Senza crocifisso, senza Berlusconi e poi?

Un giorno stavo parlando con un mio amico francese e, siccome io sono italiano, si è arrivati a parlare di Berluscone. Il mio amico è un ingegnere delle telecomunicazioni, ha insegnato all'università per qualche tempo, prima di lavorare in Germania ha vissuto a lungo in Inghilterra. Tanto per sottolineare che non è il primo babbalone di passaggio, ma una persona dotata di sicura intelligenza. Dicevo, tocchiamo l'argomento Berluscone. Il francese, che si informa e studia, comincia ad enumerarmi tutto quello che B. ha fatto e non ha fatto... il ragazzo è certamente informato. Parla che ti parla, capisco che l'idea di Italia che si è fatto è di un posto come la Francia, solo che c'è Berluscone a rovinare tutto. Se non ci fosse lui, in Italia si starebbe bene. Cerco di fargli capire che è vero che Berluscone è un problema, ma che appunto è un, non il problema. Ma non c'è niente da fare, lui è convinto e cerca di spiegare a me come funzionano le cose nel mio Paese. Dopo un po' lascio perdere, perché capisco che in effetti, a meno di non leggere la stampa filoberlusconiana, tutti gli altri dipingono il Berluscone esattamente a questo modo: come un tumore nato in un corpo altrimenti sano. Berluscone, per il mio amico e per le fonti da cui prende le notizie, è la causa di un male, estirpata la quale il corpo tornerà ad essere sano.

E' lo stesso discorso che si fa per il crocifisso. Eliminiamo il crocifisso dalle scuole, così avremo una scuola migliore e più rispettosa di tutti. Eliminiamo i privilegi fiscali alle curie, così diventeremo un Paese migliore e meno bigotto.

E' questa forma mentis ad essere sbagliata, ed è questo che contestavo nel post precedente. E' il credere che l'Italia faccia schifo per colpa di una causa o due e che sia sufficiente asportarla per farla ritornare com'era (per inciso, è il modo di pensare speculare a quello di leghisti e berlusconiani: in Italia ci sono i comunisti che controllano tutto ma, eliminati loro e messi i nostri, tutto andrà meglio).

Credere questo significa postulare l'esistenza di uno stato primigeneo di naturale bontà, dal quale l'Italia è stata strappata da Berlusconi, dal Vaticano, da Andreotti o da altro a scelta. Il problema è che questo stato di bontà non esiste e non è mai esistito. Il problema è che sembra impossibile parlare di queste cose senza che l'interlocutore si tappi gli orecchi e chiuda gli occhi. E un motivo c'è.

A parte le ovvie e dovute eccezioni, oggi i pubblici sostenitori dello Stato laico tendono a sinistra. Essi cercano in qualche modo di far passare l'idea che l'Italia sia uno Stato di stampo anglosassone, con un codice penale di stampo anglosassone, un sistema elettorale e politico di stampo anglosassone. Questo perché cercano di far proprie tutte le idee dello stato liberale di stampo anglosassone, ma non ne sono capaci, poiché fino all'altro ieri loro o i loro “padri politici” letteralmente sputavano addosso alle idee liberali. Forse in molti lo hanno già dimenticato, forse alcuni lettori più giovani non possono ricordarlo, ma la politica italiana era sostanzialmente divisa tra Democrazia Cristiana da una parte, Socialisti e Comunisti dall'altra. Il tutto innestato su una struttura sociale, politica ed economica fascista. I liberali veri erano pochi, inascoltati e sostanzialmente ininfluenti.

