200 e cambio di rotta
Languore
Leggi che diventi grande/1
![]() |
| Sì. |
![]() |
| Classica è una vignetta che non ha mai finito di dire quello che ha da dire. |
![]() |
| Quanti editoriali servono per cambiare la tua visione dell'universo? |
![]() |
| " 'zzo dici, vecchio? Sapevano già tutto nel 3000 a.C." |
Graditi ritorni
100 lire
Per colpa di qualcuno, non si fa credito a nessuno
Copiare, diffondere e piratare
- la fonte originale venga sempre indicata per mezzo del link, ma senza far credere che vi sia una qualche approvazione da parte mia di chi copia o del suo lavoro.
- non ci sia scopo di lucro. Potete stampare anche tutto il blog, ma non potete farlo per guadagnarci. Potete organizzare delle pubbliche letture dei post più interessanti, ma non potete far pagare la gente per ascoltare. E via dicendo.
- non creiate opere derivate da esso. Significa che non potete dirigere un film basato sul contenuto del blog, o un fumetto; significa anche che non potete tradurlo in un'altra lingua.
Centesimo post
E ci lamentavamo di "cmq" e "xké"
di gente in gente (cit.), me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
il fior de' tuoi gentil anni caduto.
quello mi sembra superiore agli dei - se non suona bestemmia -, (cit.)
perché, seduto innanzi a tè, senza scomporsi,(cit.)
ti vede e ti ascolta,(cit.)
mentre dolcemente sorridi; a un tuo sorriso invece io miseramente(cit.)
mi sento tutto svenire, perché non appena
ti scorgo, o Lesbia, non mi rimane neppure
un filo di voce.
Si paralizza la lingua, una sottile folgore(cit.)
di un interno suono, mi cala sugli occhi(cit.)
duplicata la notte.(cit.)
Allora, ieri avevo voglia di smanettare con il PC e allora ho pensato che potevo installare questo software che promette di boostare le prestazioni della CPU e di sfruttare al 100% la mia SV nVidia [cosa che avevo già fatto il mese scorso NdA] e allora ho cercato dappertutto ma non riesco a trovarlo.
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.
Jukebox
Di tanto in tanto alcuni dei miei lettori si dilettano nei loro blog a discutere di musica, solitamente dedicandosi a generi non più praticati da decenni oppure alle vite degli interpreti, persone gravemente afflitte da disturbi del comportamento ma anche così gentili da averci privato della loro presenza in vari modi, mai banali, in giovane età. La discussione è più una forma di combattimento rituale, in cui si mostrano le gengive e si lanciano ossa animali raccolte da terra. Niente di pericoloso.
Tra gli altri blogger, invece (soprattutto quelli più in vista e i loro epigoni) vige la pratica di guardare tutte le puntate del festival di San Remo, per poi debitamente stroncarle sul proprio blog. Sarebbe del tutto pleonastico far notare che costoro ricordano i vecchi giudici d'un tempo, canzonati dal popolino perché – colla scusa di far rispettare la legge – andavano a guardare i film sconci. Orsù, se volete guardare il festival di San Remo, ebbene fatelo, ma non cercate di lavarvi la coscienza parlandone male: non funziona.
Tutto questo per dire che, in attesa del prossimo post, potete ascoltare un po' di buona musica.
Automessaggio autopromozionale
Poiché sto cercando di migliorare la mia faccia di tolla, che di solito non viene molto bene, ho pensato di usare un post per promuovere me stesso. Vi invito quindi tutti a leggere l'ultima parte del progetto che sto tenendo in piedi insieme a questo bloggheto.
Se fate un salto e seguite il link, ci troverete un racconto. Non sono racconti brevi slegati, ma una storia che si dipana (fico, erano anni che volevo usare il verbo “dipanare”) a puntate, ad un ritmo che varia a seconda di come vanno le cose nella mia vita reale. E daiquanta voglia ho di scrivere. Quindi se capitate lì per la prima volta, consiglio di partire dal primo post a salire, in ordine cronologico.
Il principio che sta alla base di quel progetto è lo stesso che sta alla base di questo blog: fare qualcosa che mi piacerebbe trovare in internet ma che non trovo; dato che non la trovo, la faccio io e poi me la vado a leggere e mi dico “ma quanto è bello l'internèt che ci trovi queste cose interessanti.”
