Resistere alla retorica


Nei commenti al post precedente sulla Resistenza, un lettore mi ha fatto notare come non sia giusto prendere in giro la Resistenza, come non sia giusto parlare di cose che non si conoscono e di come sia giusto mantenere viva la memoria di periodi storici che non si sono mai chiusi (stiamo vivendo ancora sotto il fascimo, travestitio da PdL).
Sulla questione di non conoscere, non è mio compito giudicare me stesso, ma di certo, non essendo uno storico professionista specializzato nello studio della Resistenza, mi considero meno che un esperto. Tuttavia, se vengo giudicato in questo modo, mi sento in diritto di applicare lo stesso metro a chi m'ha cucito addosso l'impietoso giudizio.
Partiamo dalla fine: oggi siamo in pieno fascismo. Dire una cosa del genere dimostra la propria non conoscenza né del periodo storico in questione né di quello presente. Innanzitutto perché parlare di un generico fascimo non ha senso. È esistito il fascismo delle origini, c'è stato il fascismo al potere dei primi anni, c'è stato il fascimo alleato dei tedeschi e il fascismo in guerra. E faccio solo un riassunto per sommi capi.
Se volessimo paragonare l'attuale maggioranza parlamentare ad una fase del fascismo, difficilmente potremmo accostarla all'ultimo fascismo, quello che la Resistenza ha contribuito a far cadere. Si era in guerra, c'erano le colonie, stavamo perdendo, al fronte i soldati contadini morivano come mosche, senza senso. Dopo il '43, cioè quando la Resistenza si fece effettiva, il fascismo praticamente non esisteva più: l'Italia era spaccata in due e occupata da due eserciti stranieri. Oggi la situazione non è quella e non credo ci sia bisogno di discuterne.
Così come la situazione odierna non è paragonabile a quella dell'avvento del fascismo. Allora l'Italia (come molte parti dell'Europa) era in fermento. La Grande Guerra fu, oltre che un bagno di sangue spaventoso, uno sconvolgimento sociale, politico ed economico che non ha più avuto paragoni negli anni a venire. Si respirava odore di rivoluzione, i contadini e gli operai erano reduci di guerra, sapevano sparare e volevano sparare. La polizia sparava e i fascisti sparavano. Si voleva “fare come in Russia” e la sinistra non era un comitato d'affari come oggi, era fatta di socialisti che cominciavano ad avere numeri importanti in Parlamento e anarchici che si preparavano attivamente per sovvertire l'ordine costituito. Era un tempo in cui un poeta poteva radunare intorno a sé abbastanza gente in armi da conquistare e occupare una città. Probabilmente è stata l'unica volta in cui in Italia i ricchi hanno avuto paura della plebe. Questo è il clima in cui si è affermato il fascismo. Se qualcuno ha voglia di paragonare le due situazioni, è libero di farlo. Ma non mi pare il caso.
Resta il fascismo di governo, ma ancora trovo difficile paragonare le due situazioni: era un'Italia così diversa sotto ogni punto di vista da rendere difficile un paragone serio.
Quindi, stabilito che il livello di “non conoscenza” storica di entrambe le parti sia equiparabile, proviamo ad andare avanti.
La Resistenza è morta il 26 aprile 1945. La tomba è stata profanata il 2 giugno del 1946 e da allora non c'è stato giorno in cui non ci abbiano pisciato sopra. È morta soprattutto per mano dei due grandi partiti di allora, il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana. I partigiani non erano certo andati sui monti per scegliere se diventare i burattini della Russia o degli Usa. Volevano un'Italia diversa da quella che avevano visto, ma non è andata così. Siamo diventati un protettorato americano e ci è andata bene: potevamo fare la fine dell'Ungheria (o anche della Grecia, se dobbiamo dirla tutta). Ci siamo barcamenati con destrezza e ne siamo usciti relativamente bene.
Ma dobbiamo ricordare che il partito che ha sempre preteso di rappresentare la Resistenza, il PCI, era tanto lontano dalle idee politiche dei partigiani quanto lo era la DC. I partigiani non avevano certo combattuto per far andare al potere un partito dedito al soffocamento delle libertà, al conformismo, bigotto e bolso come i democristiani amici suoi.