Ciò significa che le due principali e più potenti forze sociali in Italia erano entrambe fortemente avverse ai principi di uno Stato laico e liberale. Lo Stato laico, liberale di matrice anglosassone si fonda sul principio che l'individuo è detentore di diritti inalienabili, tra cui vi è la proprietà, e che lo Stato debba ridurre la propria azione al minimo indispensabile nel regolare i rapporti tra individui, con tutte le conseguenze sul piano economico, giuridico, sociale. Ora, tutto ciò era profondamente inviso ai socialisti (in senso lato) perché contrario alla loro ideologia. Ma ciò era inviso anche ai democristiani, perché la dottrina sociale della Chiesa condanna(va) sì il socialismo, ma altrettanto condannava le idee liberali e capitaliste. Entrambi gli schieramenti, poi, si trovavano a proprio agio perché la struttura portante dello Stato (codice penale, esercito, polizia, scuola...) era fascista, cioè nasceva in un contesto in cui l'individuo era considerato subordinato alla collettività, andando volutamente contro i principi di uno stato liberale anglosassone.

In altre parole: la classe dirigente italiana sopra i 35 anni per tutta la vita ha seguito queste ideologie e non è attrezzata culturalmente per parlare di stato laico o liberale. Non lo è perché dal 1924 in poi essa è stata educata a ritenerlo un male contrario all'interesse generale e in questi 80 anni ha modellato il Paese secondo questa impostazione culturale. Quindi, quando Bersani vi parla di liberalizzare le licenze dei taxi, ricordate che per tutto il resto della sua vita ha predicato l'abolizione delle proprietà privata. Non aggiungiamo altro.

Ciò detto, esiste in Italia un buon numero di persone istruite, con lavori intellettualmente stimolanti, che vorrebbe vivere in un Paese di stampo anglosassone. Questo desiderio è talmente radicato nel loro animo, da impedir loro di vedere quello che altrimenti è sotto gli occhi di tutti: che l'Italia non è uno Stato anglosassone. Poiché l'esperienza fa cortocircuito con la loro idea, cercano di trovare una causa a questo cortocircuito, individuandola in alcuni oggetti specifici, siano essi Berluscone, il crocifisso o altro.

Attenzione, non sto dicendo che queste persone abbiano torto nei principi, sto dicendo che credono talmente tanto in quei principi da confonderli con la realtà, impendendo loro di analizzarla per quello che è. E' una situazione che è sempre esistita in Italia. Una parte della classe dirigente è genuinamente mossa da ottimi intenti, è colta, studia, parla le lingue, si sente cosmopolita e sa prendere quello che di buono arriva dall'estero. Ma soffre di un difetto ancestrale: stare lontana dalla realtà, dalla gente comune e, in ultima istanza, essere incapace di modificare quella realtà. E così non comprende alcuni fatti di per sé molto semplici. Un ottimo esempio di tutto questo è, per limitarci alla cultura pop, Marco Travaglio. Travaglio è un ottimo giornalista, fa benissimo il suo mestiere, ma evidentemente non si rende conto di come sia la realtà italiana. Leggendolo, si capisce che per lui i giudici farebbero bene il loro lavoro, se solo non esistesse qualche politico corrotto; la polizia pure, le leggi e la Costituzione anche. Per Travaglio, almeno da quello che si può capire leggendolo, tolto di mezzo Berluscone e qualche amico suo, l'Italia tornerà ad essere quello che non è mai stata, cioè uno stato in cui il diritto regna sovrano, i torti vengono raddrizzati, i poveri hanno le stesse opportunità dei ricchi e la legge è più forte del più forte. Secondo Travaglio, senza Berluscone l'Italia ridiventerà l'ipotetico stato di diritto anglosassone teorizzato a cavallo tra sette e ottocento da una manciata di filosofi liberali che secondo lui dovrebbe essere, e che quindi è. Ma se anche voi vivete nello stesso Paese di Travaglio, sapete benissimo che non è così. Perchè?

Perché in Italia hanno proliferato fascismo, DC, PCI, CL e le Coop rosse? Perché in Italia la corruzione è il motore che regola i rapporti tra politica ed economia? Perché esiste la mafia? Perché esistono i nepotismi? Perché si trova lavoro solo grazie alla rete di conoscenze e parentele? Perché l'apparato giudiziario e poliziesco è ancora quello già condannato da Manzoni? Perché si insegna la religione cattolica a scuola?

