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Il responso delle urne

Come tutti coloro che hanno una formazione classica, mi viene abbastanza naturale ritenere che l'esito della forma politica chiamata democrazia sia l'oclocrazia (democrazia e oclocrazia per i pensatori greci erano la stessa cosa, solo che democrazia aveva una accezione più neutra, oclocrazia apertamente dispregiativa).

Non è che me lo invento io: la democrazia ateniese non era una democrazia nel senso odierno e, se paragonata alla nostra, era fortemente classista e sessista. Anche il pensiero democratico moderno, in Francia e America, si prefiggeva una forma di governo chiamata democratica, in cui però la massa della popolazione era sostanzialmente esclusa dall'esercizio effettivo del potere. E ovviamente questo limite era di natura classista e sessista. 

Tuttavia il mio background politico è sostanzialmente libertario (si è modificato nel tempo, ovviamente, ma libertario resta). Mi è difficile definirmi anarchico perché nella vulgata corrente il termine ha precisi riferimenti ideologici che non mi appartengono, ma in generale diciamo che mi identifico molto nell'idea di socialismo liberale, in cui il pensiero libertario si appoggia sia sui pilastri del liberalismo (libertà individuale, diritti politici) che su quelli del socialismo (la libertà individuale e i diritti politici servono a niente se non si cerca di migliorare le condizioni materiali della società in generale).

Il cambiamento principale che è avvenuto nella mia forma di pensiero è dovuto all'esperienza, naturalmente. A vent'anni il mio pensiero era sostanzialmente teorico, oggi si è dovuto aggiustare in base ai dati che ho "raccolto" nel frattempo. 

La parte più difficile è stata cercare di far convivere l'ispirazione libertaria con l'evidenza che la maggior parte delle persone non vuole la libertà, tranne che per sé e solo quando si accorge che altri gliela portano via (esempio banalissimo: gli "anarchici" che professano il crollo dello stato e cercano lo scontro con la polizia e che poi rivendicano a gran voce i diritti dell'imputato tipici delle democrazie liberali borghesi, il welfare state e la scuola gratuita di stato).

Un chiaro esempio di dissonanza cognitiva: la tua visione del mondo cozza con i dati dell'esperienza. Cosa fare? Credo che il mio errore di partenza sia stato abbastanza banale. Siccome io, se lasciato senza controlli esterni, so gestire la mia libertà senza fare danni a me e agli altri, siccome non sento il bisogno di avere uno stato paternalistico che mi abbraccia dalla culla alla tomba, siccome mi rendo conto che quando lo stato ti offre qualcosa lo fa per un suo tornaconto, ho sempre pensato che sarebbe andato bene a tutti vivere in libertà.

Ma non è così: un sacco di gente, quando la lasci libera, non sa gestirsi, ha bisogno della presenza statale dalla culla alla tomba e chiede, se non con le parole con le azioni, uno stato presente e forte, che sollevi il singolo dal peso di troppe responsabilità.

Detto questo, una democrazia radicale come la nostra, dove il potere politico trae forza dal consenso di milioni di persone, è destinata a mutarsi in oclocrazia. Non c'è verso di gestire un gruppo sociale mantenendo il consenso senza che questo porti a risultati pessimi. La gara al consenso è gara al ribasso, perché bisogna puntare al minimo comune denominatore all'interno di un gruppo sociale estremamente eterogeneo.

E l'oclocrazia è l'anticamera della dittatura. Storicamente i governi dell'uomo forte sono quei governi che fondano il proprio potere sul consenso delle masse per aggirare il potere delle elite dominanti. Ovviamente il consenso è estorto con l'inganno e la manipolazione, e con una buona quantità di violenza, ma non è questo il punto. Storicamente le masse tendono ad appoggiare una figura forte, che si appella a loro direttamente pur non facendone minimamente gli interessi, se non in misura minore per alcuni aspetti materiali.

Cesare, Napoleone, Mussolini, Lenin, Hitler erano l'espressione di questa tendenza naturale delle masse a scegliere l'uomo forte.

Quindi non c'è da stupirsi che il voto democratico porti agli esiti che sappiamo; è inutile chiedersi perché "la ggente" vota chi non fa i suoi interessi. E' connaturato nel sistema democratico che concede la possibilità a milioni di individui di delegare il potere politico.

