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Tutti i cretesi hanno una mappa

Insomma, ad essere onesti deve essere ormai trascorso qualche anno da quando ho avuto l'ultima discussione seria riguardo politica, religione, musica e un sacco di altre questioni. Non perché mi manchino gli interlocutori, ma è che mi è passata la voglia. Ci ho messo un po' a razionalizzarne il motivo, ma penso di esserci arrivato. 

Ora però voi non offendetevi per quanto sto per scrivere, tutto è inteso "esclusi i presenti", com'è costume. 

La voglia mi è passata perché dopo tante discussioni, in internet e nel mondo reale, mi sono reso conto che non c'era alcuna discussione - o dialogo - nel senso platonico: si poteva andare avanti per delle ore e mancava qualunque progresso dalle posizioni iniziali e una completa assenza di condivisione di almeno alcuni punti di partenza. Si può discutere se le orbite dei pianeti siano delle circonferenze con il Sole al centro oppure delle ellissi in cui il Sole occupa uno dei due fuochi, ma per farlo bisogna essere tutti copernicani. Se invece un tolemaico e un copernicano si mettono a dibattere la questione, senza nemmeno accorgersi della differenza di base, potranno andare avanti dei mesi a chiaccherare, ma non ne ricaveranno mai niente.

L'esempio dei copernicani e dei tolemaici lo faccio perché è il classico contrasto tra due opposte visioni del mondo, letteralmente. L'unica discussione che le due fazioni potevano avere consisteva nel convincere l'altro dell'errore e fargli cambiare idea. 

Tornando a noi: nel tempo mi sono convinto che le idee politiche, le idee religiose, la musica che si ascolta non sono altro che visioni del mondo. O meglio, sono una mappa della realtà nella quale si distingue ciò che è giusto e ciò che è sbagliato per essere sicuri di stare sempre nel giusto. È ovvio, nessuno vuole stare nel torto e in qualche modo bisogna sapere come evitarlo. 

Così, quando qualcuno mi parla di politica, non mi sta esprimendo un'analisi della situazione politica in un dato contesto, ma mi (e si) sta dicendo invece: io voto x e quindi sono nel giusto, quindi sono giusto. Quando qualcuno mi parla di religione, mi (e si) sta dicendo: io credo in y e quindi sono nel giusto, quindi sono giusto. Quando qualcuno mi parla di musica, mi (e si) sta dicendo: io ascolto z e quindi sono nel giusto, quindi sono giusto. 

Ma lo stesso vale per qualsiasi cosa vi possa interessare: se entrare in un forum di appassionati di biciclette vedrete gli stessi meccanismi. Il fatto di andare in bicicletta diventa un filtro per interpretare il reale e, ovviamente, chi va in bicicletta si sente dalla parte del giusto, si sente giusto e migliore di chi non è dalla sua parte. Provate a vedere i forum o i blog di arti marziali: stessa cosa, io pratico la tale arte marziale, quindi capisco il mondo meglio di chi non la pratica, quindi sono migliore. 

Discutere di praticamente qualunque questione diventa impossibile, a meno che non si vada d'accordo a priori, per due motivi: primo, le visioni del mondo sono autoescludenti. Ma questo non sarebbe un grosso problema, perché in fondo ognuno la pensa come vuole e poi si va a bere una birra. Il vero motivo è che parlare di politica, per esempio, non significa parlare di una serie di eventi e dei loro esiti, ma mettere in discussione la mappa mentale dell'interlocutore, di conseguenza mettere in discussione la sua distinzione tra giusto e sbagliato, di conseguenza mettere in discussione la giustezza stessa dell'interlocutore.

Quando qualcuno vi parla di politica (o di religione, o di qualunque altra cosa), non vi sta parlando di politica, vi sta convincendo della sua giustezza in quanto essere umano. Per contro, se voi non siete d'accordo con lui, non state dubitando dell'idea politica che segue, ma della sua giustezza in quanto persona. 

Siccome tutti abbiamo bisogno di queste mappe mentali e tutti abbiamo bisogno di sapere che siamo nella parte giusta della mappa e che quindi siamo persone giuste, avere qualcuno che tenta di rimuovere quella sicurezza diventa destabilizzante. Non possiamo dubitare di essere nel giusto come persone, altrimenti tutta la nostra vita diventa senza senso.

Quindi io non discuto più con nessuno non perché pensi che gli altri hanno torto, ma perché mi rendo conto che significherebbe andare a mettere in discussione la loro persona e la loro consapevolezza del mondo e della realtà. Siccome non direi mai a nessuno che è sbagliato in quanto persona, io do sempre ragione a tutti, a prescindere, così almeno lo faccio contento e so che si sente meglio per avere qualcuno che la pensa come lui. 

L'unico problema di questo discorso è che ovviamente è a sua volta una mappa mentale che mi sono costruito io, per essere sicuro di essere nella parte giusta e quindi di essere giusto. E in sostanza, affermando questa idea, cado nel paradosso del mentitore: se tutte le visioni del mondo sono solo mappe mentali ad uso di chi le crea, anche ritenere che tutte le visioni del mondo sono una mappa mentale è una mappa mentale e pertanto se è vera la prima, non è vera la seconda; se è vera la seconda, non è vera la prima.

Il che dimostra che devo scopare di più e pensare di meno. 

Il dito punta dove la banca duole

Nella mia dieta non manca mai, una volta alla settimana, un menu maxi da McDonald's, accompagnato a volte da un secondo cheesburger. E innaffiato di Coca-cola. Faccio così da quando ne ho avuto abbastanza di sentirmi ripetere che il junk food fa male, che le nostre tradizioni culinarie moriranno per sempre, che usano carni OGM che mi trasformeranno in un X-man, che McD uccide i propri dipendenti per farne hamburger.