Non ci guadagno niente, sia chiaro. Ma chiaramente la speranza è che un giorno sciami di groupie si accalchino alla porta del mio hotel. O anche di casa mia, va bene lo stesso. E poi io con le groupie non me la tirerei per niente e le farei entrare tutte.
Lo so, lo so che le groupie seguono i musicisti, ma io non so suonare e comunque mi piacciono le groupie con gli occhiali.
Non mi resta altro che augurarvi buona lettura. Per proseguire seguite il link sottostante:
Intervention
Sebbene il titolo possa far pensare ad una puntata di How I Met Your Mother, la questione è un'altra. Vorrei chiedere ai miei esperti lettori se conoscono un modo per impedirmi di accedere ad internet oltre una soglia di tempo determinata. In pratica vorrei sapere se sia possibile impedire la navigazione se non per una soglia di tempo predeterminata, oltre la quale scatta il blocco automatico.
Poiché è evidente che la mia forza di volontà non è sufficiente, devo trovare un modo per impedirmi di stare attaccato alla rete tutto il tempo, ma le mie conoscenze tecniche sono indaguate allo scopo. La condizione sta scivolando nel patologico: ormai non gioco più ai videogiochi pur di navigare. Probabilmente metà delle cose che conosco di Ubuntu le so perché navigare nel forum è una buona scusa per stare in internet (Linux è così difficile che devo passare giorni e giorni sul forum per capire come funzionano le cose; non è mica colpa mia).
Vanno bene anche consigli su come eventualmente siete usciti dal tunnel voi, ma tanto so già che non funzioneranno, ahimé.
Il guretto è coprolalico
Senza voler iniziare la fiera delle banalità, ma un aspetto peculiare del webduepuntozero è che permette la riproduzione su scala minore ma estremamente capillare di certe dinamiche già presenti nella società che finora erano limitate per ragioni economiche e tecniche. Una di esse è la proliferazione di guru in miniatura, di guretti potremmo dire, cioè di personalità o di autori che radunano attorno a sé folte schiere di lettori che li considerano dei veri maestri del pensiero. Per un po' mi sono interessato a queste personalità, praticamente dei blogger, per capire come mai riscuotano così tanto successo. Voglio sottolineare che non ho un blog particolare in mente, l'analisi potrebbe essere la stessa per blog con un milione di visitatori unici al giorno, come per il blog da 500 accessi al giorno. È solo il meccanismo che mi interessa.
Un giorno mi sono messo a leggere tutti i blog “famosi” di cui ero a conoscenza o di cui si sentiva parlare in rete. Famoso è in senso lato: diciamo quelli che bene o male un po' tutti conoscono in rete, non solo il blog di Grillo. Per ognuno di essi sono passato grossomodo attraverso le medesime fasi di approccio: ad una iniziale fascinazione seguivano una parziale affezione ed una relativa assiduità delle visite al blog. Dopo qualche tempo, iniziano a affiorare i primi sentimenti di critica verso i contenuti. Poi subentra un malcelato senso di avversione finché non arriva il desiderio di rompere con il blog in questione.
Ho trascorso molte pause pranzo e caffè rimugiando la cosa, perché trovavo davvero interessante che i vari guretti della blogosfera, pur tutti diversi tra loro, riuscissero a farmi passare attraverso gli stessi stati d'animo senza che io quasi me ne accorgessi. Finché ho udito il plick delle dita che schioccano e ho capito di aver capito.
Primo: il guretto non ha successo per quello che dice. Dei guretti che ho letto, mi sono reso conto che nessuno proponeva niente di particolarmente intelligente o eterodosso o trasgressivo. Il mero contenuto si limitava a esporre pensieri già noti e ampiamente dibattutti. Credo che la fascinazione derivasse proprio dal fatto di leggere un pensiero che di fatto condividevo anche io. Come quando si incontra qualcuno e si scopre di avere gli stessi gusti musicali, questo crea una connessione ed un interesse che riescono a rompere l'iniziale differenza.
Se il blogger in questione scrivere per più di qualche volta un post che piace, si attiva un meccanismo di autosoddisfazione. È in parte lo stesso meccanismo grazie al quale le serie poliziesche o mediche hanno successo: che senso ha guardare i vari episodi di un telefilm in cui si sa già che il poliziotto stanerà l'assassino e il medico guarirà il paziente affetto dal più raro morbo conosciuto? Perché rassicura e conferma, e questo dà piacere. Periodicamente si va a leggere dei pensieri che già si condividono e questo provoca soddisfazione perché conferma i nostri pregiudizi, cioè l'idea che noi ci siamo fatti della realtà e che portiamo con noi come strumento per codificare il mondo.