Come la penso io? Che il processo democratico non mi interessa più, né mi interessa la politica attiva in qualunque forma. La necessità di avere consenso per poter agire la rende di per sé inefficace. Se io, sul posto di lavoro, dovessi cercare il consenso del gruppo che dirigo, avrei due strade: o ingannarli e fare comunque quello che voglio, o perdere clienti e dopo un po' anche il lavoro per tutti. Per fortuna invece devo scegliere in base a quello che considero il modo migliore di agire, e anche se non ho il consenso di nessuno, posso farlo lo stesso. E se sbaglio, pago io, non chi ha seguito le mie decisioni. E questo va contro ogni principio democratico.

E la libertà è divenuta una condizione personale e non mi preoccupo più tanto di quella degli altri. 

Spic & Span

Prendete una casalinga, di quelle brave che tengono la casa tirata a specchio, sempre in ordine, che sanno fare la spesa oculatamente, non sprecano una lira, e poi cucinano daddio e stirano le camice che guardi signora mia nemmeno nelle stirerie professionali.

Ora, fareste mai progettare una casa a questa casalinga? No ovvio, come fa? Le mancano la cultura e le conoscenze tecniche. Moralmente lei è ineccepibile e se le date in mano una casa bella e finita state sicuri che risplenderà così tanto che la si vedrà dalla Luna. Ma questo non vuol dire niente, se dovete progettarla.

E allora, perché votate il Movimento 5 Stelle?

Dichiarazione di voto

I sette motivi per cui non andrò a votare:

1. credo di aver dimenticato di comunicare al Consolato il mio ultimo cambio di residenza, così non mi hanno mandato le schede per gli italiani all'estero.

2. abito all'estero, non leggo i giornali, non guardo la tv italiana, non sono un attivista politico; ciononostante sono riusciti a rompermi le palle con questi referendum all'incirca 100 volte al giorno. Non so neanche come abbiano fatto. Devono essere usciti dai fottuti muri, non c'è altra spiegazione. Avemo capito, mannaggia la miseria, basta!

3. qualunque movimento politico o culturale che prolifera su Facebook e Twitter è letame. E in vita mia sui cumuli di letame non ho mai visto nascere i fiori.

4. e che qualcuno provi a venirmi a parlare delle rivolte nel Vicino Oriente. Che ci provi. Gli mostrerò che pugni che c'ho nelle mani.

5. i maledetti referendum non possono "abolire il nucleare", non possono impedire "la privatizzazione dell'acqua", non possono mutare l'acqua in vino. L'unica cosa che possono fare è abolire una legge, un articolo di una legge, un comma di un articolo di una legge. 

6. se togli un pezzo di legge, niente - ma proprio niente - impedisce che ne venga fatta un'altra peggiore. 

7. ai seggi non si può fare un ballo lento, non si può fare un ballo forte, non si può fare il gioco della bottiglia, non c'è amicizia, non c'è cortesia. 

Drammatologia

Perdere il lavoro è diverso da come immaginavo. Somiglia al primo pugno in faccia: uno pensa chissà che, ma lì per lì non fa particolarmente male. Somiglia a quella volta che una moto mi ha tagliato la strada sulla pista ciclabile e ho fatto una capriola in aria e sono atterrato sulla schiena e i passanti mi hanno circondato inorriditi e mi sono alzato e ho pensato “uau, tutto qui?” Poi i giorni passano e gli effetti si fanno sentire: le labbra tagliate dai denti, il ginocchio ingrossato, la schiena con un ematoma così.

L'altro giorno era il primomaggio. Primomaggio da disoccupato. Ho pensato al concerto di Roma, i sindacati, la sinistra. Come molti, in passato l'ho seguito spesso in tv. Non tutto, solo i gruppi che mi piacevano. Non ho mai avuto la maglietta di ceghevara, non ho mai sventolato bandierine, ma com'è come non è, molti gruppi che mi piacevano suonavano a S. Giovanni. Poi gli amici di sinistra, qualche volta il pensierino di andarci, tanto per vedere la cosa dal vivo.

