Oh, finalmente, post natalizio. Lo scrivo oggi e temo che ve lo dovrete far bastare almeno fino a fine anno, perché il poco tempo che passo in Italia vorrei fosse lontano dal computer. Sarò sintetico.
Uno. Il Natale è una festa religiosa cristiana. Non scherzo mica. Non c'entra che io non sia credente, né che nemmeno diversi milioni di persone al mondo non lo siano. Il Natale è una festa religiosa cristiana. Per essere chiaro, questo è un invito a fare causa allo Stato italiano perché ci obbliga a celebrare una festa cristiana violando i nostri diritti umani. Su forza, come regalo da mettere sotto l'albero voglio che qualcuno faccia causa all'Italia di fronte alla Corte Europea dei Diritti Umani e che la obblighi ad abolire questa festività lesiva della laicità dello Stato scritta nella quarta di copertina della Costituzione di Paperopoli. Si compita “ci o e erre e enne zeta a”, e si legge “se decido di fare le battaglie di principio, le faccio anche quando il principio va contro il mio interesse o la mia pigrizia”.
Uno.uno. Siccome so già dove si andrebbe a parare, ricordate che cambiare nome alle cose non cambia le cose. Per cui rinominare il Natale in “Winter Holiday” non ne cambia la natura di festa religiosa cristiana, allo stesso modo in cui chiamare le feci “cioccolata” non le fa odorare di cacao al latte.
Uno.uno.uno. Se dovesse sorgere il dubbio di chiamare il Natale “vacanze d'inverno” come forma di rispetto verso le altre culture, faccio presente che gli appartenenti alle altre culture sono forse diversi da noi, ma non sono stupidi. Sanno benissimo che il Natale è una festa cristiana e soprattutto non si offendono per il fatto che da noi ci sia una religione e delle festività religiose. È inutile cercare di gabbarli cambiando il nome, perché loro sanno cos'è. Capite? Loro sanno benissimo perché ad un certo punto in Europa tutti smettono di lavorare, si fanno i regali, le campane suonano e i bambini cantano le canzoni. Non li fregate con così poco. Se io vado – per dire – in Egitto e vedo la gente digiunare e pregare e fare festa dopo il tramonto, capisco benissimo che stanno celebrando il Ramadan e non mi offendo. Però se il governo cambia nome al Ramadan con “festa d'autunno”, io rido, perché è una evidente presa in giro.
Due. Il Natale non è una festa pagana, non è la festa del Sol Invictus e non è la celebrazione del culto mitraico. È vero che l'imperatore Aureliano tentò di imporre il culto del Sol Invictus come religione ufficiale dello Stato, stabilendo la sua celebrazione il 25 dicembre. Ed è vero che sostanzialmente il cristianesimo si è appropriato della data. Così come si è appropriato delle basiliche (edifici dedicati alla vita pubblica e al commercio) per farne luoghi dove celebrare il proprio culto. Perché il Cristianesimo ha scalzato il paganesimo e soprattutto ha scardinato i culti solari e mitraici che erano i suoi diretti concorrenti. Se io vengo a casa vostra, vi caccio di casa e voi morite di freddo sul marciapiede, non significa che io sono voi, significa che io ho preso il vostro posto e voi siete morti. Quindi a Natale, se non siete credenti, non scrivete mail o post o messaggi su Facebook o sms in cui augurate “buon solstizio d'inverno” o “buon giorno del sole invitto”, che tanto invitto non lo era, evidentemente. No, buon Natale. Fine. Saremo anche senza Dio, ma almeno con il senso del ridicolo.
Tre. Comprendo che l'eccesso di retorica natalizia possa essere fastidioso, ma lo è anche l'eccesso di retorica anti-retorica-natalizia. Lo sappiamo che il Natale è quello che è, mi pare del tutto inutile – ogni anno – ripetere e ripetere che il Natale è consumismo e sentimenti di plastica. Siamo stati tutti alternativi in vita nostra, conosciamo le regole del gioco, ma i giochi sono belli quando durano poco. Il Natale (festa religiosa cristiana) è quello che è e ce lo teniamo così. Forse se ci impegnamo tutti a non rompere le scatole anche in quel giorno, magari qualcosa di buono ne esce. Se avete orrore dei buoni sentimenti un tanto al chilo, passate l'Avvento ed il Natale come un vero cattolico: sono sicuro che sareste accontentati in meno di due giorni. E alla fine sareste disposti a leccare gli stivali del Babbo Natale del centro commerciale pur di poter ascoltare Rudolph the Red Nosed Reindeer.
Quattro. Amici del nord Europa. Provate a comprendere questo fatto, non difficile nella sua essenza. Natale è il 25 dicembre, non il 24. Venti-cinque. Twenty-five. Fünfundzwanzig. Twenty-fem. Vijfentwintig. Sul serio. Non è che ce lo siamo inventati noi, è proprio la religione che ha imposto questa data, ci sono stati Concilii pieni di teologi per stabilire la data. Persino Aureliano aveva stabilito il 25 dicembre come data del Sol Invictus al solo scopo di potersela far rubare dai cristiani. Capisco che la vigilia di Natale (cioè la notte in cui si veglia in attesa della nascita del Figlio di Dio) sia una cosa talmente bella da arrivare a confonderla col Natale medesimo, ma è come non andare a lavorare il venerdì perchè si è molto contenti che il giorno dopo sia sabato.
Cinque. Il Babbo Natale rossovestito e paffuto è un'invenzione della malvagia multinazionale delle bevande assassine. E allora? Intanto, prima c'erano San Nicola o Gesù Bambino, di conseguenza la Coca Cola ci ha salvato da due orrendi simboli cristiani che minavano la laicità dello Stato e bisognerebbe ringraziarla perché ci ha risparmiato una causa alla Corte Europea dei Diritti Umani. Poi, il Babbo Natale rosso è esteticamente più gradevole di un vescovo emaciato e vestito di verde come la muffa del gorgonzola, quindi va bene così che tanto non si torna indietro.
E alla fine, breve compilation natalizia che vuole sottolineare il carattere religioso e cristiano di una festa imposta dallo Stato a tutti quelli che cristiani non sono, ma contro la quale, strano davvero, nessuno protesta. Spero con questo post di non aver leso i diritti umani di alcun lettore. In questo caso consiglio una denunzia alla Corte Europea dei Diritti umani, perché per una semplice Corte di Assise non mi scomodo neanche.