Da anni ormai non bevo più caffè espresso, ma solo il caffè che noi chiamiamo "americano" e che tutto il resto del mondo chiama "caffé", perché non ne posso più di sentire gli italiani che ne parlano schifati e si vantano di bere quella mezza tazzina di acqua nera che sa di bruciato come fosse il più grande lascito culturale del nostro Paese. A casa me lo preparo con una miscela di un famoso produttore di caffè tedesco, Tchibo, nella macchina ad infusione. E se sono fuori vado in qualsiasi negozio di Tchibo e lo prendo lì, che con 95 centesimi mi danno un bel bicchiere di squisito caffè che sa di caffè (ancora mi vergogno al ricordo di aver creduto che il caffè fosse amaro, quando invece è l'espresso che è amaro). In più, se qualcuno mi dice che senza l'espresso al mattino non si sveglia, mi vien da ridere, perché l'espresso non sveglierebbe nemmeno mia nonna: bisogna provare del vero caffè per capire cosa voglia dire svegliarsi dopo una tazza.

Quando devo fare compere, vado esclusivamente in grandi catene, centri commerciali e grandi magazzini, ma solo quando proprio non posso comprare via internet, perché se sento un'altra volta parlarmi del contatto umano col negoziante che con mani amorevoli prepara ogni singolo articolo in vendita come fosse figlio suo e vi accoglie nel suo negozio coccolandovi e facendovi i grattini mi sparo un colpo sulle rotule.

E via dicendo, la lista sarebbe lunga. Come si può vedere viviamo immersi in un mondo pieno di gente fastidiosa e petulante che - per una qualche ragione nota solo a loro - vuole cambiare il mondo irritando i proprio simili nel tentativo di far cambiare loro idea. 

Avete presente quelli di Occupy? Certo, puntano il dito verso le banche, la finanza e bla bla, ma cosa mi può interessare? Anche Marx, Mussolini, Ezra Pound e il Papa puntano il dito contro le stesse cose, ma non mi sogno nemmeno dopo un chilo di peperonata di andare dietro a uno di questi, perché - ovviamente - l'alternativa che offrono non è migliore del male che indicano.

Cioè, non è importante puntare il dito su quello che non va: conta cosa proponi di fare in alternativa. Qualsiasi cattolico bigotto sa dirti che il mondo fa schifo, ma io non voglio andare in giro col cilicio e la cintura di castità. Sul serio preferisco il mondo così com'è.

Quelli che odiano McD mi propongono come alternativa un'alimentazione povera, costosa e inadatta alla mie esigenze. Vivendo in Germania, se dovessi nutrirmi come tradizione comanda, dovrei mangiare solo patate, crauti e carne di porco. Non so se avete presente cosa vogliano dire sei mesi così... immaginate una vita. E nella mia terra natia la tradizione culinaria prevede un sacco di pellagra; non ci tengo, francamente.

Quelli che denigrano il caffè "americano", chiamandolo sprezzantemente "beverone", mi propongono in alternativa quel sorsino di liquido bruciacchiato amaro come la morte. No, mi dispiace, ho provato le alternative e non torno indietro.

Quelli che odiano la grande distribuzione vogliono che entri nei vecchi negozi di una volta, piccoli, cari, senza scelta e con il padrone che ti guarda infastidito quando entri. Veramente non tornerei mai a quei giorni nemmeno se messo ai ceppi.

Tutti i movimenti antagonisti, di destra o di sinistra che siano, mi propongono come alternativa... bah non è nemmeno chiaro, ma di solito è una specie di Stato-gendarme che viene a controllare quello che penso, quello che leggo, a insegnarmi cosa pensare, cosa dire, come comportarmi. In cambio, forse, di un tozzo di pane assicurato per legge. 

Grazie, ma io sono a posto così. Voi fate quello che volete, basta che non mi tiriate in mezzo. Io nel mio piccolo do una mano ai capitalisti imperialisti plutocratici a fare in modo che le cose restino come siano, piuttosto che tutto vada in mano a certa gente.

Son soddisfazioni

Oggi sono lì che lavoro leggo Kotaku in ufficio e trovo questo articolo su Joss Whedon. Inizia così:

It is a truth universally acknowledged that Joss Whedon rules.

(Se non sapete chi è Joss Whedon, primo: siete degli infedeli e verrete arsi vivi, secondo: tra le altre cose è il regista di The Avengers, la cosa che ci interessa in questa sede)

E finisce così:

$650 million! Dollars! Made by a Joss Whedon movie!
See ya later, Hunger Games. So long, Harry Potter. Rest in peace, Dark Knight and Avatar. Joss Whedon, champion of the library kids and crown knight of the nerds, just become the most successful film director in the world.
It's about time.

Dice, e la soddisfazione? Eccola:

Dr. Manhattan, hai finito di prendere in giro il Maestro e la Sua Opera! Muahahahahahahah!

(suca)

È tardi ormai

Prendi coscienza di non essere più giovane quando non ti fai problemi ad avere i tuoi genitori amici su Facebook, perché tanto non hai niente da nascondere.

Sai di essere vecchio quando vai ai matrimoni dei tuoi amici e la musica che fa ballare tutti è quella di Nirvana e Rage Against the Machine.

L'unica cosa che non sai è il momento in cui è successo, ma vedi chiaramente te stesso, anziano, con la dentiera e il bastone che cerchi di pogare ascoltando Smells Like Teen Spirit.


Seriamente

Ieri su Boing Boing sono incappato in questa immagine. Un tizio ha fatto una specie di infografica raggruppando le frasi usate nella pubblicità dei giochi per i maschietti in un gruppo e quelle per le femminucce nell'altro. Il colpo d'occhio fa vedere che tipo di retorica venga usata per rivolgersi ai due generi.