Ho pensato alla distanza che irreparabilmente mi separa da quella liturgia che non ha niente a che vedere con il lavoro. Non c'è più niente da condividere con chi ancora celebra riti nati per un mondo che non esiste più. Non c'è niente da condividere perché li hai conosciuti quelli che celebrano quei riti, sono amici, compagni di studi, colleghi di lavoro. Loro si ritrovano a queste celebrazioni collettive (il primomaggio, le elezioni, le manifestazioni...) intonano le solite litanie, fascismo capitalismo Berlusconi Vaticano, la fine dell'Italia, la fine della democrazia, il regime liberticida, ci vorrebbe la rivoluzione e nessuno fa niente.

E poi tornano a casa alle loro vite, su Facebook invitano i propri contatti a votare sì per dire no, le zoccole di Berlusconi che mannaggia a lui, io non ci sto, io sono brutta come la Hack quindi sono intelligente come lei. E le foto delle vacanze. E del weekend in montagna. E beati loro, io una vacanza non la faccio da un pezzo e li invidio anche, sapete. Poi certo, a nessuno frega niente se hai perso il lavoro, tu. Tanto in Germania c'è il uelfarsteit e comunque nel mitico estero tutto va sempre bene per definizione e non c'è nemmeno bisogno di chiedere come va.

Sarete anche di sinistra, ma siete pure un bel po' stronzi, lasciatevelo dire. Comprendo che abbiate Berlusconi e l'acqua privata cui pensare, però dai...

Che tutti i miei amici di sinistra hanno questa cosa: il metus hostilis. Berlusconi, il nucleare, l'acqua privata. Hanno il metus hostilis che li unisce, che regala un senso a tutto, a tutto quello che non va, a tutto quello che non piace, a tutto quello che non è come dovrebbe essere. E anche gli altri c'hanno il nemico che incombe: l'islam, i comunisti, i giudici.

Perché nella vita ci vuole sempre qualcuno a cui dare la colpa. Non come me, che non ci riesco. Berlusconi, il nucleare, l'acqua pubblica, l'islam, i giudici. Fottesega. No, sul serio. Ho perso il lavoro, dovrei odiare il padrone, il capitalismo, gli ebrei, i banchieri... qualcuno da dargli la colpa della mia sfiga! Niente.

Il nuovo contratto di lavoro se ne sta qui, sulla mia scrivania. Già firmato dalla responsabile delle risorse umane. Manca solo il mio autografo e poi via, di nuovo vita da ufficio, colleghi nuovi (urgh...), nuovi capi (urgh...), entrallenove, esciallesei. Yuhu!

Allevatori contro imbottigliatori

Le grandi illuminazioni avvengono quando si sta facendo qualcosa di assolutamente non correlato alla scoperta. La mela, la gravità, Newton. Allora, io in questa estate di mondiali di calcio mi sono dovuto sorbire un bel po' di partite, quelle cose tipo Giappone-Camerun o Slovenia-USA. Cosa può succedere a guardare la nazionale di un Paese che chiama “football” uno sport che prevede di portare in giro con le mani una palla che non è nemmeno una vera palla? (la battuta non è mia, l'ho presa dal comico John Cleese. Impara, Luttazzi)

Succede che ti metti a tifare a favore o contro. Perché? C'è un motivo? No, non c'è alcun motivo per sperare che il Giappone batta il Camerun. A posteriori si può razionalizzare questo atteggiamento spiegando a vostra moglie che siete cresciuti guardano Holly e Benji, ma non è così.

O meglio, il motivo è che si fa il tifo per fare il tifo. È un istinto naturale. Date due fazioni, si tende automaticamente a parteggiare per l'una o per l'altra, anche se non se ne ricava alcun utile materiale o spirituale.

Sempre durante i mondiali, un giorno in pausa pranzo stavo parlando del più e del meno con la padrona, quando la si butta in politica e arriva la domanda “ma perché la gente vota Berlusconi”. Domanda che per uno straniero è lecita, visto che non è possibile trovare qualcuno che voti Berlusconi o a cui piaccia Berlusconi. Il dubbio è il seguente “ma se fa così tanto schifo come dite, perché lo votano?”

E lì ho avuto l'illuminazione. Perché votano Berlusconi? Perché è una delle due opzioni disponibili, quindi tendenzialmente metà degli elettori voterà per la sua fazione. Quando c'erano la DC e il PCI, si votava o DC o PCI; quando sono caduti, abbiamo forse smesso di votare? Giammai! Avevamo altre due opzioni, abbiamo continuato a sceglierne una, come se niente fosse.