Sul lungo termine però questa è una strategia pericolosa. Mentre con le storie alla tv ho fatto il tacito accordo di ricevere del piacere in cambio della non critica, perché ambo le parti convengono che si tratta di mero entertainment, quando si leggono i blog dei guretti questo non può avvenire, visto che il guretto non vuole intrattenere, ma spiegare ed educare ed informare. E se il guretto ti spinge a pensare, spingi che ti spingi arrivi a pensare anche riguardo al guretto medesimo. E quando la prima crepa è in vista, la diga è pronta a crollare. Principalmente il problema è che, leggendo assiduamente, col tempo si cominciano a vedere incongruenze con quanto scritto in precedenza, il persistere su certi temi con eccessiva acribia, una certa intransigenza di posizioni...
Alla fine, quando si prova a smontare razionalmente una sola idea del guretto con la quale non si è d'accordo, a causa della mole di inesattezze e contraddizioni ci si trova a dover lasciar perdere la discussione e a dedicarsi al debunking a tempo pieno. Io, siccome penso che il debunking sia un pessimo modo di occupare il proprio tempo, di solito mi fermo qui. Anche se poi scopro che ho voglia comunque di leggere quello che il guretto dice.
Partendo da questi presupposti, credo di poter dire che per avere un blog di successo non serve molto. Bastano uno o due contenuti, massimo tre a voler esagerare. Quei contenuti vanno riproposti con costanza e vanno gradatamente trasformati da opinione personale a strumento gnoseologico universale. Non è davvero importante cosa pensate, l'importante è che sia condivisibile dagli altri. Non ci sarà mai un blog di successo che parli di come molestare i ragazzini prepuberi, ma partendo da argomenti di per sé “giusti” si può arrivare ovunque. Esempi a caso: meno tasse, meno inquinamento, più salute sono tutti temi che non trovano una avversione di base. Conoscete qualcuno che sia favorevole all'inquinamento o alle tasse elevate? No, spero.
Quando si scrive un post, articolare il ragionamento in maniera complessa non paga. Una volta trovata un'idea di base che si accordi ad uno dei contenuti che veicolate, ripetetela in continuazione per tutta la lunghezza del post. Il rapporto di causa ed effetto non serve a niente. Limitarsi a giustapporre delle frasi che rimandano costantemente all'idea di base è la strategia migliore.
Ultimo ma non per importanza, la forma. Per quanto il contenuto sia indispensabile, il modo in cui lo esponete lo è altrettanto. La cosa migliore è avere un atteggiamento aggressivo, meglio se rivolto ad un gruppo particolare. Quale gruppo scegliete è meno importante di sceglierne uno. Chiaramente è meglio evitare di attaccare certi gruppi già vittime di persecuzioni in passato: non significa che la strategia non funzionerebbe, ma vi creereste da subito molti nemici. E sareste degli stronzi. E poi di gruppi ce ne sono tantissimi: comunisti, fascisti, capitalisti, massoni, donne, uomini, giovani, non ci facciamo mancare niente.
Anche il linguaggio deve essere aggressivo: l'uso del turpiloquio è fondamentale. Noi italiani – che facciamo un uso smodato di parolacce e bestemmie – quando le leggiamo nei blog vediamo confermate le nostre abitudini e questo piace. Anche se si dice che si usano le parolacce per andare contro al conformismo del politicamente corretto (palle).
Ricapitolando: poche idee, non argomentate, ripetute con regolarità; atteggiamento aggressivo e uso del turpiloquio. Ora siete pronti per essere dei guretti perfetti.
Per testare la vostra popolarità, assolutamente non perdete tempo a valutare i consensi che ricevete. La popolarità si misura in base all'odio e agli insulti ricevuti. Avendo scelto di essere guretti, avete anche scelto di parlare alla pancia del lettore e quindi alle sue emozioni. Se siete dei veri guretti, riuscirete a smuovere le emozioni di chi non la pensa come voi, scatenando reazioni anche violente. Si è veramente famosi quando si forza qualcuno a sprecare il proprio tempo e le proprie energie a leggervi per insultarvi e scrivervi mail piene d'odio. Nessuno che la pensa come voi perderebbe 20 minuti di tempo per scrivervi quanto è d'accordo con quello che dite, ma se una persona che non condivide niente di quello che pensate, anziché ignorarvi, si incazza, vuol dire che siete così tanto presenti nella sua vita da essere un fastidio. Siete cioè famosi.