Io non so se la pubblicità alteri la percezione del mondo o se semplicemente si fondi su di essa senza filtri di ordine morale o pedacocigo. Però è impossibile non notare la miseria, il grigiore e la fanfaronaggine con cui si prendono di mira i maschi. Lasciamo perdere l'ovvio, ignoriamo “battaglia” e “potenza” e “eroi”. Il diavolo sta nei dettagli. In basso, sotto “power”, c'è quel “forze speciali”. Ma speciali de che? E poi “invisibile”, “ninja”, “abbatti”, “distruggi”, che nemmeno i bulletti al giostre nemmeno.

Le bambine invece? Bello in grande “divertimento” e “amore” e “feste”. E poi è una parata di cose fiche da fare, di vestiti da mettere, “adorabile”, “con stile”, la neve e la doccia. Cavolo, la doccia!

Io non so quale sia il significato di questa immagine, non so se ce ne sia uno e se c'è, se abbia un qualunque valore scientifico o quantomeno razionale. Però dovete ammettere che per noi maschi hanno preparato un bello schifo di concetto di divertimento. Grazie tante.

Mi vengono così

Essere come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molte teste di cazzo. 

Marciare compatti

Quello che sta accadendo in Egitto mi pare un esempio molto interessante per comprendere il mio desiderio, quando diverrò la guida suprema del Paese, di tornare ad un esercito di leva, possibilmente a reclutamento territoriale.

In più, sono due giorni che non piove o nevica, quindi mi dedico ad atti scaramantici.

Chiedete e vi sarà risposto

Ci sono molti quesiti cui l'uomo non sa dare risposta. Siamo quello che siamo a causa del nostro DNA o a causa dell'ambiente? Siamo la specie in cima alla piramide alimentare o siamo un parassita del pianeta? Se viaggiamo indietro nel tempo e cambiamo il corso degli eventi, cambieremmo davvero qualcosa dal punto di vista futuro dal quale siamo partiti? Ma la cosa che divide più di tutti gli esseri umani è: ma le batterie agli ioni di litio? No perché parliamone.

Bisogna lasciarle scaricare completamente almeno una volta ogni tanto oppure no?
Bisogna evitare di caricarle più a lungo del necessario?
Ma hanno una memoria della carica oppure no?
È vero che bisogna conservarle in congelatore?
O non è forse meglio in luogo fresco e asciutto come la Nutella?

Sono domande a cui non esiste una ri... per cui ci sono sempre due risposte: sì e no. Dipende dalla persona cui fate la domanda. Preso un numero pari di esperti, le risposte sì saranno sempre in numero uguale a quelle no.

Io ho risolto chiedendo sempre ad un numero dispari di esperti. L'ultimo è quello che ha ragione, per mancanza di opposizione.

Eroe del nostro tempo

Fermi tutti. Mi sono informato e scopro che Assange sta diventando un eroe moderno per i motivi sbagliati. Tutto questo ciarlare di libertà di informazione sta nascondendo la vera ragione della grandezza di Assange. Dobbiamo ristabilire la verità.

Premetto che non condivido necessariamente le azioni dell'uomo dal capello bianco, ma gli riconosco di avere cojones.
... e un gancio per le teste dei mostri

Tutto comincia quando il biancocrinito vola in Svezia. Va a un convegno dei socialdemocratici e conosce una signora appartenente a tale partito. Una nota femminista. Ora, fate bene attenzione, perché una socialdemocratica femminista svedese è una che non scherza per niente quando si tratta di maschi, è una seria veramente. In più questa particolare femminista svedese – se non ho capito male – ha scritto un libro in cui spiega che le donne devono vendicarsi degli uomini. Un peperino da antologia.

Quando lo viene a sapere, il biancocrinito proclama “sfida accettata!” e lo stesso giorno se la porta a letto, sussurandole “chi è che si vendica eh? Chi è che si vendica?” Non contento, al medesimo convegno, conosce un'altra donna, e il medesimo giorno si porta a letto anche lei!

Solo che l'avevano avvertito, guarda che in Svezia c'è una legge per cui se hai rapporti sessuali e non indossi il preservativo contro il volere o all'oscuro della compagna commetti un reato penale. E senza indugio, il nostro ha proclamato “sfida accettata!” e con entrambe le signore si è prodigato in una illecita cavalcata a pelo, in ispregio della legge e delle femminste svedesi.

Poi c'è la questione dei messaggi segreti delle ambasciate americane. La perdita dei documenti era un fatto noto alle autorità, di cui si sa anche il responsabile, un soldato che è stato chiuso in un cella la cui unica chiave è stata inserita nel prossimo programma spaziale per la conquista di Marte. Questo disgraziato non se lo è filato mai nessuno, nemmeno so come si chiami, ed è destinato a marcire in gattabuia ignorato anche da sua madre.

Assange si è trovato in mano questi documenti, in cui si dice che in Iraq c'è la sabbia, in Russia bevono la vodka e dai quali si evince che gli americani non hanno ancora capito che quando in Italia uno ti confida che il capo è stanco per colpa dell'attività sessuale è un complimento e una fanfaronata, non un dispaccio segreto. Monta un hype a riguardo che nemmeno ai tempi del Segway, pubblica sta roba inutile e basta, diventa l'immagine della libertà del giornalismo e adesso si trova con le polizie di tutto il mondo che lo cercano. Ma non per i documenti segreti: per aver trombato senza preservativo!

È chiaro dunque che quest'uomo è un genio, è un troll talmente perfetto da scavalcare gli argini della trollitudine e ascendere all'empireo dei grandi di questa Terra. Purtroppo verrà ricordato come un difensore della libertà o come il nemico pubblico numero uno, ma probabilmente anche questo era il suo piano da troll.

