca imbarazzo, perché non si può dire “donna stupida” in pubblico, mentre è lecito dare della stupida ad una cameriera solo perché sta facendo il suo lavoro in un ristorante pieno di gente e non passa tutta la sera a chiedere a te povera stellina quanti cubetti di ghiaccio vuoi nel bicchiere (cosa che non sarebbe successa se il cameriere fosse stato maschio, ci scommetto la cistifellea).

In questo caso è stata colpa mia, perché avrei dovuto sapere che quella è la reazione standard alle battute. Il mio consiglio è di ricordare che quando si parla con i nordici si deve dire tutto attraverso frasi non ambigue, prive di domande retoriche, senza ricorrere al linguaggio del corpo e agli ammiccamenti del tono di voce.

Non ricorrete mai agli “eeeeh”, ai “capisc' a me”, agli occhiolini tipo “ci siamo capiti”. Sia il vostro parlare sì sì, no no. Il di più viene dal maligno.

(soprattutto, sperate che la ditta organizzi la cena di Natale in un ristorante meno a buon mercato, così non ci saranno problemi con le cameriere troppo indaffarate)


Eroe del nostro tempo

Fermi tutti. Mi sono informato e scopro che Assange sta diventando un eroe moderno per i motivi sbagliati. Tutto questo ciarlare di libertà di informazione sta nascondendo la vera ragione della grandezza di Assange. Dobbiamo ristabilire la verità.

Premetto che non condivido necessariamente le azioni dell'uomo dal capello bianco, ma gli riconosco di avere cojones.
... e un gancio per le teste dei mostri

Tutto comincia quando il biancocrinito vola in Svezia. Va a un convegno dei socialdemocratici e conosce una signora appartenente a tale partito. Una nota femminista. Ora, fate bene attenzione, perché una socialdemocratica femminista svedese è una che non scherza per niente quando si tratta di maschi, è una seria veramente. In più questa particolare femminista svedese – se non ho capito male – ha scritto un libro in cui spiega che le donne devono vendicarsi degli uomini. Un peperino da antologia.

Quando lo viene a sapere, il biancocrinito proclama “sfida accettata!” e lo stesso giorno se la porta a letto, sussurandole “chi è che si vendica eh? Chi è che si vendica?” Non contento, al medesimo convegno, conosce un'altra donna, e il medesimo giorno si porta a letto anche lei!

Solo che l'avevano avvertito, guarda che in Svezia c'è una legge per cui se hai rapporti sessuali e non indossi il preservativo contro il volere o all'oscuro della compagna commetti un reato penale. E senza indugio, il nostro ha proclamato “sfida accettata!” e con entrambe le signore si è prodigato in una illecita cavalcata a pelo, in ispregio della legge e delle femminste svedesi.

Poi c'è la questione dei messaggi segreti delle ambasciate americane. La perdita dei documenti era un fatto noto alle autorità, di cui si sa anche il responsabile, un soldato che è stato chiuso in un cella la cui unica chiave è stata inserita nel prossimo programma spaziale per la conquista di Marte. Questo disgraziato non se lo è filato mai nessuno, nemmeno so come si chiami, ed è destinato a marcire in gattabuia ignorato anche da sua madre.

Assange si è trovato in mano questi documenti, in cui si dice che in Iraq c'è la sabbia, in Russia bevono la vodka e dai quali si evince che gli americani non hanno ancora capito che quando in Italia uno ti confida che il capo è stanco per colpa dell'attività sessuale è un complimento e una fanfaronata, non un dispaccio segreto. Monta un hype a riguardo che nemmeno ai tempi del Segway, pubblica sta roba inutile e basta, diventa l'immagine della libertà del giornalismo e adesso si trova con le polizie di tutto il mondo che lo cercano. Ma non per i documenti segreti: per aver trombato senza preservativo!

È chiaro dunque che quest'uomo è un genio, è un troll talmente perfetto da scavalcare gli argini della trollitudine e ascendere all'empireo dei grandi di questa Terra. Purtroppo verrà ricordato come un difensore della libertà o come il nemico pubblico numero uno, ma probabilmente anche questo era il suo piano da troll.