E qui si spiega anche il potere mediatico reale di Berlusconi, in maniera più convincente di quello che si sente dire di solito. Berlusconi ha tre televisioni nazionali e bel po' di giornali. Quando si butta in politica, riesce a farsi passare come l'alternativa alla sinistra. Grazie all'enorme potere comunicativo della televisione e dei suoi volti familiari crea l'immagine di una coalizione di destra che non esiste se non sulla carta (Forza Italia non è mai esistita, l'MSI era un partitucolo, la Lega prendeva voti in – quante? – 5 regioni italiane) quale alternativa all'unica forza politica di un certo peso rimasta, il PDS.

A quel punto tutto il corpo elettorale si è trovato di fronte all'alternativa Berlusconi o PDS. Non importano i programmi, la storia, la politica, le ideologie: ci sono due fazioni e io devo sceglierne una. Tanto è gratis, nessuno sa cosa voto, e sono anche convinto che se vince una delle due fazioni avrò dei vantaggi diretti oppure, se non vince l'altra, non avrò degli svantaggi tangibili.

Tutto qua. Se domani Berlusconi sparisse e il PD sparisse e ci trovassimo come alternativa il Partito degli Allevatori di Mio Mini Pony contro il Partito degli Imbottigliatori di Aria Fritta, il corpo elettorale si spaccherà a metà, e comincerà la stessa solfa che si sente oggi tra i sostenitori di Berlusconi e quelli del PD.

Non è vero che state già pensando se preferite gli allevatori o gli imbottigliatori? Non potete farne a meno, dite la verità. Alla domanda “perché votano Berlusconi”, la risposta è perché Berlusconi è una delle opzioni e, finché ci sarà, prenderà voti. Quando non ci sarà più, qualcuno lo sostituirà e continueremo a scegliere tra le due fazioni. Come se niente fosse.

Deliri d'onnipotenza

Ma a voi non viene mai da pensare cosa fareste se foste a capo di tutto? Io sì. Mi chiedo: cosa farei io se per 100 giorni fossi a capo dell'Italia? Ma non a capo come Napolitano, ma proprio a capo nel senso che per un anno si fa come dico e non si discute... Carta bianca per 100 giorni e poi a casa.

Non è facile rispondere. Cioè, uno può dire “farei questo e quello”, ma non sarebbe mai sicuro di come va a finire la cosa. Allora ci si pensa con più calma. Ecco cosa farei nei miei 100 giorni a capo dell'Italia.

  1. Abolizione dell'esercito professionale e introduzione della leva obbligatoria di un anno per maschi e femmine. Conversione ad una milizia territoriale. Obiezione di coscienza limitata ai casi di comprovata presenza di una coscienza. Conseguente ritiro dalle missioni all'estero e l'esercito torna a difendere i confini nazionali al di qua dei medesimi, come è naturale che sia.

  2. Blocco di tutte le opere pubbliche a data da destinarsi.

  3. Blocco di tutti gli aiuti di Stato e comunitari.

  4. Blocco dei finanziamenti pubblici ad attività private di qualsiasi genere (partiti, giornali, cliniche e scuole compresi).

  5. Abolizione della Rai (non privatizzazione: abolizione). Azzeramento di tutte le leggi sulle telecomunicazioni e creazione di un libero mercato televisivo e radiofonico.

  6. Trasferimento di tutti i giudici, i magistrati, i prefetti e gli alti gradi delle forze dell'ordine.

  7. Obbligo per i dipendenti statali di lavorare 40 ore a settimana (e non per il doppio dello stipendio).

  8. Separazione tra previdenza sociale e pensioni e contestuale passaggio ad un sistema per cui chi lavora mette soldi da parte per sé e non paga i pensionati attuali.

  9. Abolizione delle province e accorpamento dei comuni più piccoli.

  10. Le tasse devono rimanere il più vicino possibile al contribuente (Comune e Regione) e solo una frazione minima deve arrivare a Roma.

