Le streghe sono andate via

C'è una cosa che apprezzo molto nelle donne: non amano parlare di politica. Una conversazione con una donna parte sempre col piede giusto, perché so che non arriveremo a parlarne, a meno che non sia io a farlo (e non lo faccio). Dev'essere la mancanza di quella componente tipicamente maschile che rende necessario appartenere ad un gruppo e inscenare una guerra ritualizzata contro un altro gruppo. E' lo stesso motivo per cui le donne non seguono il calcio. Ora che ci penso, nel mio ufficio i maschi parlano sempre di politica e di calcio, alternando i due argomenti in maniera assolutamente semplice ed automatica, senza cambiare tono di voce né modo d'argomentare.

Se avete la licenza elementare, saprete che se c'è una caratteristica intrinsecamente buona nell'essere donna, puntualmente si presenterà una femminista a volerla distruggere. Io, che ho anche la terza media, ho da poco scoperto che, per sapere quale sia il perbenismo degli anni duemila, bisogna leggere il sito di Micromega. E' davvero meraviglioso. Hanno tutte queste ricettine semplici semplici per salvare il mondo, solo che si vede benissimo che chi scrive viene da un mondo altro, leggermente meno schifoso di quello in cui viviamo noi. Immaginate di essere stuprati da Lexington Steele e mentre siete in ospedale che ancora cercate di capire come abbiate potuto non vedere quel dannato treno, arriva uno di Micromega on-line e cerca di spiegarvi perché nella nostra società il massaggio prostatico non è sufficientemente valorizzato. Rende l'idea?

Poiché tutto ciò che era rivoluzionario diventa col tempo perbenismo della peggior risma, era inevitabile che anche il femminismo divenisse una nuova forma di perbenismo. E siccome Micromega sta diventando il campione del perbenismo, non poteva dedicarci il suo bravo articoletto femminista.

Che inizia subito bene: “L’ 82% dei senatori, il 79% dei deputati e il 77% dei ministri sono uomini”. Bene, che c'è di male? Se fossi una donna sventolerei con orgoglio questi dati. Andrei da mio marito e con aria beffarda gli farei vedere chi sono quelli come lui. Girerei per strada a testa alta sapendo che così poche appartenenti al mio genere sono dei politici. Invece per le articoliste questa sarebbe una forma di discriminazione. Non riesco a capire il perché: è risaputo che le donne non amano il tifo e l'imbrancamento tipicamente maschili e quindi evitano le assemblee e gli stadi. Ottimo, no? Cioè, le donne avranno altri difetti, ma questo è indiscutibilmente un punto a loro favore. Invece no. La tesi proposta è che bisognerebbe arrivare ad un Parlamento col 50% di donne.

Leggendo l'articolo, capisco che le autrici hanno un po' di confusione in testa. Secondo loro, se metà della popolazione è composta da donne, allora metà dei parlamentari dovrebbe essere donna; se così non è, vuol dire che gli uomini imbrogliano. Qualcuno dovrebbe spiegare loro che il Parlamento non rappresenta la composizione statistica della popolazione, altrimenti la politica dovrebbe essere gestita come un sondaggio. Cioè, dovrebbe fare quello di cui viene sempre accusato il Berluscone. Il Parlamento invece rappresenta la volontà degli elettori che, per quel che ne sappiamo, potrebbero un giorno voler mandare a Montecitorio i più noti dj della Romagna, e non gli si potrebbe dire niente.

Ma le nostre intrepide redattrici non sono così sprovvedute. Loro sanno benissimo che la composizione del Parlamento non dipende dalla volontà degli elettori, visto che viene stabilita a tavolino da associazioni private non elette, i partiti. Ma siccome scrivono per il sito del nuovo perbenismo, si guardano bene dal dire una cosa del genere. Però devono anche trovare un modo per cambiare le cose. Quindi le suffragette cosa fanno? Scrivono un cento righe per arrivare a proporre che i partiti siano obbligati a candidare delle donne per una cifra che arrivi al 50% del totale dei candidati.

Capito le furbacchione? Sanno benissimo che i giochi politici sono fatti dalle segreterie di partito e che le elezioni sono solo un rito privo di significato, solo che a loro non interessa questo. A loro interessa arrivare alla cadrega e per ottenere la cadrega bisogna che il partito decida che loro arriveranno alla cadrega. Soluzione: facciamo una legge che obblighi i partiti a decidere che loro arriveranno alla cadrega. Mefistofelico.

Per educazione non farò notare che non gli è nemmeno passata per la testa l'idea che, se fosse vero che metà dell'elettorato vuole delle donne parlamentari e Presidenti del Consiglio, basterebbe candidare un po' di donne in una lista indipendente e vincerebbero a mani basse tutto il vincibile, totalizzando più voti di tutto il vecchio Pentapartito messo insieme. Meglio pretendere che gli altri ti assicurino il posto in prima fila, naturalmente.

Comunque basta avere pazienza, con il tempo ascolteremo sempre più personaggi di tal fatta, che propongono le idee più strampalate pur di ottenere un scranno del valore di 20000 euro al mese più pensione e viaggi gratis. Aspettate solo che il Berluscone si tolga di torno e finalmente potremo goderci degli spettacoli come si deve. Prepariamo il popocorn.

(E questi sono i progressisti che operano per un mondo migliore. Non immagino neanche che proposte possano fare gli altri).

2 commenti:

Beta ha detto...

Non partecipare ai giochi politici o a dispute calcistiche, come a qualsiasi altra diatriba basata su fattori esclusivamente faziosi, è effettivamente un vanto.
In molti casi è semplice indole - il soggetto indulgerà in altre "stupidaggini" - non risultato dell'aver compreso quanto il tutto sia solo una (noiosa) "messinscena teatrale" (si intuisce bene anche dalla giusta analisi che hai fatto sulle candidature dei partiti). Il dato in sé - l'evitare certi contesti - resta comunque un punto a favore.

Concordo a pieno dunque. Solo una cosa non capisco, perché investi il tuo tempo leggendo "certa roba"...? ;-)

Beta.

Tommy Angelo ha detto...

Cerco di leggere un po' di tutto, soprattutto le pubblicazioni destinate alle categorie che comandano, così so come comportarmi per evitare guai.

Micromega è letto principalmente da persone in cui mi posso imbattere quotidianamente, insegnanti, laureati, gente che sta in posti di rilievo della pubblica amministrazione. Sapere come la pensano mi da sicurezza.

Sì, vabbè, non sto in Italia e qui la gente non sa neanche dell'esistenza di Micromega, però diciamo che serve. E poi trovo sempre istruttivo leggere quelli che non la pensano come me, si imparano un sacco di cose.