Gleba e birra


Dunque, poche cose al mondo reputo orrende come l'esibizione di potenza immaginaria, sia collettiva che individuale. Provo istintivo ribrezzo per il nazionalismo di qualunque genere, per il superomismo, per il machismo. Non sopporto coloro che si vantano, soprattutto di cose che accadono nell'intimità degli affetti e delle mura domestiche o alberghiere.

Veniamo al dunque. Come molti italiani, sono cresciuto nella consapevolezza che noi maschi si è mammoni. Perchè, si sa, noi italiani ci lasciamo allattare al seno fino a sopravvenuta morte della genitrice e per questo motivo siamo degli eterni adolescenti, incapaci di crescere e trasformarsi in persone normali.

Non come all'estero!

Non come in Germania, dove i maschi escono di casa a 18 anni per non fare mai più ritorno, diventando veri uomini e ingravidando femmine fino ai 23, per poi sposarsi, metter su famiglia e venire in vacanza in Italia ogni estate.

Capita però che qualche italiano mammone e immaturo in Germania ci finisca per davvero e cominci a vedere che le cose non stanno proprio così. All'inizio non lo nota, perché i maschi tedeschi hanno la tendenza a parlare sempre con la voce impostata, a ridere poco, a sembrare estremamente seri e impegnati e quindi ad essere tanto tanto maturi. Ma dopo anni di studio, di appostamenti, di notti all'addiaccio, ho finalmente scoperto il segreto nascosto di queste terre.

Il curatore del blog osserva il comportamento degli indigeni

Quel che non si dice della Germania è che i maschietti, a 18 anni o giù di lì, abbandonano il controllo da parte della madre, sì... ma per passare sotto il controllo della fidanzata. E “controllo” vuol proprio dire “controllo”.

Le madri tedesche impartiscono ai pargoli una disciplina sentimentale durissima. Non è che non vogliano bene ai propri figli, non è che non farebbero di tutto per renderli felici, non fanno mancare loro nulla, ma non li toccano, non sorridono, non manifestano alcun calore. Per contro, attraverso una diabolica e raffinatissima tecnica psicologica, li addestrano a pensare che se non accondiscendono ai voleri (non espressi) della madre, il mondo finirà in un bagno di sangue.

Mamma, mi vuoi bene?

All'arrivo della maggiore età, non è difficile capire perché un tedesco lasci la famiglia: non abbandona un luogo di affetti e di cure, ma un luogo di continua tensione emotiva. Ci dev'essere un senso di sollievo ad andarsene.

Quello che li aspetta è, per certi versi, ancor peggiore. Si troveranno una ragazza che raccoglierà con gioia i frutti della semina familiare. Il nostro maschietto è stato addestrato ad essere accondiscendente verso la figura femminile e ciò lo ha reso succube delle donne e incapace di opporre alcuna resistenza ai loro voleri, anche quando questo sarebbe più che giustificato. Dall'altra parte, la donna si sentirà e sarà in diritto di esercitare un imperium sulla vita del maschio tale da renderlo di fatto privo di autonomia decisionale. Inoltre, mentre la madre addestra e dunque usa munizioni a salve, la compagna userà munizioni vere: lei può abbandonarvi sul serio, e lasciarvi soli, e lo farà, quindi è meglio rigare dritto e sorridere sempre.

Basta seguire poche e semplici regole

Il rapporto di coppia tra italiani tende ad assumere connotati di serietà graduali. Si parte dal grado minimo, con poche aspettative e si progredisce. Tendenzialmente è il matrimonio che seriamente sancisce la serietà seria. Prima del matrimonio è concesso sbagliare e ritentare, almeno entro certi limiti, ed è prevista una soglia superficialità da ambo le parti, legata alla fase in cui si trova la relazione.

Tra tedeschi, al contrario, il maschio diventa proprietà esclusiva della donna e la relazione passa dal grado zero di non esistenza al grado mille di assoluta serietà. Tendenzialmente la diciottenne teutonica si aspetta di vivere more uxorio: dormire insieme, mangiare insieme, uscire insieme, fare i regali assieme, andare a pranzo dalle rispettive famiglie, passare il Natale insieme. Sempre. Dal primo giorno. Tutti i giorni. In tutto questo il maschietto non ha parte alcuna, se non la presenza.