Questa è l'opinione che mi sono fatto. Magari mi sbaglio, ma vorrei fare una prova: sono disponibile a scrivere uno o più post su un argomento scelto da voi, uno qualunque magari non troppo scontato, seguendo queste guidelines, per vedere le reazioni di chi mi legge. Ma secondo me ho ragione io, e i fatti mi cosano.
La chiave della ricerca
No, niente, volevo solo condividere con voi una notiziona: un visitatore del sito è arrivato qui attraverso la chiave di ricerca “spargiletame usati”. Intanto ho imparato una cosa nuova: esiste un mercato di spargiletame usati. Ma soprattutto, mi piace immaginare come è andata. Un vecchio contadino ha bisogno di uno spargiletame, ma non sa dove trovarlo. E allora il figlio va su Google e cerca “spargiletame usati”. E si ritrova in un blog dal titolo non-sense che parla di cose strane.
Non sentivo questa parola da anni, che purtroppo mi sono imborghesito assai. Però vorrei che la apprezzaste nella sua profondità. Provate a dire "spargiletame", sentite come vi riempie la bocca, come instilla la felicità nel vostro cuore. C'è tutto un mondo dietro quella parola...
Ecco, nella remotissima eventualità che tu, lettore che cercavi uno spargiletame, legga ancora questo blog, scrivimi o lascia un messaggio e fammi sapere com'è andata veramente. Intanto ti dedico una canzone:
Quelli che vengono come lupi tra gli agnelli
Sapete, usando internet per informarsi, si vengono a sapere molte cose. In senso letterale: molte “cose”, cioè un numero elevato di pezzi di informazione. A me questo piace proprio, devo dire. Cioè, ci sono un sacco di “cose” a disposizione e sta a me decidere cosa va bene e cosa no, cosa è degno di attenzione e cosa no. La chiamavano libertà. Grazie alla libertà, succedono un sacco di altre “cose”, conseguenza delle prime “cose”. Per esempio si sbaglia. Oppure si formulano giudizi imprecisi. Si prendono delle cantonate colossali. Perché, come ogni dittatore vi dirà, la libertà è brutta. Ed è vero, finché qualcuno pensa che noi non si sia in grado di maneggiarla. In realtà è molto bella, ma non come farsi sferzare le piante dei piedi con una verga. E' bella perché ti rende libero, di fare e pensare un sacco di stupidaggini. Perché la libertà è il diritto di essere stupidi.
Si sa che internet, finché non la faranno diventare una gigantesca Italia1 dove si potrà guardare solo quello che la gente che lavora a Italia1 ha deciso che sia bello – comprese splendidi telefilm e sit-com insozzati con traduzioni e doppiaggi da brivido – Internet, si diceva, pullula di informazioni che sono in contrasto totale con altre informazioni. Essendo però le informazioni virtualmente infinite, avremo che in internet ad un numero infinito di informazioni corrisponda un numero infinito di informazioni opposte. Quindi internet è l'unica cosa ad aver moltiplicato per due l'infinito, dopo Chuck Norris. E' normale che ci si possa sentire frastornati all'inizio. Troppo di tutto non è facile da mandare giù.
E' vero che la maggior parte delle persone usa internet per scaricare porno gratis, guardare porno in streaming e pagare per guardare siti porno (non sto dicendo che sbaglino, in fondo the internet is for porn, giusto?) però esistono anche delle pecorelle smarrite che scoprono l'uso perverso di internet per cercare informazioni. Questi poveretti, abituati ad anni di Corrierone, Repubblica, TG1, giornaletti di partito, Santoro, Feltri, Ballarò e tutta quella roba lì, appena entrano in contatto con notizie non allineate, vanno letteralmente fuori di testa. Non che scappino. No no, è che entrano proprio in orgasmo da conoscenza: iniziano a leggere tutte le pagine web disponibili e scoprono in una settimana tutto quello che c'è da sapere su tutto. A questo punto, si sentono pronti. E si decidono per il grande passo: il proselitismo. E se siete nel raggio d'azione di costoro, che il buon Gesù vi protegga, perché non c'è modo di sfuggir loro. Utilizzeranno ogni secondo del loro tempo per spiegarvi tutto quello che non sapete, tutte le cose che ci tengono nascoste, tutte le notizie che i giornali non danno. Alla fine ne esce un blob informe in cui viene infilato di tutto, rettiliani, ebrei, nazisti, banchieri, riscaldamento globale, signoraggio, terrorismo, islam, cristianesimo, massoneria, socialismo, la bomba atomica, i computer, la II guerra mondiale, ogni cospirazione nota ed ogni cospirazione nota che contraddice un'altra cospirazione nota, la crisi economica, i vaccini, l'AIDS...