La risposta piacerà a pochi, ma il fatto è che in Italia, nella concezione dei rapporti sociali ed economici, siamo ancora legati al feudalismo. Tutti i perché delle righe precedenti si originano in questo tratto costituente della mentalità italiana. Tutti quelli che sembrano mali, in realtà sono solo il proseguire di una mentalità che in altri Paesi è tramontata da tre secoli.

E non parlo tanto della popolazione in generale. Mi riferisco proprio alla classe dirigente, ai professionisti, agli intellettuali. Sono costoro che giocoforza segnano la direzione che il Paese prenderà. In altri Paesi il modello socio-economico feudale è stato sostituito da quello dello Stato moderno. In Italia no. In Italia si è cercato di sovraimprimere la forma-Stato su un territorio che non voleva né poteva assumerla.

Non è un caso che l'Italia sia stata una grande nazione finché è arrivata la modernità. Finché l'antico regime ha funzionato, ne siamo stati straordinari interpreti. Non gli unici, non direi mai una cosa del genere, ma a lungo l'Italia è stata faro di cultura e civiltà. Quando l'antico regime è crollato ed è stato sconfitto dal nuovo Stato moderno, da una nuova concezione di uomo, di economia, di cultura, l'Italia non ha saputo tenere il passo, ed è rimasta quella di prima in un mondo stravolto.

Mafia, nepotismo, corruzione, superstizione religiosa sono quel che resta dei rapporti socio-economici pre-moderni nel mondo post-industriale (prego notare l'abbondante uso di trattini, che fanno tanto articolo accademico). Dei fossili culturali che non possono interagire attivamente con l'ambiente in cui si trovano. E non è che eliminando il crocifisso dalle scuole o Berluscone dal governo cambierà qualcosa, perché quelli sono solo gli effetti e non la causa dei problemi.

Il problema è avere una classe dirigente profondamente ignorante e tagliata fuori dal mondo. In Italia sforniamo laureati che a malapena sanno leggere e scrivere. Abbiamo medici convinti che la pillola del giorno dopo sia aborto. La maggioranza degli insegnanti italiani non sa usare un computer e si rifiuta di imparare, così come moltissime persone colte si rifiutano di utilizzare dei banali strumenti informatici perché si rifiutano di accettare la modernità. Ci sono schiere e schiere di studenti che vengono allevati secondo i principi educativi gentiliani, secondo cui l'unica cultura buona è la cultura morta. Ecco che abbiamo pochi ingegneri e fisici, ma schiere di umanisti. Almeno, produciamo cultura? No, perché abbiamo una schiera di intellettuali che non vive in questo mondo perché gli fa schifo e quindi non è in grado di produrre cultura, ma solo ripetizione onanistica di poesie scritte 1000 anni fa.

In altri paesi la gente studia perché vuole lavorare da Google o Microsoft, da noi studia per vincere il concorso. In altri paesi la gente studia letteratura e finisce a scrivere sceneggiature per i Soprano, da noi per diventare supplente a vita. E non per sfiga, ma perché da noi chi studia schifa tutto, schifa il moderno, schifa la televisione, schifa la letteratura commerciale, schifa i videogiochi, schifa Facebook, schifa internet, schifa l'economia. E tutto questo principalmente perché è quello che viene loro insegnato. Le conseguenze sono catastrofiche: mentre in altri Paesi le teste migliori vengono cercate e incentivate e vengono utilizzate per creare il mondo circostante, da noi no, è il contrario.

Non credete a quello che scrivo? Massimo Fini ha pubblicato un articolo sul Fatto in cui elogia il feudalesimo, le caste, le gilde, la servitù della gleba e tutti quello che ci va di contorno. Capite? Il feudalesimo, il medioevo vengono proposti come modelli economici di riferimento. Non si tratta di stabilire fanciullescamente se un periodo storico sia stato buono o no, ma di essere convinti che un modello socio-economico superato da 300 anni sia una valida alternativa al presente. Per me è rasentare la follia, a dir poco. E' come cercare di risolvere il problema del traffico cittadino proponendo il ritorno del cavallo.