In compenso le catene si portano con tutto

Consideriamo per semplificare quello che qui chiamano party, cioè una qualsiasi forma aggregativa che preveda la presenza di alcol e musica in un luogo chiuso, dalla serata in discoteca alla festa di compleanno. I maschi appaiati se ne rimarrano buoni a bere in silenzio senza disturbare, perché stranamente l'unica cosa che le compagne concedono loro è l'essere ubriachi, mentre qualsiasi altra manifestazione di attività bio-neurale viene aspramente biasimata. Significativamente i maschi non appaiati si comporteranno allo stesso modo, rimanendo tra di loro ed evitando gli individui del sesso opposto. Credo percepiscano il rischio di poter conoscere una ragazza e ne siano terrorizzati. E non so come dar loro torto: non sono in grado di difendersi e una donna è un avversario troppo forte.

Rituale di accoppiamento (Bassa Sassonia, ca. 2007)

A onor del vero, mi è anche capitato di vedere qualche tedesco che ci prova. È un vero spettacolo, commovente e tenero. C'è questo omaccione alto un metro e novanta con la voce finto-baritonale che fa e dice tutte le cose che noi tutti abbiamo fatto e detto. Ma quando avevamo 13 anni. L'imbarazzo, la timidezza, i discorsi fuori contesto, la paura di sbagliare. Da manuale proprio.

Allora, dando per scontato che in un mondo perfetto tutti dovrebbero essere maturi, responsabili e privi di difetti, mi chiedo: ma chi è veramente messo peggio? Io italiano sarò anche eccessivamente legato a mia madre, ma almeno lei mi ha nutrito, mi vuole bene sul serio e posso ragionevolmente contare sul fatto che un bel giorno non si sveglierà con l'idea di non parlarmi più. Insomma, ho qualche motivo per essere mammone. Loro tedeschi invece sono costantemente succubi della donna di turno, devono fare tutto quello che dice lei e non ottengono niente in cambio se non la facoltà di ubriacarsi, mentre non riescono a sviluppare alcuna autonomia e maturità sentimentale.

E se magari le lettrici dovessero pensare che uomini del genere siano comunque migliori di noi italiani, vi posso presentare qualche tedesca che non sarebbe decisamente d'accordo con voi.

Entomologia comparata, ovvero fenomenologia della striscia di jeans

Nel blog “Viva la fika” si parla di come le svedesi, oltre a essere il succoso frutto di decenni di eugenetica (decenni dopo la caduta del nazismo), non hanno alcun timore a mostrare il proprio corpo ed hanno un rapporto con l'altro sesso molto diverso dal nostro. Io, da buon italiano mossosi in Germania, ho notato la stessa situazione, anche se un po' meno estrema. Possiamo prendere come metro di paragone gli hotpants: in Italia li si vede raramente, in Germania sono normali, in Svezia sono talmente risicati da lasciar scoperta la vulva. Cercherò di mostrare come sono riuscito a razionalizzare tutto questo ed uscire dallo stato di perpetuo instupidimento cui ero preda al mio arrivo qui.

Per capire le differenze tra noi e loro nei rapporti tra sessi bisogna investigare in prima istanza le differenze nei rapporti sociali. Ci proverò con un esempio.

In Italia, se ci si trova in casa altrui, si verrà accolti con l'offerta di qualcosa da bere o da mangiare. A questa offerta, si risponde di no; a questo no, l'ospite insisterà; all'insistenza, si rimarca il no; l'ospite offrirà ancora una volta da bere o da mangiare; si declina educatamente; l'ospite si premurerà di chiedere se si vuole dell'altro; a questo punto, si chiede un caffè o qualcosa di simile. Comincia la conversazione.

In Germania, quando si arriva a casa di qualcuno, viene chiesto se si vuole qualcosa da bere. Se si risponde di sì, si aggiunge cosa si vuole. Se si risponde di no, l'argomento cade e si passa ad altro.

Apparentemente il metodo tedesco è più logico: sì significa sì e no significa no. Semplice e lineare. Il metodo italiano prevede invece un rito che ha delle dinamiche abbastanza precise da rispettare: si dice di no sapendo che l'altro insisterà, si insiste sapendo che l'altro dirà di no; l'ospite si offenderebbe se alla prima offerta ricevesse come risposta “una birra, grazie”; ci si offenderebbe se il primo no fosse inteso come un no. Ma tutto questo non è una complicazione, è il modo in cui creiamo un cuscinetto ammortizzatore da impiegare nei rapporti sociali.

