Dalle stalle alle stelle
Musica, e sai cosa ascolti
- L'artista deve appartenere al genere con il quale si ha piacere di avere relazioni di natura intima.
- L'artista deve suscitare alla vista desideri sconci e impudichi.
- L'artista deve avere un look provocante e sopra le righe.
- Le canzoni devono essere sufficientemente note da poter essere facilmente trovate nei principali canali di streaming, come YouTube o Grooveshark.
- Gli album devono facilmente essere reperibili su Megaupload, Rapidshare e simili.
- Le canzoni devono mettere allegria in situazioni come la metropolitana affollata, i fogli excel sullo schermo, amici e colleghi che parlano di politica eccetera.
- La musica deve far muovere il piedino o la testina.
Filastrocca
Veneziani gran signori,
Padovani gran dotori,
Visentini magna gati,
Veronesi tuti mati,
Udinesi castelani
col cognome de Furlani,
Trevisani pan e tripe,
Rovigoti baco e pipe,
i Cremaschi fa cojoni,
i Bressan tajacantoni,
ghe n'è anca de pì tristi:
Bergamaschi brusa cristi.
E belun? Porea Belun
te si proprio de nisun
Sinestesie
Uno dei fatti della vita che ho compreso solo in età adulta era la critica alle festività consumistiche e alla loro retorica dei buoni sentimenti. In passato non la capivo perché, essendo nato e cresciuto in terra cattolica, per me le festività erano principalmente un duro periodo dedicato all'obbligatorietà dell'azione religiosa. Ora, invece, che vivo in
Un bambino nordico cresce sapendo che un giorno all'anno, per qualche inspiegabile motivo, ci si fanno i regali e a lui spetta, senza motivo, quello più
La sera della vigilia, mentre i bambini nordici scartavano i pacchi, noi si doveva stare svegli per andare alla messa di mezzanotte, messa cantata e quindi ancor più insostenibile.
Poi c'è il carnevale, che per i tedeschi esiste senza un perché e finisce un martedì
Poi c'è la Pasqua. Per i tedeschi, la Pasqua è una festa priva di motivo in cui la famiglia si scambia i regali. Per noi era la festa più importante della cristianità, ma non capivamo perché, visto che i regali si ricevevano a Natale. Quindi serviva una doppia razione di catechismo per insegnarci che il Natale non contava poi così tanto (avrei giurato che il dicembre precedente avessero detto altro, però) e che la Pasqua era la vera festa. E via di nuovo, Vangelo e confessioni, confessioni e peccati. Ma tutto amplificato, perché qui si parlava di Gesù ucciso dagli uomini e quegli uomini eravamo noi, noi bambini avevamo ucciso Gesù, dannati piccoli assassini. Ed infatti, mentre i bambini nordici ricevono doni, noi aspettavamo rassegnati la settimana intera di messe cantate. Giovedì, venerdì (due volte, alle 15, quando è morto e alla sera, ripercorrendo tutta la Passione), sabato la veglia e domenica mattina. Ci sarebbe stato anche il lunedì, ma non eravamo così tanto devoti.
Adesso che sono grande, invece di imporre ai miei figli questa trafila, ogni anno devo spiegare cosa sia la Pasqua, che Gesù è morto e risorto, che resurrezione vuol dire che il corpo intero si è rialzato, non solo l'anima, eccetera eccetera.
Nelle feste non doveva esserci nessun divertimento e nessun autocompiacimento. Per noi erano solo la tortura delle infinite messe cantate, dell'incenso che brucia le narici, delle catechiste che controllano come stai seduto e come stai in piedi. Era una dura disciplina che ci formava, anche se tutti inevitabilmente prima o poi lasciavamo perdere appena divenuti un po' più grandi: la vera educazione non è quella che si perpetua all'infinito ma quella che ti condiziona per sempre.
