Non capisco se sia la mia donna, le donne tedesche o le donne in generale, ma... non c'è modo di spiegarle che un lavoro manuale fatto bene richiede il soddisfacimento di due condizioni: l'esecuzione del lavoro stesso e l'emissione a mezza voce, facendo sibilare il fiato tra denti, palato e lingua, di violentissime espressioni blasfeme accompagnate da osceni riferimenti all'apparato riproduttivo sia maschile che femminile, nonché all'ultimo tratto dell'apparato digerente e i suoi prodotti.
Non si tratta di voler male alla religione, né di sessismo verso le donne né di odio verso i propri amici maschi, è che bisogna far così. Magari per piantare un chiodo no, ma per esempio – parlo per esperienza – se volete sistemare il carburatore di una Vespa o far combaciare i pezzi della carenatura di una moto e non lasciate esalare le imprecazioni di cui sopra, non ci sarà verso di riuscire. Lo stesso vale per i lavori di carpenteria, muratura e falegnameria, nonché per riparare biciclette e affini. Ed infatti, quando qualcuno vi chiede quanto è difficile fare la tal cosa e cosa bisogna fare, non dovete mai esimervi dal riferire anche la quantità di imprecazioni.
Ora, è chiaro che se lei viene a parlarmi mentre sto lavorando in casa, l'unica cosa che sentirà in risposta saranno le suddette. Siccome la lingua tedesca non permette di smoccolare, o si becca la versione originale (per lei incomprensibile) oppure una povera traduzione in inglese, che però non rende. Quello che non si riesce a far comprendere né a lei né sembra a qualsiasi altro abitante del nord Europa è che non sono insulti a lei, ma strumenti di lavoro. Non sono incazzato, sto lavorando.
Poveri, poveri nordici: mi chiedo come possano montare un divano dell'Ikea senza gli strumenti adeguati. Dev'essere snervante.