Ogni rapporto sociale è potenzialmente uno scontro. Nella nostra cultura, lo scontro viene evitato per mezzo di questa danza di offerte e di rifiuti, all'interno della quale entrambe le parti hanno modo di gestire il contatto e di modularlo a seconda delle occasioni. Per esempio, se vi offrono del vino e voi siete astemi, ma non avete voglia di dare spiegazioni, un rituale del genere vi permette di evitare di bere del vino senza per questo impedire all'ospite di darvi il benvenuto nella maniera appropriata. Per quanto complicato possa sembrare, ha una utilità precisa.

Nella cultura tedesca questo cuscinetto non esiste. Non esistono forme ritualizzate di approccio che possano prevenire o attutire gli scontri. Ti offro da bere, se hai sete prendi una birra, se non hai sete non la prendi. Il problema è che anche i tedeschi non cercano lo scontro nei rapporti sociali, tanto quanto noi. La soluzione adottata è quindi diversa e duplice. La prima forma di protezione è la prevenzione: poiché ogni rapporto sociale è potenzialmente uno scontro, ognuno si deve muovere sempre con la massima cautela ed evitare di urtare gli altri. Anche gli amici. Anche la famiglia. In mancanza di un ammortizzatore che si frapponga tra due parti che entrano in contatto, diviene naturale per entrambe approcciarsi nella maniera più lenta e delicata possibile. Conseguenza di questo modo di gestire i rapporti sociali è che ogni rapporto è sempre estremamente formalizzato.

Ma una vita di incontri formalizzati non è sostenibile. Ed ecco che entra in scena la soluzione 2: l'alcol. L'alcol è il vero promotore dei rapporti sociali, avendo la nota caratteristica di sopprimere i freni inibitori, e funziona in due sensi: toglie la paura di creare lo scontro e toglie la paura di subire lo scontro.

Partendo da questa premessa, è facile capire le ragioni del diverso approccio all'altro sesso tra noi e i nordici. Essendo i rapporti erotici un sottoinsieme dei rapporti sociali, valgono le stesse regole, soltanto che sono un pochino più rigide, perché instaurare un rapporto di natura erotica può portare a danni assai maggiori. Il corteggiamento, più prosaicamente noto come “provarci”, svolge questa funzione di cuscinetto ammortizzatore, solo che è più spesso perché gli urti in gioco sono più forti.

La legge del corteggiamento prevede la presenza del maschio attivo che però non deve esagerare; così come la donna non deve cedere subito e però ha la facoltà di dire sì anche dopo una lunga serie di no. Funziona come con l'ospite: insistere e rifiutare, insistere e rifiutare.

Nella nostra cultura non mancano le giovani donne che fanno sesso per divertimento, direi nella stessa percentuale che in Germania (statistica spannometrica operata per mezzo dei miei occhi), soltanto che anche la più disinibita delle italiane si muove all'interno di questo meccanismo sociale. Di conseguenza, un minimo di ritualità serve anche per la più veloce delle sveltine.

In Germania tutto questo non è attuabile. Se già nei rapporti sociali quotidiani è difficile muoversi, un rapporto di natura erotica è un'impresa che presenta troppi rischi: si può offendere la donna oggetto di attenzioni, si può scoprire che quella donna in realtà non piace, si può essere rifiutati. In sostanza, poiché la posta in gioco è molto alta e non ci sono strumenti codificati per capire se sia possibile procedere o meno, il tedesco preferisce non agire. È come se foste all'ultima mano di poker, aveste la possibilità di vincere molto o di perdere tutto e non conosceste le regole del poker: l'unica scelta è abbandonare.

Dunque i tedeschi applicano la prima delle loro strategie sociali, e si muovono con ancor più cautela del solito. Che è l'esatto contrario di quello che si dovrebbe fare per ottenere un risultato. Per paura di far più danno, agiscono ancor meno. Ad un italiano, danno l'impressione di non essere interessati alle donne o al sesso. Questo non mi è mai sembrato vero, perché in tutte le città tedesche i bordelli fioriscono e non sono dei buchi nauseabondi, sono dei posti tranquilli dove ci va la gente normale, vale a dire che al tedesco medio il sesso interessa.