Se non avete mai sentito parlare di queste cose, rimarrete per lo più indifferenti, tranne per il fatto che un vostro amico inizia a parlare a velocità tripla. Se invece, come me, queste cose le avete lette da tempo, magari anche 5 anni fa, avere una persona che vi riversa addosso tutto l'entusiasmo delle sue scoperte senza fermarsi mai diventa di un noioso, ma di un noioso che non avete idea.
Sì lo so, la Regina è un rettile.
Sì lo so, il mondo finisce fra due anni.
Sì lo so, i rabbini ebrei insegnano a truffare i gentili.
Sì lo so, la crisi economica l'hanno organizzata ad arte.
Sì lo so, loro hanno la tecnologia da anni ma ce la danno un poco alla volta per farcela pagare di più, è per questo che da bambino avevo un Commodore 64 anziché un quad-core: non è che allora non avessero i quad-core, è che li tenevano nascosti aspettando il momento buono.
Vorrei essere chiaro su questo punto: le so già tutte. Tutte. Navigavo quei siti anni fa, leggevo quei blog mesi prima che loro avessero la banda larga. Non discuto il merito di tutte quelle cose. Ad alcune potrei anche credere, ad altre sicuramente non credo. Alcune certamente hanno un fondo di verità, altre sono così palesemente fuori di melona che non so come ci credano. Ma tutto questo è irrilevante. Quello che conta è solo una cosa: vi prego, non venite a dirmi queste cose. Non vogliate rendermi partecipe del vostro nuovo sapere. Non evangelizzatemi. Non spiegatemi le cose. Non parlatemi!
Ma soprattutto: credete davvero che sia necessario un altro blog sul Nuovo Ordine Mondiale? Pensateci: se in una settimana avete letto almeno venti blog diversi che parlano di nuovo ordine mondiale, a cosa pensate serva aprire un altro blog in cui riprendete le stesse notizie che avete letto in quei blog? No sul serio, perché io proprio non ne vedo il motivo, ma magari in qualche anfratto nascosto ed inesplorato della logica troveremo insieme la risposta.
I puntini sulle iii
Il buon blogger deve sempre ricordare ai propri lettori di essere un tipo molto particolare, facendo risaltare la propria incapacità di gestire i rapporti sociali. Il genere letterario del blog richiede di proclamare la propria misantropia prima del quarto post e di ricordarla almeno una volta al mese: ostentare disprezzo per il genere umano fa aumentare il pagerank in maniera sensibile. Non c'è niente di meglio per una persona che odia il genere umano di condividere i propri pensieri con centinaia di migliaia di individui che odia e disprezza dal profondo dello stomaco.
Poiché il bravo blogger deve comunque rassicurare il lettore, in rapida successione è necessario assicurare che non tutto è perduto: gli uomini sono male, ma i cani sono molto migliori. Novanta commenti di applausi da parte di coloro che il blogger ha testé dichiarato di disprezzare.
Spiacente ma, come avrete già capito, temo che non sarò un bravo blogger. In generale non odio gli uomini, né li disprezzo, quindi non scriverò mai di quanto sia misantropo o eventualmente autistico (nella versione particolarmente cool del misantropo si raggiungono eccessi letterari che nel mondo reale richiederebbero cure apposite).
Ma soprattutto, i cani non sono superiori all'uomo. Se non ci credete, andate al parco e osservate attentamente chi porta al guinzaglio chi. Quello che tiene il guinzaglio appartiene alla specie superiore.
Diecimila anni di addomesticamento sono una prova sicura di chi sia superiore. Tuttavia, se qualcuno si crede inferiore al proprio cane, non è che necessariamente abbia torto.
I puntini sulle ii
… ovvero di come inimicarsi da subito tutti i lettori. Non saprei, non so come dirlo senza mancare di rispetto a nessuno, quindi andrò subito al punto, ma non prendetela sul personale.