Immaginate dunque come possa sentirmi in mezzo a gente che ostenta buoni sentimenti, salamelecchi e smielosità varie. Per esempio, almeno nella zona da cui provine la mia Frau, la domenica di Pasqua fanno un gioco che non so neanche come descrivere. Ognuno prepara dei piccoli regali e dolcetti per gli altri e li nasconde (per modo di dire) in giardino e poi tutti devono trovare i loro. Esclusi i casi in cui siano presenti bambini, la scenetta è disgustosa: vedere persone adulte che fanno finta di stupirsi per aver trovato un sacchetto di cioccolatini è francamente impressionante. Capite che quando sento parlare di efficienza tedesca, di asprezza
E mi vien voglia di tornare a quand'ero bambino, quando la Pasqua era un Dio tumefatto e sanguinante, torturato fino allo sfinimento, tradito dagli amici, abbandonato da suo Padre che poi era Lui, quindi un Dio abbandonato da sé stesso; sua madre che vede il centurione infilzarlo con una lancia, le donne che prendono il cadavere e lo depongono in una tomba che non era nemmeno la sua; le infinite messe cantate, l'incenso che satura l'aria; rimpiango persino quel prete che una volta venne nella nostra parrocchia a celebrare la messa, che pareva un personaggio uscito dal Nome della Rosa e tuonava contro il diavolo e ci metteva in guardia dai piaceri del mondo terreno.
E niente, per me Pasqua è la Missa Brevis di Palestrina che profuma di incenso. E senza bisogno di LSD.
Jukebox
Di tanto in tanto alcuni dei miei lettori si dilettano nei loro blog a discutere di musica, solitamente dedicandosi a generi non più praticati da decenni oppure alle vite degli interpreti, persone gravemente afflitte da disturbi del comportamento ma anche così gentili da averci privato della loro presenza in vari modi, mai banali, in giovane età. La discussione è più una forma di combattimento rituale, in cui si mostrano le gengive e si lanciano ossa animali raccolte da terra. Niente di pericoloso.
Tra gli altri blogger, invece (soprattutto quelli più in vista e i loro epigoni) vige la pratica di guardare tutte le puntate del festival di San Remo, per poi debitamente stroncarle sul proprio blog. Sarebbe del tutto pleonastico far notare che costoro ricordano i vecchi giudici d'un tempo, canzonati dal popolino perché – colla scusa di far rispettare la legge – andavano a guardare i film sconci. Orsù, se volete guardare il festival di San Remo, ebbene fatelo, ma non cercate di lavarvi la coscienza parlandone male: non funziona.
Tutto questo per dire che, in attesa del prossimo post, potete ascoltare un po' di buona musica.
Confesso: sono figlio di un predicatore
Volevo solo dare spazio ad una cantante che in Italia non ha lasciato un grosso ricordo di sé. Ebbe parecchio successo negli anni '60 in patria, l'Inghilterra, ma non so quale sia stata la sua influenza sulle generazioni future (a parte una cover dei Cypress Hill). Ah, ha pure partecipato ad un Festival di San Remo, non s'è fatta mancare niente. Di lei mi piace soprattutto che sono l'unica persona che ho mai incontrato in vita mia che la conosce e l'apprezza. Signore e signori, Dusty Springfield (in coda, piccola comparazione che spiega la differenza tra la musichetta strappalacrime italiana e la musica leggera propriamente detta).
Ed ora una canzone, due versioni. Apprezzate le differenze.
Versione italiana
Versione bella
Dimenticavo: se qualcuno non fosse d'accordo con questo post, in fondo a destra c'è la porta. E non mi interessa se suonate i bonghi da Dio. La porta continua a rimanere in fondo a destra. Grazie.
Clash of civilizations
Un prete in un orfanotrofio per sole bambine, con a disposizione manodopera minorile gratuita, il quale, pagato dallo Stato per celebrare una guerra vittoriosa contro un Paese islamico, rielabora una delle storie più importanti della tradizione ebraica. Cosa pensate possa uscirne?
Qualcosa del genere?