Profilazione di massa

Notoriamente il web 2.0 è un apparato di controllo attraverso cui il turboliberismo socialista intende monitorare i pensieri delle persone per poter vendere loro tutto quello che si può vendere e renderle schiave, creando in questo modo miliardi di poveri senza lavoro che posseggono tutto quello di cui hanno bisogno ed anche di più.

Ma come ci riescono? Sto cercando di vedere come funziona il mio monitoraggio (che è in atto ed è innegabile).

Io faccio ampio uso di Amazon. Amazon conosce il mio vero nome, il mio indirizzo, gli estremi del mio conto in banca, l'e-mail, il mio numero di telefono, i miei gusti, le mie preferenze; sa che ho una Xbox360, sa che ho una bicicletta, sa che mi piace leggere un certo tipo di libri e non altri. Sa tutto di me ed ha tutte le conoscenze necessarie per craccare il mio cervello.

Come? Per mezzo dei “suggerimenti”. Come funzionano? È una metodologia geniale nella sua malvagità. Allora, se io – per dire – compro The Bonfire of the Vanities di Tom Wolfe, Amazon, per mezzo di un algoritmo proprietario e dell'abilità dei suoi psicologi comportamentisti, mi suggerirà tutti i libri di Wolfe. E poi tutti i libri su Wolfe. È o non è un distillato di malvagità liberal-socialista?

Poniamo che io compri, oltre a questo, due libri di due autori prolifici, chessò? IT di Stephen King e Il porto delle nebbie di Simenon. Le prime 30 pagine di suggerimenti di Amazon mi mostreranno esclusivamente i libri di Wolfe, King e Simenon, più i libri su di loro.

Cosa si può fare di fronte a tanta cattiveria? Rivolgersi ai veri cattivi: Google. Si sa che il piano per conquistare il mondo da parte di Google è preparato nei dettagli. Loro offrono servizi gratuiti, in cambio vogliono l'anima degli utenti. Quando avranno raccolto abbastanza anime, formeranno un esercito di immortali con il quale marceranno su Washington, Mosca e Pechino e le conquisteranno.

È tutto vero. Grazie al mio account di Google tengo in piedi il blog, ma utilizzo anche Google Reader, l'aggrumatore di feed che ha una funzionalità splendida: nella versione inglese si possono leggere i cosiddetti recommended items, cioè una selezione di articoli presi da vari blog e siti che provoca immediata dipendenza.

Google attraverso la mia webcam opera uno scanning della retina, risale il nervo ottico fino al cervello e da lì riesce a studiare i miei pensieri e a modulare l'offerta di recommended items. Inoltre, se si fanno delle ricerche su Google mentre si è collegati al proprio account, Google stesso elaborerà le query e il giorno dopo Google Reader vi offrirà una serie di letture che vi constringeranno a offrir loro la vostra anima.

Nel mio caso, una sera ho cercato negozi on-line di biciclette in Germania. I due mesi successivi, Google Reader mi ha bombardato di articoli in tedesco che parlavano di downhill e ricambi da 5000 euro l'uno.

Poi c'è il sito della CIA, quello dove ci si iscrive con il proprio nome e con la propria foto e dove si raccontano le proprie vite, in modo che il Presidente degli Stati Uniti possa rubare la ricetta segreta della peperonata della nonna. Lì si vede la mano dei veri professionisti, la capacità di cogliere i punti nodali dei network sociali più importanti, l'abilità di scoprire le connessioni laddove esse sono celate. Se Tizio conosce Caio e Caio conosce Sempronio, allora Tizio e Sempronio si conosceranno di certo. Oppure un altro metodo è quello di far scorrere all'ignaro utente la rubrica della propria casella di posta elettronica e chiedergli se conosce qualcuno dei contatti che lui stesso vi ha inserito.

E così io ho liste e liste di gente che secondo la CIA è mia amica, gente che non ho mai visto, gente da altri continenti e con la quale mi dovrei tenere in contatto. Una volta mi è stato consigliato di mandare un messaggio a Frau Angelo, che era tanto tempo che non la sentivo.

L'orrore del web 2.0, la cattiveria, la mefistofelicitevolezza del neosocialismo liberista che dispiega tutta la sua potenza. Tremate e pentitevi, combattete e siate pronti a resistere, stanno per conquistarci.

[no seriamente, le cose sono due: o questi metodi in realtà non funzionano; oppure questi metodi funzionano perfettamente con tutti gli altri e non con me, quindi io sono statisticamente marginale, cioè socialmente disfunzionale. Ma siccome i tre esempi che ho portato condividono tutti lo stesso enorme successo planetario, il cerchio si restringe. Merda.]

Dai libri sibillini alle righe di codice

All'alba dell'era dell'informatica di massa, la nuova frontiera della cultura pop veniva colonizzata da un nuovo personaggio, il nerd. Caratterizzato da un'intelligenza superiore, applicata principalmente a materie tecnico-scientifiche, e dalla passione per divertimenti ad esse legati (videogiochi, fantascienza, ma anche fumetti e letteratura fantasy...), originariamente il nerd era oggetto di scherno da parte della comunità di pari. Un personaggio quasi negativo.

A distanza di anni, l'immaginario collettivo e la cultura pop usano lo stesso personaggio in maniera opposta, quale figura positiva da valorizzare. L'incapacità di gestire i rapporti sociali viene trattata con accondiscenza, l'incapacità di relazionarsi con le donne diventa motivo di comprensione. Nel 2010 è il nerd che tratta la biondona con alterigia.