  11. Drastico abbassamento delle tasse.

  12. Legalizzazione di droga e prostituzione.

  13. Scuola. Si torna ad insegnare solo le materie serie: leggere, scrivere e far di conto; italiano, matematica, scienze, inglese, storia, geografia e poi negli istituti superiori le varie materie di indirizzo. Stop assoluto alla fuffa, all'educazione civica, ai giorni delle memorie e a Dio sa cos'altro riempie la testa dei ragazzini al giorno d'oggi. Abolizione dell'insegnamento di qualsiasi religione.

  14. Abolizione del Concordato: gli appartenenti alla gerarchia cattolica sono cittadini come tutti gli altri e le loro proprietà sono fatte della stessa sostanza di tutte le altre, quindi non c'è bisogno di mettersi d'accordo su niente.

  15. Abolizione di tasse e balzelli su carburanti, sigarette e alcolici.

  16. Riduzione del numero di parlamentari nazionali e limitazione delle loro competenze a pochi ambiti, quali la difesa, le emergenze sanitarie e naturali e poco altro. Il resto va alle Regioni e ai Comuni.

  17. Licenziamento in tronco e denuncia per mancata ottemperanza degli obblighi contrattuali di tutti i medici “obiettori”. Se lavorate per un ospedale pubblico, fornite tutte le prestazioni previste; se la vostra coscienza non ve lo permette, apritevi il vostro studio e fate quello che vi pare.

  18. Divieto a chiunque abbia rivestito una carica elettiva di potersi candidare per qualsiasi altra.

  19. Abolizione di tutti i segreti di Stato applicati finora.

  20. Varie ed eventuali dettate dall'estro del momento.

Lo so, lo so che si alzeranno alte le grida e so anche il perché ma non importa. Il primo obiettivo è fare in modo che tutta la popolazione riceva un'adeguata preparazione militare. Non c'è libertà senza la possibilità di difenderla. Secondo obiettivo è eradicare la criminalità organizzata senza leggi o magistrati, ma semplicemente affamandola. Niente più soldi da droga, prostituzione e comunità europea, niente più mafia. Terzo obiettivo: troncare ogni forma di corruzione, che manda in fumo miliardi ogni anno e spesso provoca morti (a causa di costruzioni fatte al risparmio). Poiché la corruzione esiste per lo più negli appalti e nelle opere pubbliche, e per il resto nelle sovvenzioni pubbliche, si smette con tutte queste cose e cessa anche la corruzione.

L'obiezione “ma si perderanno un sacco di posti di lavoro” è sensata. Ma purtroppo per voi quello è proprio l'obiettivo. Far perdere il lavoro a tutti quelli che campano alle spalle degli italiani che lavorano: che sia la Fiat, il direttore di qualche clinica privata o il palazzinaro di un comune di 5000 abitanti. Tutti costoro perderanno il lavoro e smetteranno di succhiare soldi al contribuente. Deve essere così.

Direte “eh ma il sud e i problemi e la disoccupazione”. No, per niente. È ora di smetterla con queste sciocchezze. Basta soldi e lavori pubblici al sud e lasciate che mafiosi e parassiti rimangano senza lavoro. È ora di lasciare che le persone perbene possano costruirsi una vita dignitosa senza dover lavorare per mantenere i parassiti. Direte “eh ma la mafia”. La mafia niente: vi ho appena dato una milizia territoriale, avete le armi e sapete usarle. Arrangiatevi.

Direte “ma la gente che perde il posto di lavoro”. Perderanno il lavoro quelli che vivono di soldi pubblici e questo non è un effetto collaterale, ma uno degli obiettivi. Contemporaneamente però rimarranno molti più soldi in tasca alla gente, che quindi ne avrà da spendere per le cose che interessano davvero.

Direte “ah ma tu sei un neoliberista che vuole che i ricchi diventino sempre più ricchi”. No, per niente. Semplicemente penso che quando lo Stato si fa mallevadore di criminali e corruttori va fermato ed al più presto. Quando lo Stato diventa il modo per vivere alle spalle dei propri concittadini va fermato.

