Il guretto è coprolalico

Senza voler iniziare la fiera delle banalità, ma un aspetto peculiare del webduepuntozero è che permette la riproduzione su scala minore ma estremamente capillare di certe dinamiche già presenti nella società che finora erano limitate per ragioni economiche e tecniche. Una di esse è la proliferazione di guru in miniatura, di guretti potremmo dire, cioè di personalità o di autori che radunano attorno a sé folte schiere di lettori che li considerano dei veri maestri del pensiero. Per un po' mi sono interessato a queste personalità, praticamente dei blogger, per capire come mai riscuotano così tanto successo. Voglio sottolineare che non ho un blog particolare in mente, l'analisi potrebbe essere la stessa per blog con un milione di visitatori unici al giorno, come per il blog da 500 accessi al giorno. È solo il meccanismo che mi interessa.

Un giorno mi sono messo a leggere tutti i blog “famosi” di cui ero a conoscenza o di cui si sentiva parlare in rete. Famoso è in senso lato: diciamo quelli che bene o male un po' tutti conoscono in rete, non solo il blog di Grillo. Per ognuno di essi sono passato grossomodo attraverso le medesime fasi di approccio: ad una iniziale fascinazione seguivano una parziale affezione ed una relativa assiduità delle visite al blog. Dopo qualche tempo, iniziano a affiorare i primi sentimenti di critica verso i contenuti. Poi subentra un malcelato senso di avversione finché non arriva il desiderio di rompere con il blog in questione.

Ho trascorso molte pause pranzo e caffè rimugiando la cosa, perché trovavo davvero interessante che i vari guretti della blogosfera, pur tutti diversi tra loro, riuscissero a farmi passare attraverso gli stessi stati d'animo senza che io quasi me ne accorgessi. Finché ho udito il plick delle dita che schioccano e ho capito di aver capito.

Primo: il guretto non ha successo per quello che dice. Dei guretti che ho letto, mi sono reso conto che nessuno proponeva niente di particolarmente intelligente o eterodosso o trasgressivo. Il mero contenuto si limitava a esporre pensieri già noti e ampiamente dibattutti. Credo che la fascinazione derivasse proprio dal fatto di leggere un pensiero che di fatto condividevo anche io. Come quando si incontra qualcuno e si scopre di avere gli stessi gusti musicali, questo crea una connessione ed un interesse che riescono a rompere l'iniziale differenza.

Se il blogger in questione scrivere per più di qualche volta un post che piace, si attiva un meccanismo di autosoddisfazione. È in parte lo stesso meccanismo grazie al quale le serie poliziesche o mediche hanno successo: che senso ha guardare i vari episodi di un telefilm in cui si sa già che il poliziotto stanerà l'assassino e il medico guarirà il paziente affetto dal più raro morbo conosciuto? Perché rassicura e conferma, e questo dà piacere. Periodicamente si va a leggere dei pensieri che già si condividono e questo provoca soddisfazione perché conferma i nostri pregiudizi, cioè l'idea che noi ci siamo fatti della realtà e che portiamo con noi come strumento per codificare il mondo.

Sul lungo termine però questa è una strategia pericolosa. Mentre con le storie alla tv ho fatto il tacito accordo di ricevere del piacere in cambio della non critica, perché ambo le parti convengono che si tratta di mero entertainment, quando si leggono i blog dei guretti questo non può avvenire, visto che il guretto non vuole intrattenere, ma spiegare ed educare ed informare. E se il guretto ti spinge a pensare, spingi che ti spingi arrivi a pensare anche riguardo al guretto medesimo. E quando la prima crepa è in vista, la diga è pronta a crollare. Principalmente il problema è che, leggendo assiduamente, col tempo si cominciano a vedere incongruenze con quanto scritto in precedenza, il persistere su certi temi con eccessiva acribia, una certa intransigenza di posizioni...