E qui arriviamo al punto. Perché la Resistenza è stata trasformata in retorica dal nuovo Stato repubblicano. E nel momento in cui l'ha trasformata in retorica, l'ha uccisa. E il PCI si è appropriato di quella retorica, volendo far credere di essere stato l'unico interprete della Resistenza. E c'è riuscito, infatti oggi i mufloni ignoranti che scrivono sui giornali, o siedono su qualche poltrona, o tutt'e due, criticano la Resistenza per criticare la sinistra e insultano la sinistra per insultare la Resistenza. Ma non è colpa di quei poveri disadattati che con un diploma in enologia e una carriera da PR in discoteca si son trovati ministri; è colpa di chi per 50 anni ha fatto finta di essere dalla parte dei partigiani e ha voluto spacciarsi per erede e continuatore della loro opera.
Ed è amaramente ironico, perché a leggere i racconti di chi il partigiano l'ha fatto, è chiarissima la volontà di abbattere ogni retorica, di ripartire senza autocelebrazioni e autoesaltazioni. Ma invece sono stati inascoltati anche in questo, purtroppo.
Per quanto riguarda i ventenni che diventano partigiani oggi, il problema non è certo che aiutino qualche reduce a salire sul palco o che organizzino il coro delle mondine. Anche io conosco i canti degli alpini e se mi capita canto Sul ponte di Perati, ma non faccio finta di essere un reduce della campagna di Grecia. E soprattutto, non vivo nella paranoia di essere sul Don con i russi che mi vogliono far secco. Ma questo non sarebbe ancora il problema, il problema è che quelli che pensano di essere in pieno fascismo sono talmente accecati dalla loro retorica da arrivare a sostenere la parte politica che più di tutte ha agito contro i principi della Resistenza: la sinistra.
Che, una volta scrollatasi maldestramente di dosso i drappi rossi falcemartellati, ha dato il via ad una serie di attacchi militari e occupazioni di Stati sovrani che sono l'unica cosa che possa in qualche modo ricordare il fascismo (cioè, non lo ricorda, ma se proprio dobbiamo fare delle analogie...).
Poi si potrebbe parlare a lungo di questo curioso fenomeno: del perché si dedica passione e fatica a combattere una cosa che non esiste. Perché se qualcuno paragona il PdL al PNF, mi dispiace, ma non ha idea di cosa fosse il fascismo, né alle origini né al governo. Confonde la storia con la memoria, e mescola i ricordi personali con una effettiva conoscenza di quel periodo.
Io nutro il massimo rispetto per chi, di fronte al disastro e alla guerra, ha deciso di prendere le armi per cercare di costruire un mondo migliore. Mi rammarico che non sia stato sufficiente, perché poi i fascisti sono rimasti dov'erano e tutti coloro che dal fascismo avevano tratto vantaggio non sono stati tolti in massa dall'apparato pubblico come doveva essere fatto. Mi fa male pensare che i partigiani siano morti per aprire la strada al PCI e alla DC, che si sono trasformate nell'orripilante caleidoscopio di ignoranza, stupidità e volgarità che chiamiamo “politica”.
Ma non prendo sul serio chi va ad ascoltare le parole di un vecchio novantenne che fa fatica a camminare: le sue scelte di 70 anni fa non lo rendono infallibile, nemmeno quando parla ex cathedra, e se pensa di essere governato dal fascismo, mi dispiace ma sbaglia. Non prendo sul serio chi si iscrive all'ANPI, perché manca di rispetto a chi ha sofferto sul serio sui monti. Non prendo sul serio chi chiama “fascista” qualunque cosa si muova. Non prendo sul serio chi, pur non sapendo, accusa me di non sapere.
Non prendo sul serio tutti gli antifascisti con le bandierine che cantano Bella ciao, perché non siete diversi da me: siete dei poveri sfigati come me, che non contano un cazzo come me, che sono nati in mezzo agli agi e con la pancia piena come me, e che possono permettersi il lusso di fare gli antifascisti senza fascismo perché tanto non c'è nessun fascismo nei dintorni. Se ci fossero le squadracce come negli anni '20, se ci fossero le SS come nel '43-'44, sareste tutti nascosti e probabilmente fareste come i socialisti negli anni '20: stareste buoni ed allineati alla linea del partito, che a parole incitava alla rivoluzione e nei fatti fermava ogni più piccolo sussulto di protesta. “Pompieri” li chiamavano. E lascereste quei pochi che avevano deciso di fermare le Camice Nere con la forza abbandonati a loro stessi, perché non erano sufficientemente ortodossi e proni ai voleri dei capi partito. E ci regalereste altri ventanni di dittatura.
Conosco gli antifascisti di vent'anni e conosco la retorica bolsa che si portano dietro. E non mancherò mai di fare dell'ironia su costoro.