E' facile capire che in questo contesto Berluscone è solo l'effetto e non la causa; che togliere il crocifisso dalle classi più che far contento qualche mangiapreti non può. C'è un'intera classe dirigente da cambiare. Nel mio piccolo, lo sperimento ogni giorno. Come ho già scritto, lavoro in una azienda internazionale leader del settore, insieme a gente di molte e molte nazioni e dove il turn-over dei lavoratori è relativamente alto. Gli italiani che arrivano fanno impressione anche a me che sono italiano. Non fraintendetemi, sono tutti antiberlusconiani, ci mancherebbe. Salvo poi iniziare a costruire la propria rete di amicizie sul lavoro, quella ragnatela mafiosetta e paracula nella quale entra solo chi dicono loro e dalla quale sono esclusi tutti quelli che potrebbero emergere. Immancabilmente, quelli bravi rimangono poco e sono osteggiati, mentre le capre ammanicate prosperano e si moltiplicano. Nel mio dipartimento, il girone degli infimi, la cosa si fa sentire in maniera leggera, ma già vedo i gironi più alti e la situazione è drammatica. Laureati in lingue che non sanno parlare inglese. Manager che scrivono mail in cui non si capisce cosa vogliano dire. Però per carità, tutti a parlare male di Berluscone in pausa caffè, tutti a prendere in giro i provini del grande fratello, poco importa che loro siano uguali a quelli che prendono in giro.

Perché è facile dare la colpa al Berluscone o al crocefisso; meno facile è fare autocritica e chiedersi se non si sia parte del problema, anziché vittime del sistema.

11 commenti:

essere disgustoso* ha detto...

d'accordo sulla prima parte. berlusconi è UN male: credo dunque che senza berlusconi, sebbene le cose probabilmente andrebbero un po' meglio, si perderebbe meno tempo in chiacchiere sia fuori che dentro il parlamento, staremmo comunque in una valle di lacrime.

per il crocifisso il discorso è lo stesso: non è il male, è un male ma non battersi per risolverlo facendo "no e no" con la testa in riferimento a coloro che hanno preso posizione "perchè così non si risolvono tutti i problemi" lo trovo insensato. o tutto o niente? io so accontentarmi del compromesso ed è quello che cerco: parità.

l'ignavia non è mai cosa buona e giusta e così come non basterebbe l'uscita di berlusconi dalla politica per risollevare l'italia sarebbe comunque un primo passo in una direzione.

vogliamo una politica migliore? forse senza berlusconi sarebbe più facile. sarebbe un piccolo primo passo e certamente non l'unico, ci vorranno anni e anni per far tornare a livelli di decenza il dibattito politico, ma un passo doveroso da compiere nel nome dello scopo prefissato.

stesso discorso per il crocifisso: vogliamo un'italia che non versi 4 miliardi l'anno alla chiesa poichè descrive un privilegio di una religione sulle altre? si dovrebbero toglierli tutti, quei privilegi, a partire dal crocifisso che ne costituisce uno, sebbene sia il più piccolo.

non esiste, non potrebbe esistere un tribunale o una legislazione che dice sì al crocifisso e no agli altri privilegi come non può esistere un buon lessico politico sinchè in parlamento siedono berlusconi, bossi e di pietro. specie per il diritto, una volta presa una strada è difficile tornare indietro.

e i giudici europei (quelli della corte costituzionale europea, almeno) sono la mia ultima speranza dato che, come dici tu, la classe politica italiana vende il culo per compiacere le diverse lobby di potere ma sinchè nessuno s'incazza ed alza la voce non succede nulla.
prendi craxi: tutti sapevano tutto ma qualcuno doveva pur scendere a tirargli quelle monetine dando vita ad una delle pagine più commoventi della rivalsa civile sulla classe politica corrotta.

craxi non era il male assoluto ma un manle ed io avrei preferito stare lì a lanciare monetine piuttosto che stare a casa a scuotere la testa. se si scuote sempre la testa le cose non cambiano mai.

