L'almanacco del millennio dopo

Stavo leggiucchiando Cracked.com quando mi sono reso conto che stiamo vivendo un periodo storico particolare. In pratica è passato abbastanza tempo da quando è nata la fantascienza da fare di noi gli uomini del futuro. Viviamo in quel futuro che gli uomini di qualche decennio fa potevano solo immaginare nella fantasia.

Non sono un esperto di fantascienza. Mi pare però che il termine inglese science fiction si più adatto, perché una “scienza di fantasia” è una scienza che non è scienza, mentre una “narrativa di carattere scientifico” rende più l'idea degli intenti degli autori.

Intanto la cosa che trovo interessante è che noi stiamo vivendo il futuro sci-fi a causa dell'effetto “cifra tonda”: se per un qualche motivo il calendario utilizzato in Europa e quindi nelle Americhe non iniziasse dal consolato di Gaio Cesare e Lucio Emilio Paolo oggi saremo magari nel 2763 o giù di lì; come pure se avesse prevalso il calendario ebraico o musulmano, oggi saremmo nel 5770 o nel 1431; e non ci avrebbe filato nessuno. Noi ci ricordiamo per caso cosa sia successo di particolare nel 1632? No (per la cronaca: Willy l'Orbo disegna la sua mappa). Invece nel giro di pochi anni ci siamo trovati prima nel 2000 e poi nel 2010. Ma vogliamo mettere? Non vuol dire niente, ma fa tutto un altro effetto.

L'effetto “cifra tonda” però è stato enormemente amplificato dal fatto che la scienza è nata poco prima dell'anno a cifra tonda. Senza la scienza non potrebbe esistere la fantascienza, che si è trovata ad avere materiale a non finire su cui scrivere proprio a ridosso della cifra tonda. Quando nasce la science fiction si poteva intravedere il 2000 che faceva capolino all'orizzonte, una data troppo lontana per sentirla vicina, ma non così tanto da non poterla immaginare. Il suo valore simbolico era troppo forte per rimanere inascoltato: non cambia solo il decennio, non cambia solo il secolo, cambia l'intero millennio e per di più non siamo nel medioevo quando morivamo di paura, ma siamo felici perché il mondo stava divendeno ogni giorno un posto migliore!

Eccoci qua, allora. Noi uomini del futuro possiamo guardare indietro e dare valutare serenamente cosa pensavano avremmo combinato noi uomini del futuro. È bello notare come non abbiano azzeccato quasi niente. Da un lato fa tenerezza vedere come il futuro rappresentato nel passato ci appaia più simile a quel passato che non al nostro presente, dall'altro salta all'occhio come la fantascienza rappresenti soprattutto i desideri e le paure dei contemporanei in relazione al presente e come sia quindi un ottimo modo per investigare le autorappresentazioni di un determinato periodo storico.

Confesso di non essere un grandissimo amante della sci-fi, proprio per questi motivi. E soprattutto perché mi pare che non comprenda una delle caratteristiche basilari della scienza e della tecnologia moderne: che esse sono nate e si sono sviluppate per risolvere problemi concreti e reali che affliggevano l'umanità. Certo, la sete di conoscenza è un punto fondamentale, ma senza il desiderio di migliorare la propria condizione, l'essere umano non produrrebbe mai tecnologia ad altissimi livelli.

Prendo un esempio classico dell'immaginario fantascientifico: nel 2010 le città saranno intasate di traffico aereo privato e la auto saranno sostituite da piccoli aeromobili a quattro posti che si muovono a decine di metri dal suolo. È sotto gli occhi di tutti che non è andata così, ma perché? Perché non ha alcun senso fare macchine volanti per il trasporto urbano individuale, non risponde ad alcuna esigenza reale. Quale scopo ha creare un velivolo, che consuma moltissimo, per usarlo allo stesso modo di un'automobile, come in Blade Runner? Non dico che non sarebbe divertente per la prima settimana, ma poi? Non è come l'aereo, che elimina tutte le difficoltà di viaggiare via terra o via mare e in più a velocità incredibili.

Però l'idea di avere tutti un bel velivolo a decollo verticale con cui andare a fare la spesa richiama alla mente una tecnologia avanzatissima di un mondo dove in realtà nessuno fa cose banali come andare al supermercato o portare i figli a scuola, ma si guadagna da vivere andando a caccia di robot ribelli, infettando le reti informatiche, vendendo ricordi di vacanze fasulle o viaggiando nel tempo per difendere l'umanità.

Come tutti quelli che cercano di predirre il futuro, anche la sci-fi non predice niente, ma palesa i timori e le speranze di chi la crea. E così, quando leggo le varie previsioni per questo 2010, non mi aspetto certo di sapere in anticipo cosa accadrà; mi limito a curiosare nell'inconscio di chi le formula per scoprirne le paure e i desideri.