Direte “ah ma all'estero il welfare per tutti gratis”. Sciocchezze. I programmi di assistenza sociale funzionano bene nei Paesi con pochi abitanti, dove le tasse non si allontanano mai dal contribuente e dove il lavoro c'è. Per il resto credete che sia diverso dall'Italia? In Germania vengo decurtato della metà del mio stipendio perché lo Stato ha deciso di finanziare l'industria automobilistica e le banche, mentre io, oltre ad avere un'assicurazione sanitaria privata, devo pagarmi una pensione integrativa perché, grazie alle mirabili politche sociali tedesche, sarà buona appena per comprarmi i pannolini. Nel frattempo però devo mantenere tutti quelli troppo stanchi per lavorare, o troppo impegnati a bere birra o a guardare la tv al plasma, o pagare lo stipendio a quelli che lavorano nelle ONG che “aiutano” i Paesi in via di sviluppo, o pagare la retta agli studenti universitari parcheggiati da qualche parte a bere birra. Se non è chiaro, i soldi delle tasse servono per far arricchire i già ricchi, non penserete davvero che servano a “redistribuire la ricchezza”?

Direte “eh ma guarda in America come sono messi”. Francamente dell'America non me frega niente. Non vivo in America, non sono americano e i due Stati che si fregano o si sono fregati i miei soldi sono l'Italia e la Germania. Qui non è l'America e qui le cose funzionano in maniera diversa.

Se il programma non vi va bene, io resto in carica solo 100 giorni, poi potete tornare a finanziare la mafia e i falsi invalidi quanto vi pare.

Attrazione fatale

Avete presente Attrazione Fatale, mitico film dell'87 con Glenn Close? Lei che usciva dalla doccia brandendo un coltellaccio era diventata l'icona della follia irrazionale e persecutoria. Mi è venuta in mente l'altro giorno, quando ho aperto la cassetta delle lettere e ho trovato questo: E giuro che ha tentato di uccidermi! (e comunque mai avrei pensato che potesse arrivarmi una lettera intestata "Stato". Aggiunge orrore all'orrore) (e comunque se proprio devono comprarmi, dovrebbero offrirmi qualcosa in più che non il biglietto del treno regionale all'interno dei confini italiani)

Propaganda che vince non si cambia

Tradizionalmente le teorie che attribuiscono una certa situazione politica ad una cospirazione messa in atto da entità extrapolitiche e sovranazionali appartiene ad un'area che potremmo definire di “destra” (con tutte le cautele del caso). Il fascismo trasse il proprio sostegno inizialmente incolpando gli “imboscati” per il disastro della, pur vinta, Grande Guerra e poi agitando il pericolo bolscevico che stava per mettere le mani sull'Italia. Il nazionalsocialismo additò gli ebrei come causa di tutte le disgrazie della Germania, agevolmente accoppiando l'ebraismo al bolscevismo. In seguito, quando le vicende politiche fecero perdere a Italia e Germania il sostegno britannico, ebrei e bolscevichi divennero un tutt'uno con la finanza anglosassone.

Il processo è abbastanza intuibile: alla ricerca del consenso tra le masse si fa leva sulle paure del popolino e si addita come causa unica di tutti i problemi una parte minoritaria del corpo sociale, indicandola come un agente di entità quasi onnipotenti ma invisibili e dipingendo il potere in carica come vittima di un potere più forte. In questo modo è possibile mettere in atto azioni concrete di repressione senza doverne pagare le conseguenze: picchiare, derubare, perseguitare, imprigionare, deportare e uccidere anarchici o ebrei non comporta alcun problema di perdita del consenso o di supporto economico e politico, essendo ebrei ed anarchici pochi, deboli e poco amati dal resto della popolazione.

Agente della finanza anglosassone

Durante la guerra fredda, la nuova potenza egemone ha potuto continuare questo schema, teorizzando un'enorme cospirazione planetaria creata dall'Unione Sovietica i cui agenti si erano infiltrati nei gangli vitali dell'apparato statale e della società americana, creando il clima adatto all'accanimento contro l'avversario politico. Nel frattempo le teorie che coinvolgevano gli ebrei e i comunisti non sono morte, ma sono scivolate nell'ombra, covando sotto la cenere dei movimenti di estrema destra.

Quando lo spauracchio dei comunisti ha fatto il proprio tempo, è stato sufficiente teorizzare un complotto planetario retto da entità ancora più fumose del comunismo (che se non altro poteva essere rozzamente identificato con uno Stato ed il suo esercito e le sue spie e la sua propaganda), il Grande Complotto Islamico contro le Nostre Libertà®.