rimane il fatto che quella corte vale quanto il mio parere e, dunque, non cambierà assolutamente nulla ma non ho voglia di perdere la mia capacità d'indignarmi: accettare e mangiare tutta la merda che tirano nel nome del cinismo imperante da uomo vissuto e disilluso non mi va giù, specie per quest'argomento.

e ci puoi scommettere il culo che mi sento vittima: si parla di quattro miliardi di euro l'anno. potrai dire che faccio parte del sistema quando ne erogherò zero e chiederò soldi ai cattolici per privilegi miei.
non riconoscere i privilegi e non schierarsi per non essere parte del sistema vuol dire coprirsi gli occhi e lottare affinchè nulla cambi.

ps
1) su bersani: maddai... che l'abolizione della proprietà privata non l'ha mai predicata neanche togliatti che, anzi, l'ha riconosciuta e santificata nella costituzione. bersani, poi, è cresciuto con berlinguer. guarda che mi stai facendo fare: difendere bersani. in simpatia ma vaffanculo, tommy.
2) su travaglio: non è un ottimo giornalista ma un simpatico (?) paraculo.
3) perdona eventuali errori di grammatica /o ortografia.

Tommy Angelo ha detto...

Due cose soltanto.

1) Come avevo "profeticamente" scritto sul post, non hai affrontato minimamente il succo del discorso, ti sei tappato occhi ed orecchi e hai tirato dritto. Mi parli di Craxi: gli hanno tirato le monete e poi? E poi non è cambiato una mazza di niente. Così come non è cambiata una mazza di niente fucilando Mussolini. Non siamo in un fumetto, dove uccidi il super-villain e felici come prima.

2) Sul comunismo di Bersani, l'avevo scritto apposta perché mi aspettavo la critica. Infatti è vero quello che dici: in Italia i comunisti non volevano il comunismo e i democristiani non volevano essere buoni cristiani. Erano solo l'espressione di una classe dirigente inetta ed ignorante, tenuta in vita da piani Marshall vari e assortiti giusto per evitare che cadessimo in mano nemica. Non a caso tutti i comunisti (e noi avevamo il più grande partito comunista del mondo capitalista) adesso sono liberali e vanno in giro a ciarlare di libero mercato e Stato di diritto: è facile cambiare idea, quando non ne hai avuta nessuna.

essere disgustoso* ha detto...

su craxi si è sbagliato poichè non si è andati sino in fondo.
neanche due anni dopo, se non ricordo male, fanno la legge per il finanziamento (rimborso) dei partiti? monete anche lì.
non siamo riusciti a liberarci dalla corruzione poichè ci siamo liberati del capro espiatorio senza andare avanti ma, anzi, affidandoci ad una classe politica che fatico a definire migliore: abbiamo tirato monetine al corrotto votando poi il corruttore. errori da non ripetere ma, ahimè...

tu invece che avresti fatto, lo avresti lasciato lì, craxi?

rimane il fatto che per l'ennesima volta ti rifiuti di offrire soluzioni se non stare a guardare criticando le posizioni di tutti: parli di buona politica ma, stando ai fatti, in questa occasione ti stai comportando come beppe grillo.
le cose vanno male, questo sbaglia e quest'altro anche. ok, potrei anche darti ragione. ma cosa proponi? lasciare tutto così com'è non è una soluzione.

e devi ancora rispondere alle domande:
-dato che stiamo arrivando al rispetto della costituzione tramite tribunale di ogni sede perchè hai chiamato furto la richiesta del rispetto del diritto?
-siamo in una situazione di equilibrio?
-se sì perchè un'associazione religiosa deve avere più diritti della altre?
-se no, non sarebbe ora di fare qualcosa come farsi valere in tutte le sedi processuali per degli articoli presenti nella costituzione e/o mandare a fanculo quei partiti che non offrono un'alternativa dato che, in parlamento, non è rimasto un solo partito laico se non 4 radicali?
-se in disaccordo con l'ultima, cosa proponi oltra a girarsi i pollici deprecando questa o quella posizione?