15 anni fa questa era fantascienza

La ragione del mutamento è evidente. Poiché le redini del mondo sono tenute da Bill Gates, Steve Jobs, Larry Page, Sergey Brin e Mark Zuckerberg (tutti nerd), poiché costoro controllano le nostre vite, sanno quello che facciamo, dove siamo, chi sono i nostri amici, quante ore di Tube8 guardiamo al giorno, progressivamente stanno trasformando l'immagine di sé stessi: ora siamo nella fase intermedia, quella dei teneri imbranati rubacuori; domani saranno la nuova nobiltà e il nuovo clero, l'élite in grado di far funzionare il mondo informatizzato adorata da una popolazione di niubbi che sa soltanto premere il pulsante “Potenza”.

La religione di domani

La cosa interessante però è il cambiamento sociale che si sta verificando. Ormai sempre più persone che sprecano le loro giornate giocando ai videogiochi e leggendo fumetti si definiscono con orgoglio “nerd”. È interessante perché costoro mancano dell'attributo fondamentale del nerd, l'intelligenza superiore e la passione per lo studio e la scienza, e si dedicano esclusivamente ai passatempi tipici del nerd. Cioè, ci sono persone che si atteggiano a nerd pur non essendolo; come quelli che si indebitano per poter ostentare un'auto da ricchi, sempre più individui ricercano l'accettazione sociale scimmiottando i tratti marginali e esteriori della figura del nerd.

In una completa incomprensione del “fenomeno nerd”, scambiano le cause con gli effetti e dunque credono che l'incapacità di relazionarsi agli altri sia segno di intelligenza, anziché semplice incapacità di relazionarsi. Pensano che leggere fumetti sia un'attività intellettualmente superiore, anziché il passatempo di intelletti superiori. C'è gente che fa finta di essere affetta dalla sindrome di Asperger quasi non fosse una malattia ma un simpatico tratto caratteriale. Che è come far finta di avere la sifilide per far credere di essere grandi amatori.

Insomma, tutto questo è sintomatico di un mondo che sta cambiando le proprie élite culturali ed in cui le classi “inferiori” cercano di emulare alla meglio, nei tratti più semplici ed riproducibili, queste élite. Ed è anche, per i giovani più svegli, la direzione da prendere se si vuole stare abbastanza in alto nella piramide sociale. 

Musica, e sai cosa ascolti

Quand'ero adolescente era tutto più facile. La musica. C'era la radio, MTV, gli amici e qualcuno più grande, per i più eruditi anche le riviste. Era così che si conoscevano i gruppi e i cantanti. E quindi non c'era molto tra cui scegliere: il giro di amici sbagliato e il gusto musicale si riduceva a qualche brano da discoteca o poco più.

Tanto, anche se avevi gusti raffinatissimi, i CD dovevano pur essere comprati. Che sembra banale, ma se non abiti a Milano il negozio di dischi non offre chissà quali eterodossie.

Era un mondo più semplice, era sufficiente avere l'accidente di ascoltare qualcosa che sarebbe stata importata in grandi quantità l'anno dopo ed già eri fuori dalla corrente e ti sentivi escluso o ribelle, a seconda della disposizione d'animo.

Non come oggi con internet e gli mp3, scelta infinita, musica infinita e gratuita senza dover nemmeno mettere la giacca e uscire di casa, signora mia...

Gli è che tutta questa scelta, tutti questi generi, tutti questi artisti fanno confusione, se fossi adolescente oggi non saprei cosa ascoltare. Insomma, posto che la libertà è inutile e dannosa, cosa consigliare ad un giovane musicofilo per orientarsi in questo girone infernale? Come distinguere il valore dall'operazione commerciale? Come capire cosa vale e cosa provoca orrore?

Personalmente applico dei parametri molto rigorosi, che mi permettono di scremare e operare una scelta seria e consapevole. Essi sono:

  1. L'artista deve appartenere al genere con il quale si ha piacere di avere relazioni di natura intima.
  2. L'artista deve suscitare alla vista desideri sconci e impudichi.
  3. L'artista deve avere un look provocante e sopra le righe.
  4. Le canzoni devono essere sufficientemente note da poter essere facilmente trovate nei principali canali di streaming, come YouTube o Grooveshark.
  5. Gli album devono facilmente essere reperibili su Megaupload, Rapidshare e simili.
  6. Le canzoni devono mettere allegria in situazioni come la metropolitana affollata, i fogli excel sullo schermo, amici e colleghi che parlano di politica eccetera.
  7. La musica deve far muovere il piedino o la testina.

Andiamo nel concreto. Dovendo operare delle scelte, come si procede? Nel mio caso, ecco una possibile alternativa che mi si para davanti al momento di riempire il box di ricerca su Filestube.com (da non confondere con Findtubes.com, di cui parleremo magari un'altra volta).

Nicole Scherzinger

Uno famoso

Applicando la tabella di cui sopra, ci troveremo facilmente fuori dagli impicci, perché il punto 1 ci fa scegliere in favore di Nicole Scheringer.

Ma proviamo con una scelta più difficile:

Christina Aguilera

Patti Smith

Altro che difficile... Basta arrivare al punto 2 che già abbiamo operato la scelta migliore.

Questo metodo è in assoluto il migliore ed il più economico. Anche se i sette punti coprono tutte le possibilità, difficilmente si va oltre il punto 3, qualche volta il 4, ma molto di rado.

E per quelli che stanno ridendo: questo post non è ironico.

Graditi ritorni

Ultimamente la cosa più emozionante che mi è capitata è stata una riunione con pranzo in compagnia di un potenziale cliente. A me è bastato fare presenza e lasciar parlare i grandi. Ma è stata una piacevole sorpresa conoscere questa manager polacca, tanto graziosa quanto professionale, parlare di cose serie e concrete. E non ci crederete, ma PowerPoint non lo ha nemmeno nominato.