Qui possiamo vedere come la cultura italiana, seppur più complessa di quella tedesca, all'atto pratico permetta un punto di contatto tra i due sessi, che invece la cultura tedesca non riesce a sviluppare. È obbligatorio quindi passare alla fase 2, l'alcol, che viene utilizzato da entrambi i sessi per poter permettere l'approccio. Questa è la parte che noi non possiamo comprendere, ma che credo si possa considerare maggioritaria nei Paesi del nord Europa. L'incontro tra uomo e donna avviene per mezzo dell'eliminazione meccanica delle naturali barriere sociali che impediscono a due sconosciuti di finire a letto assieme.

A quel punto io non so più cosa accada nella testa dei tedeschi, perché non capirò mai che piacere si provi ad andare sbronzi con una donna sbronza, la quale peraltro non sta venendo a letto con te, e non sta nemmeno venendo con te per fare un po' di sesso: semplicemente non sa cosa sta facendo perché è stonata, quindi se tu le recitassi la Divina Commedia sarebbe lo stesso.

In questo contesto, è chiaro che le donne sono molto più attive che da noi nel processo di ricerca di un partner, perché devono in qualche modo compensare l'inattività dei maschi. È anche comprensibile l'abbigliamento provocante: per poter mandare messaggi di disponibilità percepibili sono costrette ad alzare il livello della provocazione ai massimi livelli (e tuttavia non serve a molto).

Non c'è bisogno di dire che questi meccanismi non sono coscienti: così come noi agiamo senza pensare e diamo vita alla danza dell'insistere e rifiutare, così le donne tedesche o nordiche non pensano a mandare segnali sessuali quando si vestono. Sono tutti aspetti che si danno per scontanti e che si mettono in pratica in maniera automatica.

Quando sbarcano in Italia, quindi, le nordiche vanno in giro mezze nude non per provocare, ma semplicemente perché non hanno coscienza di quello stanno facendo all'interno della diversa cultura. Al contrario, se un maschio italiano va a nord e tende ad approcciare le donne allo stesso modo in cui lo farebbe in Italia, trova molta più facilità ad entrare in contatto, per due ragioni: primo, non sono abituate ad avere un uomo che si approccia e quindi non hanno difese preventive nei vostri confronti; secondo, il corteggiamento appare come una serie di messaggi confusi, in cui non è chiaro cosa il maschio voglia, ma apparentemente non c'è nulla di sessuale, e quindi non scatta “l'allarme rosso”.

Ciò detto, spero sia risultato evidente che le tedesche e (immagino) tutte le nordiche, non sono più o meno facili delle italiane. Semplicemente nella loro cultura i rapporti sociali vengono gestiti in maniera diversa e quando le due culture entrano in contatto è molto difficile comprendersi, perché ognuno interpreta i messaggi dell'altro con il proprio alfabeto, e ne ricava un testo diverso da quello originariamente inteso.

Una curiosa mancanza

Stavo pensando che, a mia conoscenza, non esistono termini volgari che indichino il clitoride. È strano, perché in italiano solitamente vi è un vocabolario assai ricco e molto “rude” per indicare la zona genitale e anale.
L'unica spiegazione è che fino a pochissimo tempo fa, generalmente, nessuno sapesse dell'esistenza del clitoride.
Interessante.

Le streghe sono andate via

C'è una cosa che apprezzo molto nelle donne: non amano parlare di politica. Una conversazione con una donna parte sempre col piede giusto, perché so che non arriveremo a parlarne, a meno che non sia io a farlo (e non lo faccio). Dev'essere la mancanza di quella componente tipicamente maschile che rende necessario appartenere ad un gruppo e inscenare una guerra ritualizzata contro un altro gruppo. E' lo stesso motivo per cui le donne non seguono il calcio. Ora che ci penso, nel mio ufficio i maschi parlano sempre di politica e di calcio, alternando i due argomenti in maniera assolutamente semplice ed automatica, senza cambiare tono di voce né modo d'argomentare.