Tommy Angelo ha detto...

Mi spiace, ma non hai capito quello che ho scritto. Non ho mai detto che tutto va male e che critico tutto e tutti. Ho fatto l'analisi di un aspetto del mondo in cui viviamo. Giusta? Sbagliata? Contestami quella, nel merito e con argomenti coerenti. Io di Craxi non ho mai parlato.

-dato che stiamo arrivando al rispetto della costituzione tramite tribunale di ogni sede perchè hai chiamato furto la richiesta del rispetto del diritto?

Mi dispiace, ma non posso rispondere di cose che non ho mai né scritto.

se sì perchè un'associazione religiosa deve avere più diritti della altre?

Mai scritta una cosa del genere, quindi non so perché dovrebbe.

non sarebbe ora di fare qualcosa come farsi valere in tutte le sedi processuali per degli articoli presenti nella costituzione e/o mandare a fanculo quei partiti che non offrono un'alternativa dato che, in parlamento, non è rimasto un solo partito laico se non 4 radicali?

Non saprei: se ritieni che andare in tribunale e fanculare i partiti serva alla tua causa, fallo. Vai alla più vicina stazione dei Carabinieri e denuncia quello che ritieni contrario alle leggi e alla Costituzione.


osa proponi oltra a girarsi i pollici deprecando questa o quella posizione?
Preliminarmente, direi: imparare a leggere il pensiero altrui senza imbastirlo di pregiudizi propri.

essere disgustoso* ha detto...

allora fai finta di non capire. non imbastisco pregiudizi: quando pongo domande, a meno che non specificato nelle stesse, non insinuo che tu l'abbia detto ma vorrei togliermi il dubbio di aver capito male.

nel tuo primo commento al post precedente, per esempio, hai detto:
"Ragionare su come un ladro si spartisce il bottino mi pare meno interessante che impedire di farmi rubare."
io l'ho interpretata in un certo modo. se ho sbagliato chiedo scusa ma dimmi cosa volevi dire, allora.

tralasciando che mi è capitato di denunciare per gli stessi motivi della signora finlandese (ma molto peggio dato che addirittura esponevano l'immagine della madonna: più simbolo religioso di così...) riguardo ai tribunali non intendevo portarci i partiti ma sfancularli alle elezioni poichè, nel caso uno volesse motivare il proprio voto con la laicità, non potrebbe farlo dato che i radicali stanno nel pd e le candidature le sceglie il segretario.

rimane il fatto che, ancora una volta, non ho letto proposte risolutive: è facile fare l'intellettualoide analizzando e basta. sporcati anche tu queste mani, da una parte o dall'altra: sei un blogger, non un'istituzione...
e dunque, giuro che questa è l'ultima volta che te lo chiedo e poi arrivederci e grazie, cosa proponi in merito ai privilegi della chiesa?

Tommy Angelo ha detto...

e dunque, giuro che questa è l'ultima volta che te lo chiedo e poi arrivederci e grazie, cosa proponi in merito ai privilegi della chiesa?

Lo stesso che propongo per i privilegi di tutti quelli che vivono di soldi pubblici: chiudere il rubinetto. A tutti, però, che se li chiudi solo a uno non serve a niente.

falecius ha detto...

"In Italia sforniamo laureati che a malapena sanno leggere e scrivere."

Anche i paesi anglosassoni non scherzano, da questo punto di vista.

Sul problema dell'antichità delle nozioni studiate, comincio a temere che si sia passati da un eccesso all'altro, perlomeno in ambito umanistico: gli umanisti in soprannumero non sono certo quelli laureati nelle "difficili" lettere classiche, ma pi nelle "facili" mediazione, SdC, Arti e Spettacolo, "scienze turistiche" (qualunque cosa voglia dire) ecc. Gente che Dante e Virgilio non li vede neanche di sfuggita.

Tommy Angelo ha detto...

Anche i paesi anglosassoni non scherzano, da questo punto di vista.