Ho così tanta voglia di emozioni che sto giocando ad un videogame che di nome fa Favola, dove non si può morire mai e ci sono i boschi e le fate e i laghetti incantati e i mostri da uccidere per salvare i poveri villani per ottenere in cambio archibugi e pozioni magiche. Davvero maturo.

Sto leggendo Sorvegliare e punire, ma non faccio commenti per non spoilerare il finale a chi non l'ha letto.

Il dottore ha pronunciato le parole più dolci che la lingua tedesca possa offrire: kein Tumor. Non ero preoccupato di quello, ma lui mi ha rassicurato lo stesso, perché in fondo lo sapeva che il pensierino girava in background. Immagino di essere entrato nella routine del mondo moderno a tutti gli effetti.

Ho fatto l'apprendista stregone con le partizioni del disco fisso, quindi avete rischiato di perdere il vostro blogger per un lungo periodo. Ma lavorando di lima e martello sono riuscito a mettere tutto a posto.

Dai che si riparte.


Per tutti quelli che non sono Hunter Thompson


Il motivo per cui mia madre ha sempre creduto che non mi piacesse nessun cibo è che già in tenera età avevo compreso la connessione che esiste tra l'espressione del gradimento di un particolare piatto e il trovarselo in tavola 5 volte alla settimana.

Contestualmente, una delle prime conquiste del mio personale processo gnoseologico è che anche la cosa più bella e buona, se fruita in abbondanti quantità, diventa insopportabile (il processo gnoseologico ha più tardi stabilito che esiste un'eccezione a questa regola per D. N. e V., ma non perdiamoci in facezie).

È dunque con questo spirito che mi appello ai giovani e meno giovani d'oggi.

Giovani e meno giovani, io vi capisco. So cosa si prova, so cosa si sente. Ma vi chiedo, vi supplico, v'imploro: smettete di indossare quelle maledette All Star. Sembra di stare nella Cina di Mao. Sembra un dannato campo di concentramento.

Vi taglio i piedi.


Capitambientalismo

Decenni di attivismo politico e di impegno sociale slegati dalla necessità di migliorare la propria condizione materiale hanno portato masse di persone a credere che l'anidride carbonica sia un gas tossico e che l'effetto serra sia dannoso per il pianeta. Adesso che abbiamo sostituito le antiche superstizioni con le nuove, arrivano pescatori armati di succose esche per boccaloni. E cominciano a far soldi.

Venerdì ho trovato nella cassetta delle lettere un depliant che a tutta prima sembrava chiamare ad una manifestazione ambientalista. Immagini del disastro della BP, picco del petrolio, guerre per ottenere il gas dall'Asia. Invece no. Era la pubblicità di una ditta che installa impianti di riscaldamento elettrici.

Perché – diceva il depliant – se adotti il riscaldamento elettrico in casa, non consumi petrolio e gas naturale. L'elettricità non sporca e non fa fumo. Basta attaccare la spina.

Le grasse risate proprio


Stavo perdendo tempo su Facebook, quando vengo attratto dal Fan Club di Gianna Michaels. Clicco subito e mi accorgo che invece trattasi di tale Michela Gianni. Non so chi sia, ma dato che son qua vediamo. Parte il filmatino di Iutiùb. Si tratta di una giovane donna che vuole diventare famosa partecipando a X-factor (pronunciando la ics all'italiana e factor all'inglese fino a fac- e all'italiana per -tor).

Questa giovane donna è evidentemente uno di quei personaggi un po' così, quelli che non riescono a comprendere appieno certe meccaniche sociali e come interagire al loro interno e si comportano a volte in maniera considerata buffa dagli altri. Infatti la signorina vuole sfondare come cantante, ma non sa cantare. Non che sia stonata. È che proprio non sa né modulare la voce, né produrre melodia alcuna, né esprimere il testo inglese della canzone.

Di fronte a lei ci sono tre persone: una è Morgan, le altre sono due anziane signore di cui non conosco l'identità. Visto il modo in cui erano vestiti e parlavano, inizialmente ho creduto fossero la famiglia dell'aspirante cantante, la cui presenza così in qualche modo si giustificava (la classica zia frustrata che sfoga sulla nipote i propri sogni d'adolescente).

Invece capisco che queste tre persone sono i conduttori del programma e, per tutto il tempo del video prendono in giro questa poveretta, che a sua volta non comprende che la stanno prendendo in giro. Non solo, ma poi appare in video il figlio di un cantante dei Pooh, anche lui presentatore del programma, che mette in scena la pantomima del difensore degli esclusi e fa finta di elogiare le persone come Michela (volendo intendere l'esatto contrario). E ancora Morgan e le due anziane signore che la prendono in giro.

Mi è venuto da pensare che bisogna avere tanta segatura nel cervello per prendersela con una persona che non sa difendersi. Ma mi è anche venuto in mente che se ci costruisci il successo di un programma meriti di essere sputato in faccia, per strada, da chiunque incroci. E anche quelli che lo guardano, insomma...

[i commenti che inneggino o condonino o accondiscendano tale programma e/o tali comportamenti verranno rimossi. Questo è l'unico preavviso]

Che spasso la biblioteca


Non mi è mai capitato di conoscere qualcuno che affrontasse in maniera razionale il perché bisogna leggere libri. Tutti pensano che sarebbe bene leggere tanti libri, tutti ammirano quelli che leggono tanti libri e oggi c'è persino aNobii, dove si può  mostrare agli amici quanti libri si sono letti.

Nessuno però vi dice perché. Personalmente rivendico la superiorità del libro non sul piano ontologico (leggere un libro non è un'attività superiore ad altre) ma sul piano che ai libri compete, cioè l'intrattenimento.