Io credo nel diritto delle persone di detenere armi. Ecco, l'ho detto.
Comprendo che oggi è quasi una bestemmia affermare una cosa del genere, però se abbiamo deciso di parlarci in maniera franca ed onesta (perché l'abbiamo deciso, vero?) bisogna farlo fino in fondo. Comprendo anche di non aver alcuna possibilità di piacere dopo aver detto questo, ma cercherò almeno di spiegarmi.
Ci sono alcune cose al mondo che sono sgradevoli, ma esistono. Una di queste è la violenza. C'è, è li fuori ed è dentro di noi. La violenza è il primo grande ostacolo alla libertà e c'è un solo modo per opporsi ad essa: la violenza. E' un dato di fatto, purtroppo. Questo lo sapevano bene i nostri antenati: nelle società arcaiche potevano fare guerra solo gli uomini liberi; il possedere armi era un privilegio dei ricchi e i ricchi erano i liberi. Per usare termini moderni, diritti politici e guerra andavano di pari passo e la libertà non era concepibile senza la possibilità di difenderla con le armi. I liberi avevano le armi, gli schiavi no. Era così ad esempio nella Grecia arcaica. E quando, col tempo, fu necessario aumentare il numero di uomini da impiegare al fronte, si dovettero concedere i diritti politici a strati sempre più larghi (e meno ricchi) della società.
Ironicamente, i più fieri oppositori del diritto di avere armi indossano magliette con il volto di Che Guevara e dicono di predicare i valori della Resistenza. Del primo non c'è molto da dire: di mestiere organizzava guerre in nome della libertà.
Sulla seconda invece sarebbe anche ora di parlarci chiaro. I valori della Resistenza sono riassumibili in poche parole: “in nome della libertà, prendo in mano il fucile e mi sollevo contro chi mi governa”.
Forse qualcuno si aspettava che parlassi del diritto di sparare al primo che mette piede nella mia proprietà. Illusi. Quand'ero in prima o seconda media ci fecero vedere un film, “L'amico ritrovato” se non mi sbaglio. Ricordo la scena di un ebreo reduce della prima guerra mondiale che attende, indossando fieramente la divisa, sull'uscio di casa il nazista che lo sta per portar via. All'epoca mi parve una scelta di incredibile coraggio e dignità. Oggi mi pare una scelta da mona. L'equipaggiamento militare sarebbe stato anche appropriato, ma mancava l'elemento base: il Gewehr 98. Grazie a questo eccellente fucile in dotazione all'esercito tedesco, sapendo che i nazisti stavano per arrivare, avrebbe potuto mettere al sicuro la propria famiglia, appostarsi in un luogo riparato ed iniziare a far saltare le cervella di tutti i nazisti che si presentavano. Obiezione: tanto dopo cosa sarebbe successo? Probabilmente esattamente quello che è successo a tutti quelli a cui i nazisti hanno bussato alla porta e che non hanno fatto niente: ucciso in qualche campo di concentramento. Ma se tutti gli ebrei avessero avuto la possibilità e la mentalità di sparare a vista alle SA che tentavano di entrare in casa loro per rapirli ed ucciderli, probabilmente la storia sarebbe andata in maniera diversa.
L'altra obiezione in sequenza sarà: “ma se tutti avranno le armi, si ammazzeranno per strada come cani senza motivo”. Avete mai visto due karateka fare a botte? No. Forse perché apprendono una filosofia segreta che impedisce loro di usare violenza per non generare controriflussi negativi alla propria coscienza? Neanche per idea. Semplicemente perché sanno fin troppo bene che se fanno a botte con un loro pari, si faranno male. Avete mai visto ragazzi che sparano sulla folla da uno scooter? Sì, certo, l'ultima vota hanno anche ucciso un ragazzino. Sapete perché lo fanno? Perché sanno che nessuno ha una pistola. Se sapessero che statisticamente in quella folla una o due persone hanno la pistola e sono pronti ad usarla (ma non sanno chi sono, perché non sono in divisa) ci penserebbero due volte prima di fare una cosa del genere.
E' chiaro che “diritto ad avere armi” non significa “distribuiamo armi in piazza dal rimorchio di un camion”. Significa avere detentori di armi che sono stati preparati ed istruiti ad usarle.
Non c'erano ebrei armati sui treni per la Polonia.


