Se avete la licenza elementare, saprete che se c'è una caratteristica intrinsecamente buona nell'essere donna, puntualmente si presenterà una femminista a volerla distruggere. Io, che ho anche la terza media, ho da poco scoperto che, per sapere quale sia il perbenismo degli anni duemila, bisogna leggere il sito di Micromega. E' davvero meraviglioso. Hanno tutte queste ricettine semplici semplici per salvare il mondo, solo che si vede benissimo che chi scrive viene da un mondo altro, leggermente meno schifoso di quello in cui viviamo noi. Immaginate di essere stuprati da Lexington Steele e mentre siete in ospedale che ancora cercate di capire come abbiate potuto non vedere quel dannato treno, arriva uno di Micromega on-line e cerca di spiegarvi perché nella nostra società il massaggio prostatico non è sufficientemente valorizzato. Rende l'idea?

Poiché tutto ciò che era rivoluzionario diventa col tempo perbenismo della peggior risma, era inevitabile che anche il femminismo divenisse una nuova forma di perbenismo. E siccome Micromega sta diventando il campione del perbenismo, non poteva dedicarci il suo bravo articoletto femminista.

Che inizia subito bene: “L’ 82% dei senatori, il 79% dei deputati e il 77% dei ministri sono uomini”. Bene, che c'è di male? Se fossi una donna sventolerei con orgoglio questi dati. Andrei da mio marito e con aria beffarda gli farei vedere chi sono quelli come lui. Girerei per strada a testa alta sapendo che così poche appartenenti al mio genere sono dei politici. Invece per le articoliste questa sarebbe una forma di discriminazione. Non riesco a capire il perché: è risaputo che le donne non amano il tifo e l'imbrancamento tipicamente maschili e quindi evitano le assemblee e gli stadi. Ottimo, no? Cioè, le donne avranno altri difetti, ma questo è indiscutibilmente un punto a loro favore. Invece no. La tesi proposta è che bisognerebbe arrivare ad un Parlamento col 50% di donne.

Leggendo l'articolo, capisco che le autrici hanno un po' di confusione in testa. Secondo loro, se metà della popolazione è composta da donne, allora metà dei parlamentari dovrebbe essere donna; se così non è, vuol dire che gli uomini imbrogliano. Qualcuno dovrebbe spiegare loro che il Parlamento non rappresenta la composizione statistica della popolazione, altrimenti la politica dovrebbe essere gestita come un sondaggio. Cioè, dovrebbe fare quello di cui viene sempre accusato il Berluscone. Il Parlamento invece rappresenta la volontà degli elettori che, per quel che ne sappiamo, potrebbero un giorno voler mandare a Montecitorio i più noti dj della Romagna, e non gli si potrebbe dire niente.

Ma le nostre intrepide redattrici non sono così sprovvedute. Loro sanno benissimo che la composizione del Parlamento non dipende dalla volontà degli elettori, visto che viene stabilita a tavolino da associazioni private non elette, i partiti. Ma siccome scrivono per il sito del nuovo perbenismo, si guardano bene dal dire una cosa del genere. Però devono anche trovare un modo per cambiare le cose. Quindi le suffragette cosa fanno? Scrivono un cento righe per arrivare a proporre che i partiti siano obbligati a candidare delle donne per una cifra che arrivi al 50% del totale dei candidati.

Capito le furbacchione? Sanno benissimo che i giochi politici sono fatti dalle segreterie di partito e che le elezioni sono solo un rito privo di significato, solo che a loro non interessa questo. A loro interessa arrivare alla cadrega e per ottenere la cadrega bisogna che il partito decida che loro arriveranno alla cadrega. Soluzione: facciamo una legge che obblighi i partiti a decidere che loro arriveranno alla cadrega. Mefistofelico.

Per educazione non farò notare che non gli è nemmeno passata per la testa l'idea che, se fosse vero che metà dell'elettorato vuole delle donne parlamentari e Presidenti del Consiglio, basterebbe candidare un po' di donne in una lista indipendente e vincerebbero a mani basse tutto il vincibile, totalizzando più voti di tutto il vecchio Pentapartito messo insieme. Meglio pretendere che gli altri ti assicurino il posto in prima fila, naturalmente.

Comunque basta avere pazienza, con il tempo ascolteremo sempre più personaggi di tal fatta, che propongono le idee più strampalate pur di ottenere un scranno del valore di 20000 euro al mese più pensione e viaggi gratis. Aspettate solo che il Berluscone si tolga di torno e finalmente potremo goderci degli spettacoli come si deve. Prepariamo il popocorn.

(E questi sono i progressisti che operano per un mondo migliore. Non immagino neanche che proposte possano fare gli altri).