Sostengo la superiorità del libro come forma di intrattenimento, e lo faccio per un motivo razionale: il libro offre il miglior rapporto costo/benefici rispetto a tutte le altre forme di svago.

I costi sono esigui. Bisogna saper leggere, e questo è ormai non è più un problema per nessuno. Costa pochi euro. Questo è quanto.

I benefici sono innumerevoli. Intanto esistono libri per tutti i gusti: che si abbia voglia di profondi processi intellettuali, di trame mozzafiato o di languide storie d'amore, c'è sempre il libro giusto. Un libro dura giorni, se non settimane. Lo si può portare dove si vuole senza problemi, non ha bisogno di elettricità, di supporti, di cavi, di spazio, di password, di connessioni. Teme l'acqua, ma polvere, cibo, sabbia, sigarette e vento non lo scalfiscono. Può cadere, sbattere, essere strattonato e strapazzato, ma sarà sempre lì. Non deve funzionare, gli è alieno il concetto di funzionare. Si può interrompere la lettura quando si vuole, e riprenderla quando si vuole, e non l'esperienza non ne risentirà.

Inoltre, ciò che lo rende imbattibile è il fatto che tendenzialmente il costo aumenta al diminuire della qualità. Cioè: esiste una letteratura di consumo, di bassa qualità, ad un costo unitario relativamente alto. Esiste la letteratura di qualità che invece si situa nella fascia di prezzo più bassa.

Così se vi piacciono le schifezze di cassetta pagate tanto, mentre più il vostro gusto è raffinato meno pagate. È un piccolo angolo di giustizia in questo brutto brutto mondo.

Non esiste nessun'altra forma di intrattenimento che offra così tanto a così poco. Il cinema e il teatro durano un paio d'ore al massimo, richiedono di essere presenti in un luogo prestabilito, dipendono dalla tecnologia e comunque non sono disponibili continuamente.

La musica è a metà strada. Quella dal vivo ha le stesse caratteristiche del cinema e del teatro e sovente a costi superiori. La musica registrata, benché sempre disponibile ed anche a prezzi accessibili, richiede una buona dotazione tecnologica per essere gustata a pieno, e in questo caso più alta è la qualità richiesta, maggiori sono i costi necessari per usufruirne.

I videogiochi costano moltissimo ma soprattutto non sono universali: azione, sangue, velocità abbondano, ma spessore culturale no. Bisogna essere veri appassionati, altrimenti non vale la pena.

In qualche modo i telefilm stanno cercando di prendere il posto del cinema, e qualcuno ha finalmente capito che un film di 90 minuti non basta a raccontare un storia come si deve. Ma qui siamo ancora agli albori del genere, sempre che ci sia un'ulteriore evoluzione.

Infine la grandezza del libro sta nella quantità di risorse utilizzate. Considerate i riconoscimenti: un autore e qualche correttore di bozze contro le decine, centinaia del cinema. Considerate gli strumenti: 21 lettere, a fronte di sceneggiatura, montaggio, luci, effetti speciali, CGI, occhiali 3D e musica in surround.

Il libro è la forma superiore di intrattenimento.

Voglio diventare grande

C'è una cosa che accomuna i pantaloni corti alla marijuana: in prossimità dei trent'anni sarebbe opportuno che non facessero più parte della vita sociale di un individuo. Da soli a casa va anche anche bene, in compagnia di altri no.

Viaggiare in Germania (poco adatto all'ufficio)

Una delle cose per cui i tedeschi sono conosciuti è la loro passione per il viaggio. Altra cosa per cui sono conosciuti è la tradizione automobilistica. Le due cose, unite, hanno prodotto la celebre Autobahn, la rete autostradale. Chilometri e chilometri di autostrada senza pedaggio che vi portano ovunque vogliate.

Un popolo abituato ai lunghi viaggi in autostrada sviluppa la capacità di prevedere le vere necessità del viaggiatore, soprattutto di quello solitario. Ecco allora che in ogni stazione di sosta delle autostrade tedesche, si trova una praticissima...

pisella da viaggio.

Utilissima per chiunque viaggi da solo e abbia bisogno di rilassarsi dopo le lunghe ore al volante, arriva corredata di ogni accessorio.

La foto è dimostrativa. Il contenuto può essere diverso da quello mostrato.

Prima dell'uso leggere attentamente le istruzioni.

Una volta gonfiata, la vostra pisella da viaggio è pronta per l'uso.

Adatta a tutte le misure.

Indistinguibile da una reale.

Al modico prezzo di 4 euro, il kit comprende inoltre un aiuto concreto al soddisfacimento delle virili esigenze:

Per i contemplativi.

Per chi desidera maggiore interattività.

La pisella da viaggio è anche una simpatica idea regalo per compleanni, addi al celibato e (perché no?) anche Natale, battesimi e prime comunioni.  

Emozionati e due


L'amico di bloggosità Yossarian mi ha fatto l'onore di dedicare un post al mio post sulle emozioni in letteratura. Siccome discutere troppo a lungo nei commenti non mi piace, e visto che tanto non devo pagare la carta su cui scrivere, gli rispondo a mia volta qui.

La prima critica che mi muove è quella di creare una netta dicotomia fra emozioni e razionalità, e farne due "categorie", due "assoluti" giudicati in quanto tali. La critica è facilmente respingibile in quanto il centro del discorso non stava nel giudizio da dare alle emozioni o alla razionalità, ma nella richiesta del pubblico di avere opere d'arte che suscitino in loro emozioni. Una richiesta di questo tipo non genera che opere mediocri, perché per suscitare emozioni non serve molto, bastano alcuni trucchi del mestiere che (ad esempio) a Hollywood conoscono perfettamente. Un'opera eccelsa provocherà emozioni, ma un'opera mediocre è sufficiente a provocare le stesse emozioni. Considerato che a parità di risultato si cerca sempre la via più economica, la domanda di emozioni genera offerta mediocre.