Lo schema si perpetua: il potere crea consenso per mezzo di un capro espiatorio, contro il quale esercita violenza in spregio delle leggi e del buonsenso, sicuro di non trovare alcuna opposizione a quegli atti. Così il governo italiano può rapire, espellere, imprigionare senza processo muratori e autisti di camion, perché farebbero parte di una cospirazione globale volta a trasformare l'Italia in un califfato.

Il futuro califfo d'Italia

La destra italiana è particolarmente capace in questo senso in quanto, oltre ad adeguarsi alla politica dei più potenti imperi americano ed inglese, propone sempre un guizzo nazionalpopolare che ci regala quel tratto di originalità made in Italy. Così la coalizione di destra, che ha la maggioranza dei voti ed è sostenuta e guidata dall'uomo più ricco e potente d'Italia, proprietario di un sistema mediatico capillare e monopolistico, sin dal suo nascere ha sempre adottato lo schema della cospirazione. Il risultato è che nel volgere di 16 anni da quel fatidico 1994, una folta schiera di persone, giornalisti, politici, blogger, editorialisti, ogni volta che incontra qualche critica al sistema politico contemporaneo non allineata alle critiche permesse dal Ministero della Verità grida con gli occhi iniettati di sangue e la bava alla bocca “complottisticomplottisticomplottisti!”, mentre – contemporaneamente – elabora fantasiose quanto complicate (ma pur sempre scopiazzate) teorie della cospirazione in cui ogni agente o accadimento che non vada perfettamente a favore del potere quasi assoluto che esercitano sul Paese fa parte del complotto globale. Quale complotto globale? Chiaramente quello della finanza anglosassone (ding!) che vuole distruggere l'Italia (ding!) e che per fare questo se la prende con il governo di destra (ding!) che sta attuando una politica di autonomia (ding!) a favore del popolo (ding!) in aperto contrasto con la suddetta finanza (ding!). E per impedire che in l'Italia cada in mano loro (ding!) bisogna innanzitutto sconfiggere le sinistre (ding!) che sono i burattini della finanza anglosassone (dinghededinghededì!!!) che controlla i giudici (ding!). Addirittura un noto ministro dalla erre moscia è andato alla tv nazionale rivelando agli italiani che il mondo è governato da una setta di banchieri e finanzieri (ding!) che potremmo definire Illuminati (dindondan-dindondan!!!).

E funziona, non c'è che dire. Persino siti dal magniloquente titolo d'ispirazione marxiana ormai seguono in fila indiana queste teorie della cospirazione.

Va da sé che nessuna di queste persone crede veramente ad una cosa del genere e che la mossa è puramente propagandistica. Le grande ideologie sono cadute, il mondo sta diventando sempre più complicato e gli elettori non si fidano più del potere: è logico che prima o poi qualche potente si riciclasse come nemico dei potenti. Il ministro con la erre moscia, quando si è messo a parlare male degli Illuminati in televisione, sapeva bene che in ascolto c'erano decine di migliaia di persone in attesa di sentir dire queste cose da qualcuno di importante. Più o meno tutti sappiamo che esiste una finanza anglosassone, più o meno tutti sappiamo che essa è potente e più o meno tutti sappiamo che il sistema bancario è un pozzo nero, ma in pochi sanno effettivamente i meccanismi reali quali siano. È un sistema lontano e dai contorni indefiniti. E allora arriva il ministro che dice “sì avete ragione, ci sono i banchieri anglosassoni che comandano tutto e tutti, votate me alle prossime elezioni e gliela faremo vedere noi a quei cattivoni!”

Il sistema è semplice e collaudato: qualche politico viene indagato? I giudici complottano per favorire la finanza anglosassone. Qualche impiegato statale scende in piazza con le bandierine lillà? La sinistra complotta per favorire la finanza anglosassone. Non consegnano le firme per le elezioni amministrative? Complotto contro la politica antimperialista del governo. Di Pietro cerca di coniugare un verbo? La quinta colonna della finanza anglosassone trasmette messaggi in codice agli agenti sotto copertura.