E' probabile, ma almeno controbilanciano con altri laureati che vivono in questo mondo qui e riescono ad influenzarlo.

Non sto dicendo che all'estero vada tutto bene e tutto funzioni meglio, ma solo che purtroppo in Italia non ci sono meccanismi compensativi a certi pesanti difetti di fondo.


Sul problema dell'antichità delle nozioni studiate, comincio a temere che si sia passati da un eccesso all'altro, perlomeno in ambito umanistico: gli umanisti in soprannumero non sono certo quelli laureati nelle "difficili" lettere classiche, ma pi nelle "facili" mediazione, SdC, Arti e Spettacolo, "scienze turistiche" (qualunque cosa voglia dire) ecc. Gente che Dante e Virgilio non li vede neanche di sfuggita.

Più che l'antichità in senso cronologico, è proprio il concetto di "morto" che volevo sottolineare: il fatto che in Italia esista una certa tendenza a non considerare degno di attenzione quello che non sia l'ombra sbiadita della cultura precedente mi pare favorire il costante allontanamento delle teste pensanti dal mondo moderno, lasciando così "campo aperto" alle capre.

Credo poi sarebbe bello che un giorno si arrivasse a concepire gli studi umanistici come "tecnici": se io sono un filologo dovrei essere considerato un tecnico del mio campo, come uno storico, come un ingegnere o un informatico.

Invece abbiamo questa idea degli studi umanistici tipo 7-800, quando essi erano più il riflesso delle ideologie dello studioso che uno studio vero e proprio.

Anche così si lascia spazio ai cialtroni, che evitano di studiare le poche cose difficili e si buttano sulle cagatine organizzate per racimolare fondi e pagare gli stipendi.

Così ci troviamo le facoltà di lettere, che dovrebbero essere "naturalmente" seguite da pochi studenti, inondate da ragazzi che non dovrebbero stare lì, perché non è quello che stanno cercando.

Ma tant'è, più che lamentarsi che si può fare?

Attila ha detto...

Condivido la quasi totalità del post. Il quasi è riferito a Travaglio "liberale": uno che si fa accusatore giudice e giuria da solo tralasciando tutto quanto non rientri nell'ambito accusatorio favorevole può essere definito in qualsiasi modo ma liberale mi sembra una visibile forzatura.

Cordialità

Attila

Uriel ha detto...

Scusami tanto, ma avrei una piccola obiezione da farti. Diciamo che io NON voglia vivere in uno stati liberale anglosassone.

Voglio dire, magari mi piace qualche idea dello stato liberale anglosassone, ma non voglio viverci. Avro' diritto a dirlo? Posso pensare che alcune caratteristiche di quello che definisci medioevo e che io definirei "umanesimo" mi piacciano e vorrei preservarle, persino contro la prescrizione dello stato liberale anglosassone come "miglior mondo possibile"?

In questo caso, sono dalla parte del torto o semplicemente ho in mente una societa' diversa da quella che hai in mente tu?

Tommy Angelo ha detto...

Non ho mai scritto che l'Italia debba essere un paese anglosassone. Ho scritto che molti vorrebbero che lo fosse.

Ho scritto che non lo sarà probabilmente mai, ma non ho scritto che questo è male, mi sono limitato a fare una considerazione.

Non ho mai definito l'Italia medioevo, ho scritto che c'è gente che vorrebbe tornare al medioevo. Purtroppo non è colpa mia se c'è qualcuno che vuole tornare al medioevo. Mi limito a prendere atto.

Soprattutto non mi è nemmeno passato per la testa di ritenere uno stato anglosassone il miglior mondo possibile.

Come dici sempre tu, rispondo di quello che scrivo, non di quello che ci leggono gli altri...

Posso aver omesso di specificare cosa piacerebbe a me, ma siccome non avevo intenzione di farlo, non l'ho specificato.

(in ogni caso quando si parla di stato i tuoi desideri non contano niente: lo Stato è quello che è, al massimo devi emigrare in uno che ti aggrada.)