Continua poi Yossarian:

Se stabiliamo che "generare emozioni" e' male in quanto tale - cosi' come chi lo pensa del "generare razionalita' " - allora possiamo tranquillamente buttare nel cesso duemila anni di letteratura, cosi' in blocco, senza riflettere, criticare e capire.

Anche in questo caso, la critica non tiene conto del fatto che nel post non si stabiliva che “generare emozioni” è una cosa malvagia o deplorevole, ma si cercava di definire una scala di valori, all'interno della quale il “generare emozioni” non occupa il gradino più alto, come invece si tende normalmente a credere. E in effetti gli ultimi 2500 anni di letteratura, per la stragrande maggioranza, sono stati buttati via. Come ho già avuto modo di scrivere, la letteratura che è arrivata a noi è solo un selezione ristrettissima dell'effettiva produzione. È rimasto pochissimo e quello che è rimasto è solo il meglio del meglio.

Ergo attenendosi alla dicotomia degli assoluti insita nel tuo ragionamento, l'Edipo Re e' semplicemente la storia di un tizio che si scopa la madre, Paolo e Francesca una faccenda di corna, e Madame Bovary le menate di una "casalinga disperata".

Constatato che non vi è alcuna dicotomia degli assoluti nel mio ragionamento, siccome hai citato due tra le mie opere di letteratura preferite, adesso ti metti comodo e ti becchi il superpippone. Tutto, fino alla fine e senza discutere. Gli altri possono andare a casa, se vogliono.

Edipo Re. Personalmente, la ritengo la più grande opera letteraria della nostra cultura. Perché parla dell'incesto tra una madre e il proprio figlio? No. L'incesto, in tutta l'opera, rimane in disparte, è il sottotesto che serve al pubblico per comprendere gli eventi, ma non è il fulcro dell'Edipo Re. Con questo non voglio dire che lo spettatore ateniese non fosse scandalizzato e non provasse orrore per quello che accadeva in scena, ma se la tragedia si limitasse a questo, noi oggi non la leggeremmo ancora con amore e dedizione. Che emozioni ci può suscitare un rapporto incestuoso? In internet ci sono migliaia di ore di film pornografici a tema, ci hanno fatto persino una serie di successo negli anni '80? Cavolo, a noi l'incesto piace, sai che emozione leggerti l'Edipo Re, dove l'incesto non viene mai nominato...

So già che c'è un lettore, Tonino il secchione, che si agita sulla sedia ed è preda di violenti spasmi. Stai calmo, Tonino: lo so che c'è la Poetica di Aristotele, lo so che c'è la catarsi, lo so. Come dicevo più sopra, non ho mai detto che le grandi opere (pun not intended) non suscitino emozioni, ma che il suscitare emozioni non sia caratteristica sufficiente per far catalogare un'opera come grande. E con questo ritengo superata ogni critica che parta dalla concetto di catarsi in Aristotele.

La realtà è che l'Edipo Re non parla di un tizio che si scopa la madre, ma è un formidabile dipinto del contrasto tra sapienza religiosa e sapere razionale, tra legge divina e diritto umano, tra tradizione e modernità; non solo Sofocle ci descrive il contesto storico in cui vive (la Grecia che vuole stabilire la supremazia della ragione sulla mistica, che rivendica il primato del diritto positivo su quello divino, che spegne la tradizione tribale per iniziare una nuova forma organizzazione sociale) ma coglie l'essenza di tutta la cultura occidentale dei successivi 2500 anni, dei suoi continui contrasti che tanto la devastano quanto la rendono straordinaria.

Solo che per fare questo non basta suscitare le emozioni di un contadino attico in gita religiosa ad Atene. Ci vuole di più, ci vuole l'intelligenza per capire il proprio tempo e la razionalità di metterlo in prospettiva.

Su Dante e Flaubert c'è poco da aggiungere. Entrambi dicono quello che dico io (anzi, io dico quello che hanno scritto loro), solo che loro la prendono un po' più seriamente. La storia di Paolo e Francesca intende spiegare che usufruire della letteratura che “trasmette emozioni” porta ad un abbassamento delle qualità morali, tale da condurre dritti all'inferno; ma non solo, anche essere l'autore di tale letteratura è attività assai deplorevole. Perché il libro fu galeotto, ma anche chi lo scrisse. E Dante alla fine sviene perché in quel momento capisce di essere uno scrittore che ha “saputo trasmettere le proprie emozioni” ai lettori, e che quindi ha aiutato il loro abbruttimento morale e li ha avvicinati alla dannazione eterna.

E lo stesso per Flaubert, il quale viveva in un tempo in cui la letteratura “che dava emozioni” era ancora considerata paraletteratura destinata ai meno colti e che portava in sé i germi della distruzione.

Sulla questione storica, non ho mai detto che la causa della seconda guerra mondiale siano le emozioni. Ho invece detto che la capacità di suscitare emozioni ha saputo radunare un consenso delle proporzioni viste alle parate di Norimberga. Ancora una volta: il fulcro del discorso voleva sottolineare che “suscitare emozioni” è un'attività relativamente semplice, perché agisce su strutture semplici e primordiali del nostro cervello e che quindi di per sé non ha niente di speciale.

Come dice Yossarian, anche infilare lo scroto nel frullatore provoca emozioni. Che è esattamente quello che si intendeva nel post: provocare emozioni non posiziona l'opera a livelli superiori di giudizio.