Alla fine, quando si prova a smontare razionalmente una sola idea del guretto con la quale non si è d'accordo, a causa della mole di inesattezze e contraddizioni ci si trova a dover lasciar perdere la discussione e a dedicarsi al debunking a tempo pieno. Io, siccome penso che il debunking sia un pessimo modo di occupare il proprio tempo, di solito mi fermo qui. Anche se poi scopro che ho voglia comunque di leggere quello che il guretto dice.

Partendo da questi presupposti, credo di poter dire che per avere un blog di successo non serve molto. Bastano uno o due contenuti, massimo tre a voler esagerare. Quei contenuti vanno riproposti con costanza e vanno gradatamente trasformati da opinione personale a strumento gnoseologico universale. Non è davvero importante cosa pensate, l'importante è che sia condivisibile dagli altri. Non ci sarà mai un blog di successo che parli di come molestare i ragazzini prepuberi, ma partendo da argomenti di per sé “giusti” si può arrivare ovunque. Esempi a caso: meno tasse, meno inquinamento, più salute sono tutti temi che non trovano una avversione di base. Conoscete qualcuno che sia favorevole all'inquinamento o alle tasse elevate? No, spero.

Quando si scrive un post, articolare il ragionamento in maniera complessa non paga. Una volta trovata un'idea di base che si accordi ad uno dei contenuti che veicolate, ripetetela in continuazione per tutta la lunghezza del post. Il rapporto di causa ed effetto non serve a niente. Limitarsi a giustapporre delle frasi che rimandano costantemente all'idea di base è la strategia migliore.

Ultimo ma non per importanza, la forma. Per quanto il contenuto sia indispensabile, il modo in cui lo esponete lo è altrettanto. La cosa migliore è avere un atteggiamento aggressivo, meglio se rivolto ad un gruppo particolare. Quale gruppo scegliete è meno importante di sceglierne uno. Chiaramente è meglio evitare di attaccare certi gruppi già vittime di persecuzioni in passato: non significa che la strategia non funzionerebbe, ma vi creereste da subito molti nemici. E sareste degli stronzi. E poi di gruppi ce ne sono tantissimi: comunisti, fascisti, capitalisti, massoni, donne, uomini, giovani, non ci facciamo mancare niente.

Anche il linguaggio deve essere aggressivo: l'uso del turpiloquio è fondamentale. Noi italiani – che facciamo un uso smodato di parolacce e bestemmie – quando le leggiamo nei blog vediamo confermate le nostre abitudini e questo piace. Anche se si dice che si usano le parolacce per andare contro al conformismo del politicamente corretto (palle).

Ricapitolando: poche idee, non argomentate, ripetute con regolarità; atteggiamento aggressivo e uso del turpiloquio. Ora siete pronti per essere dei guretti perfetti.

Per testare la vostra popolarità, assolutamente non perdete tempo a valutare i consensi che ricevete. La popolarità si misura in base all'odio e agli insulti ricevuti. Avendo scelto di essere guretti, avete anche scelto di parlare alla pancia del lettore e quindi alle sue emozioni. Se siete dei veri guretti, riuscirete a smuovere le emozioni di chi non la pensa come voi, scatenando reazioni anche violente. Si è veramente famosi quando si forza qualcuno a sprecare il proprio tempo e le proprie energie a leggervi per insultarvi e scrivervi mail piene d'odio. Nessuno che la pensa come voi perderebbe 20 minuti di tempo per scrivervi quanto è d'accordo con quello che dite, ma se una persona che non condivide niente di quello che pensate, anziché ignorarvi, si incazza, vuol dire che siete così tanto presenti nella sua vita da essere un fastidio. Siete cioè famosi.

Questa è l'opinione che mi sono fatto. Magari mi sbaglio, ma vorrei fare una prova: sono disponibile a scrivere uno o più post su un argomento scelto da voi, uno qualunque magari non troppo scontato, seguendo queste guidelines, per vedere le reazioni di chi mi legge. Ma secondo me ho ragione io, e i fatti mi cosano.