La finanza anglosassone

David Icke

Purtroppo queste astruserie prenderanno sempre più piede. E ancor di più, finché le uniche critiche al sistema sono rottami di socialismo reale e impiegati statali con la sciarpa lillà che gridano “golpe!” per ogni singolo atto o dichiarazione di un rappresentante della destra. Su Facebook.

Promemoria per chi volesse conquistare il mondo: fate sempre la parte dei perseguitati. Sempre e comunque. Se stuprate, frignate perché i poteri forti vogliono uccidere il maschio. Se picchiate, frignate che ha cominciato lui. Se vi arrestano, frignate che questa non è vera democrazia. Non sottovalutate mai il potere della lamentazione. Se siete presidente della Regione, dite che Roma vi vuole distruggere. Se siete Presidente del Consiglio, dite che la Cina/gli Usa vi vogliono distruggere. Se siete Presidente del Mondo, è ora di tirar fuori la storia dei rapimenti alieni. Più potere avete, più dovrete lamentarvi.

Riflessioni a margine di una giornata d'autunno

Ieri pomeriggio passeggiavo per la grande via dello shopping, indossando il mio completo in tweed e assaporando la mia pipa Dunhill, e ripassavo con la memoria i brani più noti del diario del conte di Wellington, quando una gazzarra assai peculiare mi ha distolto dai miei pensieri. Torto il collo in direzione del frastuono, ho scorto un assembramento di persone di fronte ad un palco eretto nella piazza. Ho riconosciuto subito una tipica manifestazione della cultura pop contemporanea: la campagna elettorale. In effetti da un po' di tempo la città è tappezzata da manifesti pubblicitari che recano dei messaggi inintelleggibili perché scritti seguendo la grafia tipica degli SMS e delle chat: una lunga lista di SPD, CDU, FDP, LG, MFG... avrei dovuto pensarci.

Non fraintendetemi, io sono un grande estimatore della cultura pop: mi è dispiaciuto che Michael Jackson sia morto; i Queen sono parecchio simpatici e trovavo Christina Aguilera adorabile, prima che diventasse un'attrice hard. Anche se non comprenderò mai il fanatismo e gli schiamazzi di fronte ad un palco.

In quel gran baccano sono riuscito a cogliere due o tre parole, che poi sono le stesse che tutti vanno ripetendo da settimane (cioè da quando hanno visto che la Linke ha stravinto gridandole ad ogni angolo di strada): “basta soldi alle banche”; e non ho potuto fare a meno di pensare ad uno di questi signori quando sarà al governo.

M'immagino la prossima crisi di liquidità delle banche e vedo un rappresentate dei banchieri che si incontra con il politico.

I due si siedono e sanno già quale sia lo scopo dell'incontro. Il politico parte dicendo che ovviamente lui non può dare alle banche in difficoltà nemmeno un centesimo, principalmente perché ha promesso l'esatto contrario due mesi prima e perché ha già finanziato a fondo perduto l'industria automobilistica per tre volte nel giro di una settimana.

A questo punto il banchiere assume l'espressione tipica del tedesco quando ti sta per inculare: sorriso largo e compiacente, aria bonaria e pacioccosa e inizia a parlare come se si rivolgesse ad un bambino di 6 anni. “Signor politico, lei non capisce. Lei deve darci i soldi, perché altrimenti se lei non ci da i soldi, noi diciamo a tutti che non ne abbiamo più e ci rifiutiamo di darne ai nostri correntisti, cioè ai suoi elettori. In questo modo scateniamo una bella ondata di panico, che spingerà tutti i suoi elettori a ritirare i propri soldi da tutte le banche, che non potranno fare fronte alla richiesta e dovranno chiudere. Ci prenderemmo tutti i soldi delle imprese e smetteremmo di fare credito a chiunque. A questo punto solo l'Onnipotente sa cosa potrebbe succedere. Forse la fine del mondo?”

Il politico, che non sa resistere al fascino di un uomo autorevole che gli dice con gentilezza cosa fare, si limita a fare sì con la testa, estrae il blocchetto degli assegni e chiede iniziare il salvataggio mettendoci i propri soldi.

A quel punto mi sono rimesso la pipa in bocca e ho continuato la mia passeggiata pomeridiana, sorridendo tra me e me ed invidiando un poco l'entusiasmo di quei giovani per i loro idoli.